Guida minima per il collezionista di parole: Coraggio (e paura)

ponte sospeso coraggio paura

Ricordo esattamente il momento in cui ho capito che non mi sarei seduta nuovamente alla scrivania che mi aspettava nel mio ufficio, a Milano. Come se in un attimo fosse diventato tutto chiaro, come se fossero spariti per magia tutti i dubbi.

All’improvviso avevo il coraggio di farlo.

Ero partita presto, con un minibus che da Huaraz mi aveva portato all’ingresso del Parco Nazionale Huascarán. Non avrei dovuto nemmeno arrivarci, in questa zona non completamente fuori dalle rotte, ma nemmeno nel cosiddetto gringo trail battuto dal turismo mordi e fuggi. Ma il Peru mi aveva conquistato e volevo scoprirlo anche e soprattutto nelle sue regioni meno note e celebrate. Avevo seguito quello che mi serviva, non quello che avevo programmato.

Il sentiero che mi ero lasciata alle spalle era lungo solo pochi chilometri ma si arrampicava ben oltre i 4000 metri. Ci avevo messo due ore abbondanti a raggiungere questo specchio di un perfetto colore turchese. E lì, stretta nel piumino e nel kway e in tutti gli strati che mi ero messa addosso per proteggermi dal vento e dalla pioggia che si alternavano a sprazzi di sole, ho capito che ero io.

Sì, la persona che era arrivata fino a lì ero proprio io.

E ci ero arrivata perché un giorno avevo deciso di comprare un biglietto per Buenos Aires, avevo chiesto un periodo di aspettativa, avevo messo nello zaino tutto ciò che mi avrebbe accompagnato per i successivi tre mesi ed ero partita.

Ma cos’è la paura?

La paura è inevitabile: è una delle cosiddette emozioni primarie, quelle comuni a tutti gli esseri umani e a tutte le epoche, al di là di storia e cultura. Fisiologicamente è la risposta alla percezione di una situazione di pericolo, che da un lato ci predispone alla reazione (di attacco o fuga) e dall’altro permette la condivisione dell’informazione con gli altri membri del gruppo, perché possano accorrere in aiuto o mettersi a loro volta in salvo.

Il fatto è che oggi questa paura legata all’istinto di sopravvivenza si è sovrapposta e mescolata ad altre, derivate da situazioni in cui siamo ben lontani dal mettere a repentaglio la nostra vita. La paura si impara, si assorbe, ce la ritroviamo nei pensieri e nei comportamenti senza nemmeno rendercene conto.

Abbiamo paura oggi per quello che ci è stato raccontato ieri. 

Superare la paura (e scoprire cosa c’è dopo)

Le emozioni mi affascinano, come ogni cosa che mi rendo conto di conoscere e comprendere solo parzialmente. Sarà che sono ancora la bambina che ha bisogno di capire il perché delle cose. E sono conquistata dalla diversa percezione che possiamo avere della stessa situazione.

Quando mi chiedono come trovo il coraggio di partire da sola, rispondo che per me è coraggioso chi decide di aprire un mutuo per comprare casa.

Il coraggio non è fatto di cose eclatanti. E, soprattutto, coraggio non è l’assenza di paura. In inglese il termine che viene utilizzato in questo caso è fearless. Trovo racconti perfettamente come possiamo coltivare la nostra capacità di spingerci oltre. Non dobbiamo eliminare la paura ma imparare ad avere un po’ meno paura.

Fear less.

Un passo alla volta, un gesto alla volta.

Mi sono sempre sentita una viaggiatrice: da bambina volevo fare il pilota d’aereo e immaginavo di partire per il giro del mondo. Seduta su quel masso levigato mi sono all’improvviso resa conto di una cosa.

Non avevo mai fatto un lungo viaggio perché non lo avevo mai chiesto.

Niente di più, niente di meno.

Troppo spesso teniamo per noi le domande coraggiose, perché chiedere è un modo di esporsi. Abbiamo il timore del rifiuto e crediamo di proteggerci restando chiusi nelle nostre certezze. Senza renderci conto che in questo modo non corriamo il rischio che qualcuno ci dica di no. Ce lo diciamo da soli.

Coraggio è direi di sì a noi stessi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.