La creatività di ripensare il futuro

Ormai ci è chiaro che la forza di volontà porta solo fino a un certo punto, se dietro non c’è un forte perché. Quando ho deciso di lasciare il ruolo in azienda, ma mia motivazione era piuttosto evidente. Cercavo libertà di movimento. Intesa in senso fisico, nella scelta del quando e del dove, del tempo e dello spazio da dedicare al lavoro. Ma, forse ancora di più, intesa come libertà di pensiero, di poter immaginare qualcosa di mio, di costruirlo da zero, di sviluppare progetti per esprimere le mie idee, il  mio punto di vista, la mia creatività

Volevo creare qualcosa che non esisteva, vedere l’impatto che potevo portare attorno a me, il cambiamento a cui potevo contribuire.

Era la prima volta che pensavo seriamente a me stessa come un progetto. Che necessita del giusto tempo, della giusta prospettiva. Come in un viaggio ho cercato di studiare in anticipo il paesaggio in cui mi sarei mossa, per essere preparata senza irrigidirmi in un itinerario troppo stringente, pronta a rimboccarmi le maniche per affrontare gli imprevisti.

Avevo previsto l’entusiasmo e gli ostacoli, le vittorie e le battute di arresto. Credevo che la paura sarebbe stata bilanciata dalla felicità di esprimersi, dall’orgoglio di indirizzare la propria strada, seppur accidentata.

Tanto per cambiare, l’avevo fatta un po’ troppo facile, e mi ero dimenticata qualche pezzo.

Non avevo messo in conto che più che aiutare a superare la paura, molto spesso la creatività è lei stessa fonte di paura.

Il timore, o quanto meno il sospetto rispetto alla creatività, non dovrebbe sorprendere più di tanto. Come tanti anche io sono cresciuta pensando che il talento sia solo di pochi e che per tutti gli altri la creatività sia poco più di un gioco per cui non vale la pena perdere tempo, come ci ricorda Julia Cameron nel suo libro La Via dell’Artista, che propone appunto un percorso pratico per recuperare la creatività che abbiamo messo in un angolo.

I bambini disegnano, cantano e ballano senza preoccuparsi del risultato. Da grandi impariamo a misurare, e troppo spesso ci convinciamo che solo il valore assegnato dall’esterno dia senso e legittimità a ciò che facciamo. Così la creatività, che espone alla paura di essere giudicati, di non essere abbastanza bravi, di rendersi ridicoli, di esporre le proprie emozioni e non vederle riconosciute, o accolte, diventa un bel fardello.

Di questi tempi, anche più del solito.

Perché la vera creatività, quella da mettere in atto al di là della porta della sala d’attesa, sarà creare un nuovo mondo. Per lo meno, il nostro nuovo mondo.

(e dici poco)

Non mi sento e non credo sarò mai un’artista nel senso classico della parola, ma la curiosità di creare, che mi ha chiamato a cambiare vita tre anni fa, è parte di me. Da un lato scalpita e cerca una voce per esprimersi, riempie fogli di idee e prospettive. Dall’altra si nasconde perché, appunto, ha paura. Se le dice da sola, le frasi che non vorrebbe sentirsi dire da altri. 

Chi ti credi di essere? Tutto qui? Mi aspettavo qualcosa di meglio, non interessa a nessuno, è stupido e banale.

Stavolta, però, fuori dalla porta c’è uno spazio bianco.

Dopo settimane in cui il vizio di tenermi impegnata è arrivato al culmine e poi è crollato, mi guardo intorno e le strade che si diramano dal bivio mi sembrano più nette che mai, depurate dal consueto affollamento, da quel movimento spesso un po’ disordinato.

Il vuoto necessariamente si riempirà. Sta a me scegliere come.

Ed è qui che la creatività di me stessa entra in gioco.

La prima alternativa è quella di percorrere un itinerario conosciuto, di mettermi addosso un’etichetta che viene dall’esterno, definita da qualcuno o qualcosa o quello che capita. La seconda chiede invece di scegliere quello che voglio davvero, di crearlo da zero, affrontando la paura di tutto quello che può andare storto, senza limitarmi a priori, senza dirmi di no da sola.

Prendi la vita nelle tue mani e cosa succede? Una cosa terribile, nessuno da incolpare.” (Erica Jong)

Già molte volte mi sono trovata a riflettere su quanto sia assurdo che non riusciamo a dedicare al nostro progetto di vita la stessa capacità di osare, provare, insistere e resistere che mettiamo in un ben più banale progetto professionale. Così ho deciso di provare a smontare pezzo per pezzo la paura della creatività, per trovare possibili punti di vista alternativi, da cui osservarla e con cui affrontarla.

  • La parola creatività

Il creativo non è solo il designer, lo scrittore o l’attore. Creare è produrre, comporre, inventare, dare vita a qualcosa che prima non esisteva. È creativo chi cucina la cena mescolando a braccio gli ingredienti che ha in frigo e chi pianta erbe aromatiche in un vaso, chi inventa una favola da raccontare al figlio e chi organizza una festa a sorpresa per un amico.

Creatività è tutto ciò che non è completo, e che diventa tale grazie a noi.

Certo, creare è un rischio che ci fa sentire vulnerabili. Preferiremmo allora avere in ogni circostanza una lista predeterminata di azioni da fare, di passi da seguire? Invece che vedere la creatività in modo codificato, partiamo da quello che ci risulta semplice e naturale. E se ci va, se ci divertiamo, da lì esercitiamoci, integrandola sempre più nel nostro quotidiano. Possiamo trasformare il nostro mondo un dettaglio alla volta.

  • Non tutte le paure sono uguali

Che poi, cosa vuol dire paura? La mia passione per le parole è anche una vera fissazione per i sinonimi, per la ricerca della definizione che si avvicina meglio a ciò che sentiamo.

A volte non lo sappiamo nemmeno noi, cosa stiamo provando. Lo osservo nelle conversazioni, come quelle con un’amica che a un certo punto iniziava sempre più spesso le sue frasi dicendo “Ho paura che…” Ascolto, provo a decodificare il messaggio che ricevo, se non ci riesco chiedo di andare insieme alla ricerca della sfumatura esatta.

È paura o solo una leggera preoccupazione? Sei in ansia o ti senti spaventato? Sei più vicino all’inquietudine o sei bloccato dal panico?

Entrare con chiarezza nella nostra emozione cambia tutto.

Il tempo che prendiamo per riflettere e individuare la parola giusta si trasforma in una parentesi di sospensione. E come ci spiega Viktor Frankl, psichiatra e sopravvissuto all’olocausto che ha individuato quale motivazione primaria dell’uomo la ricerca del significato della propria vita, questo spazio è indispensabile per poter scegliere:

Tra lo stimolo e la reazione c’è uno spazio.

In quello spazio risiede il potere di scegliere la nostra risposta.

Nella nostra risposta stanno libertà e possibilità di crescita.

  • La creatività degli altri

Abbiamo paura della nostra creatività, o di quella degli altri? Ci spaventa il cambiamento, o il paragone? L’incertezza di fallire provando una strada nuova o il timore di non essere all’altezza di chi ci sta attorno?

La creatività è spostare l’equilibrio senza avere certezza di come e quando si riassesterà.

In questo caso, l’antidoto alla paura di uscire dalla nostra comfort zone può essere la curiosità. Se come bambini impariamo nuovamente a vedere la creatività come un diritto (anzi, un dovere!) di tutti, invece che come un privilegio di pochi, ecco allora che possiamo tornare a giocare, con apertura e curiosità, senza proiettarci in anticipo verso uno specifico risultato, verso un’aspettativa da realizzare.

E allora, che fare proprio oggi per superare la paura di ripensare e creare il futuro?

A inizio aprile, nella stretta più forte del lockdown da pandemia, avevo seguito un TED Talk dal vivo di Elizabeth Gilbert, la scrittrice diventata famosa per il racconto di Mangia, Prega, Ama e poi autrice di un libro sulla creatività intitolato Big Magic.  Il titolo dell’intervento era “È normale se ti senti sopraffatto, ecco cosa fare dopo”.

Due mesi fa mi sentivo solo sopraffatta, adesso sono pronta a pensare anche alla creatività del dopo.

Sto facendo da tempo una crociata personale contro la parola passione come indicazione alle persone di come dovrebbero vivere la propria vita, perché a me prova solo ansia. Scopo è un’altra parola che usiamo più che altro come arma contro noi stessi, per convincerci che non stiamo facendo abbastanza, o che dovremmo essere più produttivi, che dovremmo cambiare il mondo, dovremmo dimostrare di avere un talento unico. Mi piacerebbe sostituirle con una parola più gentile, curiosità.”

Perciò, ho fatto una lista di gesti di curiosità e creatività con cui voglio ripensare il mio futuro.

Smettere di misurare e cercare la mia misura.

Osservare quello che succede, accettare, abbassare le aspettative. 

Imparare un po’ di quella morbidezza che ho rifuggito così a lungo, credendomi protetta nella mia corazza. Per scoprire che era solo un’illusoria e fredda distanza.

Scegliere la strada che avvicina alle cose, senza dover stravolgere tutto.

Chiudere gli occhi e tuffarmi. O respirare e prendere tempo.  

Provare.

Creare la mia vita.

Non sempre è semplice o confortevole portare con voi la vostra paura, ma ne vale sempre la pena, perché se non imparate a viaggiare accompagnati dalla vostra paura, non sarete mai in grado di andare in nessun luogo interessante o di fare alcuna cosa interessante. E questo sarebbe un peccato, perché la vita è breve e incredibile e miracolosa, e sono convinta valga la pena di vivere cose veramente interessanti e creare vite veramente interessanti, intanto che siete qui.” (Elizabeth Gilbert, Big Magic)

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