La primavera se ne frega – ovvero, tempo logico e tempo emotivo

La primavera sa ne frega - ovvero, tempo logico e tempo emotivo

E poi è arrivata la primavera. Ci ho messo un po’ ad accorgermene: il tempo emotivo che si respira in questi giorni sembra troppo cupo per questa stagione, e non posso nemmeno tenere le finestre spalancate come d’abitudine visto che il sole è bloccato dietro una tapparella che ha deciso di rompersi proprio la scorsa settimana. E poi adesso che il confinamento dura da un intero mese, sembra impossibile anche solo pensare che fuori tutto stia ancora scorrendo.

Invece è arrivata la primavera, perché il tempo è sequenziale, e se ne frega del nostro tempo emotivo.

Ma cosa è davvero il tempo?

Ci hanno detto che si tratta di una categoria a priori, ma la sua descrizione e percezione è tutt’altro che univoca attraverso le culture. Ricordo la meraviglia di quando ho scoperto che in Sudamerica esiste un popolo che rappresenta il passato davanti a noi, mentre il futuro come qualcosa che sta alle nostre spalle. E perché no? Ciò che è stato lo conosciamo, ciò che deve avvenire ci è ignoto. Mi affascina, vedere le cose da una prospettiva differente (ne è anche venuto fuori un percorso gratuito da fare insieme, se vuoi unirti lo trovi cliccando qui).

Pensare che forse sono loro ad avere ragione, e tutti gli altri quelli strani.

Incastrati di solito nella trappola del tempo, fatta di 24 ore e troppe cose che vorremmo fare, oggi ci troviamo rinchiusi in una scatola diversa, una scatola spaziale, all’interno della quale il tempo logico sarà anche lo stesso, ma il tempo emotivo ci sembra stranamente dilatato.

Solo che invece che essere felici di questo tempo ritrovato, restiamo a fissarlo perplessi su cosa farne.

Forse è una questione di punti di riferimento. Ci diciamo che siamo spaesati perché le giornate sembrano tutte uguali, come in un infinito giorno della marmotta. Siamo proprio sicuri che di solito le nostre giornate non siano altrettanto monotone e altrettanto identiche le une alle altre? Alzarsi, preparare la colazione, uscire di casa per gli impegni di studio o lavoro, la spesa da fare… No, forse il punto non è questo.

Siamo abituati al tempo segnato dall’orologio e dal calendario, frazionato e preciso, pronto ad essere riempito con altri impegni, altri incontri, altri progetti da portare a termine, ma ci rendiamo conto tutt’a un tratto che il tempo è soprattutto una unità di misura qualitativa, legata al nostro vissuto, alla nostra esperienza pregressa e ancor più a quella che stiamo affrontando in questo momento. 

È allora confortante che nel suo L’ordine del Tempo, il fisico teorico Carlo Rovelli ci mostri, attraverso l’analisi storica della comprensione delle sue caratteristiche da parte degli scienziati, che lo scorrere del tempo non è uniforme in tutto l’universo. Ma, ancor più, ci offra la conclusione che il tempo è un prodotto della mente umana

«L’emozione del tempo è precisamente ciò che per noi è il tempo. Il tempo siamo noi.»

Ecco allora che, al netto di ciò che non possiamo controllare,  di quello che dobbiamo imparare ad accettare, questo tempo emotivo può essere quello che ne facciamo

Alcuni reagiscono all’ansia funzionando troppo – propongono consigli non richiesti, organizzano e pianificano nei minimi dettagli anche quello che non può essere programmato, fanno di tutto pur di non confrontarsi con se stessi e la propria vulnerabilità. Altri reagiscono funzionando poco – lasciano che sia qualcun altro ad assumere il controllo, a guidarli, a prendere per loro la responsabilità delle scelte.

L’ansia è un’emozione contagiosa, che rende burrascoso questo tempo emotivo.

Quello che non pensiamo, però, è che anche la calma è contagiosa.

Come da sua natura è meno chiassosa e quindi meno visibile, ma è proprio esercitandola che possiamo per imparare a creare prospettiva, per provare emozioni senza lasciarcene trascinare, per pensare rapidamente ma (re)agire con lentezza.

Ci diciamo sempre che non abbiamo tempo, ma stavolta non abbiamo scuse.

Se davvero i nostri giorni sono tutti uguali, Aristotele ci direbbe che in questo momento il tempo non esiste, perché il tempo è la misura del cambiamento. Forse possiamo intanto imparare il nostro tempo emotivo proprio dalla primavera.

  • Rispettare le radici –

Meno trincerati dietro la protezione di ruoli e etichette, ci sentiamo esposti, vulnerabili, improvvisamente fragili. Il peso di una solitudine forzata, di non avere uno sguardo da cercare nel dubbio, una mano da stringere quando non ci sentiamo abbastanza forti. Capire cosa conta, e su chi contare. Ricordarci quanto ci manca una telefonata, un abbraccio, uno sguardo.

  • Lasciar scorrere l’energia –

Il contrario di una vita impegnata non è una vita vuota, può essere la vita che scegliamo. La tranquillità diventa quel tempo emotivo sgombro che serve a sentire, pensare, sognare e interrogarci. Più tempo per essere, mentre ci rendiamo conto cosa vale la pena fare.

  • Apprezzare lo spuntare dei germogli –

Qualche giorno fa ho compilato, un po’ per scherzo, la lista del miei difetti. Ce n’è per tutti i gusti (se vi va, provate a farla… è un esercizio davvero interessante), e uno dei primi che mi è venuto in mente è l’impazienza. Solo che per fiorire ci vuole tempo. Ci vuole fiducia, ci vuole speranza. Per agire con coraggio, grazie alla promessa che la primavera tornerà ogni anno, che ci aspetta sempre una nuova occasione.

“Non è lungo il tempo futuro, che non esiste, ma il futuro lungo è l’attesa lunga del futuro” (Sant’Agostino)

Stiamo nel nostro tempo emotivo, stiamo nel nostro presente.

Che per fortuna la primavera se ne frega, e arriva comunque.

2 risposte a “La primavera se ne frega – ovvero, tempo logico e tempo emotivo”

  1. Stupendo. Proprio ieri ho scritto che stiamo vivendo in un tempo senza spazio ed in uno spazio senza tempo. Un non essere in un non luogo. Ma la tua visione di vivere un nuovo tempo interiore, un essere emotivo, mi ha capovolto la deduzione ed aperto buna nuova finestra.

    1. Grazie Ivano! In queste settimane in cui da viaggiatrice e iperattiva ho dovuto imparare a fermarmi e andare “dentro” sembrano spuntare semi di qualcosa di nuovo. Sapere che condividerli permette anche ad altri di vedere spuntare i suoi per me è il regalo più bello 🙂

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