Pink is my new obsession

 

Sakura in Yanaka, Ueno - Tokyo

Hanami.

Cerco su Wikipedia. “È un termine giapponese che si riferisce alla tradizionale usanza di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi, in particolare di quella dei ciliegi. (…) Lo spettacolo dei sakura in fiore occupa gran parte della primavera”.

Ecco.

È aprile e sono in Giappone.

Per la verità, questo viaggio è nato per caso. Voglia di partire, bisogno di partire. Non avevo una meta specifica in testa, ma Tokyo era da tempo tra le destinazioni da scoprire. Un volo a buon prezzo. Così ho cliccato.
Solo dopo, iniziando a raccogliere qualche informazione per organizzare il tutto, ho ricollegato che, se mi andava bene, potevo arrivare nel pieno di quella che per i giapponesi è una tradizione millenaria.

A dirla tutta, inizialmente non è che la cosa mi abbia folgorato.

Certo, la bellezza. Ma, per usare una terminologia da corso di storia dell’arte, nella contesa tra il pittoresco e il sublime io tifo decisamente per il secondo. Preferisco una montagna che evoca forza e indipendenza ad un prato fiorito che rasserena e distende. Quindi immaginavo foto suggestive ma forse un po’ insipide, e poco altro.

Mi sbagliavo.

Mi ero fermata troppo in superficie, senza pensare alla molteplicità di significato dietro questo elegante sipario. La duplicità di rifiorire e decadere. La vitalità assoluta del ritorno della primavera in cui è però insita la consapevolezza malinconica che ogni momento è transitorio.

Non semplicissimo da abbracciare nella nostra visione di occidentali moderni, in cui i flusso vita-morte-vita sembra non trovare più spazio. In cui l’alternarsi di differenti livelli di energia, il naturale ciclo della natura, che richiede una fine per aprirsi ad un nuovo inizio, viene invece interpretato come una debolezza, un errore. E per questo da nascondere.

Invece il rito dell’hanami, nel ricordare l’impermanenza delle cose, non è un momento triste.

È un’occasione speciale. Per stare insieme, come i fiori che presi singolarmente sono solo un puntino di colore, ma tutti insieme trasfigurano di bellezza le città. Per sentirsi parte di uno spettacolo che dura solo qualche giorno, segno delicato ma tangibile che ci ricorda di vivere ogni istante con intensità. Per restare fiduciosi e agire con coraggio, grazie alla promessa che questa bellezza si ripeta ogni anno, che ci aspetti sempre una nuova occasione.

Non è semplice, affrontare la fine. Evolversi, crescere, cambiare costa fatica.

Anche sapendo che è il necessario presupposto ad ogni nuovo inizio. Quante volte abbiamo semplicemente la tentazione di dire “Vorrei che rimanesse tutto come prima”. Bloccati al bivio tra la direzione dei nostri desideri e la sensazione confortevole di restare in un luogo conosciuto, dove ci sentiamo istintivamente al sicuro anche se non ci corrisponde più o non lo ha mai fatto realmente.

E allora anche io mi chiedo – ma il ciliegio ha paura di fiorire? Si domanda se questa volta i suoi fiori saranno più numerosi, più belli, più profumati? Lo so, per lui la scelta non si pone e così evita la paura che a volte sembra paralizzarci, i dubbi sulla strada a cui rinunciamo, i sensi di colpa che ci tengono svegli di notte.

Ma ci indica una via. Accoglie invece di resistere.

Attende che la pioggia lo disseti e che il sole risvegli le sue nuove gemme.

Ci provo anche io. Vivendo questo viaggio con lo sguardo di un bambino che non conosce e quindi non ha aspettative che possano essere deluse. Allenandomi a mettere da parte almeno un po’ la tendenza al controllo, per lasciare invece tutto lo spazio alla meraviglia.

Leggera, abbracciando la sorpresa di ogni nuova giornata.

(Grazie a Valeria che ogni giorno mi gira i pensieri di Nicoletta Cinotti – potrei iscrivermi direttamente alla newsletter, ma volete mettere la bellezza di un rito mattutino condiviso?)

2 risposte a “Pink is my new obsession”

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