Esercizi per tenere il tempo

Sentiero del Viandante: Esercizi per tenere il tempo e scoprire il proprio ritmo

Ho aperto gli occhi e dalla vetrata senza tende ho visto che il sole stava sorgendo su quella che si preannunciava una giornata di luce perfetta. Ho infilato le scarpe da trail e chiuso fino al collo la cerniera della giacca, anche se non ce n’era bisogno perché la temperatura era quasi primaverile. Non conoscevo il percorso e non avevo previsto di affrontarlo proprio quel giorno, ma avevo tutto il tempo per farlo. Senza troppi pensieri, senza troppe domande.

A volte ti svegli ed è semplicemente “il momento giusto per“. 

Anche se è il 24 dicembre, e una lunga camminata non è l’attività che ti aspetti in una giornata così. Ma a dirla tutta, non c’era molto di consueto in questa vigilia di Natale: sola, nella casa che per dieci anni è stata di mia sorella (la quale però nel frattempo è emigrata dall’altra parte del mondo), con in testa l’idea improvvisa di percorrere un sentiero che è sempre stato lì e che, come molte cose che abbiamo sempre sotto gli occhi, avevo sempre rimandato

In fondo stare a casa è solo un modo diverso di viaggiare.

Lo racconta molto meglio di me, nel suo TED Talk intitolato The Art of stillness, Pico Iyer, scrittore e viaggiatore, uno che nella vita ha avuto la possibilità di vedere e raccontare la bellezza di luoghi, istanti, incontri. Ma che ben presto si rende conto che

Nessun luogo è magico senza portarci lo sguardo giusto. […] E ho scoperto che il modo migliore per sviluppare uno sguardo più attento e riconoscente era, stranamente, non andare da nessuna parte, restare “fermo”  […] è restando fermi che molti di noi ottengono quello che desiderano e hanno bisogno nelle nostre vite accelerate: una pausa. 

Stare ferma è qualcosa che mi attrae e mi respinge insieme. Fatico a rallentare, non ho ancora capito se per indole o perché temo mi possa talmente piacere da non essere più capace di ripartire. Negli anni ho affinato la capacità di pianificare, mettermi all’opera, esercitare la disciplina per raggiungere un risultato. Cose bellissime, ma che se portate all’eccesso ti fanno perdere l’altro lato della bilancia, la capacità di percepire il tuo ritmo personale, che resta travolto nella velocità del fluire del tempo in cui sei inserito. 

Quella mattina non è stata la testa a guidare, ma il corpo. E il mio corpo aveva bisogno di stare fermo a modo suo, nel tempo del camminare.

Non so a cosa ho pensato, in quelle cinque ore. Sentieri erbosi e strade acciottolate che attraversano agglomerati di poche case, un bosco in cui i raggi del sole giocano a creare chiaroscuri con le foglie, il blu del lago pennellato dal bianco delle onde. L’assenza dei rumori della città che lascia spazio ad altre voci, a fruscii tra gli arbusti, al vento che accarezza e scuote i rami, al gorgogliare di un ruscello.

Prenderci tempo, prenderci spazio, porta sempre con sé un sottile senso di colpa: ma è un’ennesima declinazione del guardare a ciò che manca, invece che a ciò che c’è.

Le email a cui non stiamo rispondendo, le persone con cui non siamo, le attività che non stiamo facendo. Ci sentiamo egoisti, perché pensiamo a quello che potremmo fare invece di stare seduti su una panchina al sole, sdraiati in un prato, in marcia su un sentiero che nemmeno conosciamo.

“Ma non appena sono in un luogo di vera pace, mi rendo conto che è solo andando lì che avrò qualcosa di nuovo, creativo o gioioso da condividere. Altrimenti, sto solo imponendo loro il mio sfinimento, o la mia distrazione, che non è assolutamente un bene.”

Camminavo chiedendomi quanto il sentiero sarebbe spianato dopo la salita, aspettando la vista dopo quella curva, concentrandomi sul prossimo gradino della scala. Camminavo sentendo la fame e la sete che non avevo niente per alleviare, pensando che avevo comunque tutto quello che serve per andare: le mie gambe, la curiosità di scoprire (e forse quel pizzico di incoscienza di essere sola senza che nessuno sapesse esattamente dove). 

Camminavo e diventavo la versione migliore che posso, lasciando andare la stanchezza, la tensione, i pensieri.

“Il camminatore è l’unico padrone del suo tempo: decide il ritmo con cui avanzare, si ferma a suo piacimento per osservare […]. Non si tratta più di essere presi dal tempo, ma di prendersi il proprio tempo. L’atto di camminare è per questo una sovversione radicale. […] Il tempo diventa la misura del corpo.” (Camminare, David Le Breton)

Camminavo e semplicemente ero.

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