#seguilatuabussola – Berlino, un paesaggio interiore (1)

Ci sono città che sembrano immediatamente raccontarci un paesaggio interiore che nemmeno conoscevamo. Ho messo piede a New York per la prima volta meno di due mesi dopo la laurea. Era una preistoria senza rete e senza l’ubiquità delle immagini condivise, ero una viaggiatrice impacciata al suo primo volo intercontinentale – ma mi è sembrato di riconoscerla subito, come se aspettasse proprio me. Sono arrivata a Santiago del Cile con quasi il doppio degli anni e uno zaino molto più leggero, e dopo pochi passi mi pareva che la città mi avesse già abbracciato, invitandomi a fermarmi per conoscerci meglio.

Berlino la corteggiavo da sempre, prima con negli occhi quelle immagini di gioia pura della libertà, poi immaginando che ci sarei stata per correre la sua maratona, una delle più famose e veloci al mondo. 

Invece ho scelto un weekend a caso, ho comprato un volo low cost, e sono partita.

Il rispecchiamento tra paesaggio interiore ed esteriore, il rapporto tra individuo e luogo, mi incuriosiscono perché spesso mi sembra di non avere tutte le chiavi necessarie a decodificarli.

La prima volta che mi sono soffermata a pensarci è stato ascoltando un’amica parlare della Sardegna, isola di origine della sua famiglia ma che lei aveva conosciuto solo in età adulta. Mentre mi descriveva la sensazione viscerale che l’aveva colta alla sprovvista, risvegliando un legame invisibile ma impresso nel suo DNA, provavo una sorta di malinconia per qualcosa che non ho mai avuto, un pizzico di invidia per la potenza di questo legame con la propria terra.

Seguendo il filo della curiosità, ho scoperto che esiste una disciplina definita psicologia ambientale, che studia come l’ambiente in cui cresciamo, quello in cui viviamo, quello che scegliamo, abbiano un ruolo nella costruzione della nostra identità personale e collettiva.

Il luogo è espressione della nostra appartenenza a un gruppo, ma allo stesso tempo il nostro comportamento si modella sulla base della relazione con lo spazio fisico che ci circonda.

Il significato che attribuiamo a un luogo, e che ci porta a sviluppare quel senso di attaccamento che è il motore del processo di individuazione può nascere per motivazioni differenti. A volte solo perché ci passiamo molto tempo: la scuola, l’ufficio, il punto di ritrovo della nostra compagnia di quando eravamo ragazzini. Ma anche il bar dove facciamo colazione al mattino, o il parco dove portiamo a passeggio il cane.

È però il paesaggio familiare, quello in cui abbiamo racchiuso memorie e momenti, che diventa il ponte ideale tra il nostro passato e il futuro.

Torniamo dove siamo stati bene, sperando che lo spazio sia uno degli ingredienti che ci permetteranno di costruire nuovi ricordi altrettanto piacevoli. Evitiamo i luoghi dove abbiamo sofferto, quelli in cui ogni cosa ci richiama quello che vorremmo dimenticare.

Cambiamo casa, quartiere, città, per costruire nuovi legami con paesaggi che si offrono a noi senza carichi emotivi.

Arrivando a Berlino avevo una mappa appuntata a mano e un numero di telefono.

La mappa riportava le indicazioni di Valentina, una di quelle amiche il cui percorso si incrocia con il tuo come due strade che seguono andamenti differenti ma nella stessa direzione. Lei va a Berlino almeno una volta all’anno, e con quei tratti di matita (e infiniti messaggi in diretta) mi ha accompagnato a seguire il profumo delle fragole e delle spezie del suo mercato preferito, a vagare senza meta per le strade di Kollvitzkiez, a pedalare nel Tiergarden e lungo lo Spree.

Il numero di telefono era quello di Nico, che fino a qualche mese fa lavorava con mio fratello ma un giorno ha deciso che lo spazio attorno a lui non era quello di cui aveva bisogno, ha fatto i bagagli ed è partito.

Ovviamente proprio questo weekend lui era in Italia, così non ci siamo potuti incrociare. Ma anche lui mi ha regalato i suoi luoghi segreti, dove salire per vedere la città da una prospettiva diversa, dove ripercorrere la storia, dove sdraiarsi all’ombra, in queste giornate di estate ben poco nordica.

A volte per affrontare un nuovo luogo sentendolo già amico ci facciamo prestare qualche ricordo felice da chi ne ha una collezione.

Sono fortunata ad avere amici così generosi.

(il resto, alla prossima settimana)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.