In che senso?

Viaggiare è una perfetta una terapia d’urto per risvegliare sensi intorpiditi, quando tutto ci sembra piatto e poco interessante.

Per interpellare il gusto non c’è nemmeno bisogno di andare lontano.

È un percorso che parte semplicemente con le materie prime, quelle che non hanno attraversato centinaia di chilometri per raggiungere gli scaffali, il pranzo che inizia con il salame del piccolo produttore del paese e finisce con una crostata preparata con le pesche delle piante dell’orto. Le culture differenti, che sia andando lontano o incontrandole sotto casa, lo solleticando offrendo spezie, consistenze, prodotti che non gli sono familiari.

L’olfatto l’ho scoperto alla prima vacanza in moto.

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Un grande futuro dietro alle spalle

La strada che lascia Puno costeggia il lago e prosegue in un falsopiano infinito. Sembra impossibile, ma saliamo ancora. Dopo i primi giorni l’altitudine non bussa più con il costante mal di testa sperimentato nel Salar di Uyuni, ma unendosi all’andatura dondolante dell’autobus ad un certo punto mi fa assopire. Apro gli occhi in una valle ampia, con vette imponenti che osservano dall’alto, coronate dalle nuvole che si stanno raggruppando. Case isolate, mandrie di vacche al pascolo. Le rotaie del treno sembrano giocare con la strada, abbracciandola e inseguendola, ora da un lato ora dall’altro. Un villaggio più grande, è domenica, un minuscolo mercato. Ogni tanto qualcuno che cammina, lungo l’asfalto o lungo la ferrovia.

Chissà da dove arriva, chissà dove è diretto.

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L’invenzione di una storia

Ho visitato le Isole Uros.

Islas Flotantes, costruite artificialmente da questa popolazione in fuga dai Colla e poi dagli Inca, che li volevano assoggettare. Parecchio litigiosi, questi popoli andini. Mi pare si guardino in cagnesco anche oggi, molto fieri della propria patria e spesso con qualcosa da recriminare nei confronti dei vicini. Sia come sia, gli Uros hanno sfruttato le totoras, le canne che crescono abbondanti in questa parte del Titicaca, e si sono inventati lo spazio in cui stare. Il proprio posto nel mondo.

Lo sapevo, che era una gita da turismo mordi e fuggi.

Arrivi in una delle tante barche che fanno la spola dal porto turistico di Puno. Scendi con passo malfermo sugli strati di canne fresche, che vengono via via accumulate per garantire lo spazio di ciascuna micro comunità familiare. Ascolti la dimostrazione di come ogni isola è stata costruita da zero. Per finire, proposta di rito di prodotti di artigianato da portare a casa come ricordo.

Lo sapevo, e sono andata lo stesso.

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Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Bookcoaching Torino

Saliamo al quinto piano, giornata torrida, è inevitabile sentirsi di nuovo a scuola, in quei giorni sospesi che precedono le vacanze estive. Quelli che non sono più vere e proprie lezioni, non sono ancora libertà assoluta. Mi siedo in un banco in fondo. Osservo. Ognuno dei partecipanti con i propri libri e quaderni, ordinati o alla rinfusa, gli appunti, le risate, un gruppo che ha fatto un percorso insieme.

Arrivo all’ultimo degli incontri di Bookcoaching ospitato da Equi.Libri in Corvetto e dedicati alle Chiavi delle Felicità, ma ho seguito il percorso di Francesca e Flavia quasi dall’inizio, da quando un anno e mezzo fa si sono incontrate e poi, un po’ per caso e sempre più per scelta, hanno iniziato a costruire il loro progetto. Leggi tutto “Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Bookcoaching Torino”

Dieci cose che (non) ho imparato in dieci giorni in Giappone


Pranzo con un’amica che non vedevo da qualche settimana. Ci corriamo incontro e ci abbracciamo ridendo. Mi dice che la colpisce il mio sguardo, al tempo stesso pieno di pace e spalancato su quello che sta per succedere.

L’ho trovato un complimento magnifico. Che cattura tanto di quello che mi ha regalato l’esperienza del Giappone.

Sfogliando le pagine del mio diario di viaggio, mi sono resa conto che pagina dopo pagina ho collezionato istantanee altalenanti tra ammirazione e perplessità. Sensazioni spesso concentrate addirittura in un unico momento. E ancora più accentuate dal fatto che, pur essendo a migliaia di chilometri da casa, al primo impatto le similitudini del modo di vivere sembravano essere molto più forti delle differenze: gli stessi palazzi e le stesse strade affollate, la stessa fretta e le stesse vetrine di una qualsiasi città occidentale.

Ma, svelandosi poco alla volta, il Giappone mi ha regalato la possibilità di stupirmi, interrogarmi, allenarmi alla modalità che favorisce maggiormente la reale comprensione – la sospensione del giudizio.

Ecco quindi una lista molto incompleta e molto imperfetta delle cose che (non) ho capito in questo viaggio.

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La valigia perfetta per un viaggio di primavera

Wanderlust

Il viaggio inzia quando tiro fuori dall’armadio lo zaino. L’ho comprato dieci anni (e molti ricordi) fa, la prima volta che sono partita veramente sola. La prima volta che ho provato a camminare sulle mie gambe (in ogni senso). Ed ho scoperto che in fondo ne ero capace.

Forse anche per questo, mentre ciclicamente svuoto armadio e cassetti eliminando senza pietà tutto quello che non è strettamente necessario, da questo zaino ormai malandato e che ha bisogno di continui rattoppi non riesco ancora a staccarmi.
Mi piace il rito di aprire i cassetti e scegliere ciò che porterò con me. L’essenzialità di limitarmi al carico che posso portare sulle spalle. Così, se ogni viaggio prende vita quando scelgo una meta, e cresce mentre mi organizzo per mettere in pausa le attività di tutti i giorni, sembra finalmente concretizzarsi negli oggetti che mi accompagneranno. Leggi tutto “La valigia perfetta per un viaggio di primavera”

Storia del coniglio di pezza che voleva essere vero

 

“Cosa significa essere VERO?” Chiede il Coniglietto di Velluto al Cavallo di Cuoio. (…) “Vero non è come sei fatto, è una cosa che ti succede.” “E fa male?” incalza il Coniglietto. “Sì, un po’,” deve ammettere il Cavallo, “ma quando sei VERO, in fondo non ti importa molto se fa male.”

 

Lo scorso anno, iniziando il tirocinio in coaching, sono stata travolta dalla sensazione di non essere pienamente all’altezza della situazione, andando quindi ad approfondire in maniera un po’ disordinata e affannosa ogni argomento che emergeva nei percorsi che mi trovavo a seguire.

E proprio in una di queste ricerche un po’ disorganizzate ho incontrato per la prima volta la teoria dell’agilità emozionale, citata in un articolo della Harvard Business Review che non c’entrava granché con il tema su cui stavo ragionando in quel momento, ma che mi ha subito conquistato.

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Another turning point, a fork stuck in the road

..so make the best of this test and don’t ask why/ it’s not a question but a lesson learned in time…

A fine 2014, ho deciso di cambiare lavoro.

Come nelle migliori storie, ero arrivata in azienda in modo del tutto fortuito. Avevo accompagnato mio fratello a fare un colloquio in un’agenzia per il lavoro e mi ero trovata, una settimana dopo, seduta dall’altra parte della scrivania. Nel settore erano anni pionieristici, in cui si poteva mettere alla prova una persona che, come me, di colloqui ne aveva fatti ben pochi, e tutti come candidata. Ma sono sempre stata sveglia e testarda, e loro avevano bisogno di qualcuno che occupasse immediatamente quel posto vuoto. E così, in qualche modo, ci siamo buttati entrambi. E ce l’abbiamo fatta.

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I have not failed. I’ve just found 10,000 ways that won’t work — Thomas Edison

Sulla teoria siamo tutti ferrati. E’ quando si passa alla pratica che le cose si fanno un po’ più complicate.

Buoni propositi? Certo!

Uscire dalla comfort zone? Come no!!

Darmi la possibilità di fallire? Sì, eccomi, pronta… vabbe’, insomma, parliamone… da dove si parte?!?

In realtà, sull’argomento “buoni propositi” l’opzione fallimento è parecchio gettonata. Mangio sano, vado in palestra, inizio a risparmiare, smetto di fumare! Ed entro fine gennaio o poco oltre tutti questi obiettivi che il primo dell’anno sembravano così chiari, quasi scontati, sono già finiti nel dimenticatoio. Anzi, ormai è tutto un fiorire di commenti del “perchè i buoni propositi sono destinati a naufragare miseramente”, dettagliate spiegazioni che ci investono prima ancora che questi benedetti obiettivi siano stati definiti.

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