#seguilatuabussola – I mille pezzi dell’armonia

Mille colori, mille forme, mille possibilità - la mia idea di armonia

La prima volta in Giappone è stata un caso, e non ricordo che idea ne avessi prima di metterci piede. Un puzzle immaginario di tecnologia e velocità moderna da un lato, di armonia e delicatezza della tradizione di geishe e samurai dall’altro.

Per molti versi, quello che ho trovato mi ha spiazzato. Non riuscivo a “mettere insieme i pezzi” di quello che osservavo. Perché cercavo di incastrarli nella cornice del mio punto di vista, occidentale e ben poco consapevole della cultura che stava dietro agli atteggiamenti, ai gesti, alle abitudini che vedevo attorno a me.

Così sono tornata. Non molto più preparata della volta precedente, ma cercando di lasciare a casa gli schemi troppo rigidi.

Scegliere un viaggio lento permette di entrare un passo alla volta (è il caso di dirlo) in un mondo totalmente altro.

Senza la fretta di doversi dare delle risposte, mettendo invece costantemente in discussione il proprio punto di vista e i parametri di riferimento. Un contrappunto al mio essere sempre irrequieta, in movimento frenetico, alla ricerca di qualcosa di più.

Cercavo quiete e armonia, ma cosa significa veramente?

Il fascino dell’armonia

La parola armonia mi piace per il suo suono, oltre che per il suo senso. Mentre scorre da una lettera all’altra la immagino come un arpeggio, la ascolto come note che si susseguono levigate. Richiama il benessere di sentirsi al posto giusto, la bellezza di parti che si uniscono a formare un tutto.

L’armonia mi sembrava una condizione ideale, da raggiungere superando quella sensazione di sentirmi sempre tirata tra estremi opposti.

Poi, appunto, ho camminato per settimane in Giappone. Dove ho visto la più sublime estetica realizzata nella calligrafia e nella perfezione di ogni singola pietanza, affiancata alla noncuranza di quartieri dalle case senza alcuna cura. Da un lato il rispetto attento delle regole, dall’altro la chiusura verso chi queste regole non le conosce o non le condivide.

Saranno le lunghe ore passate in compagnia solo dei miei pensieri, sarà la circolarità di questo percorso che mi ha fatto ripensare all’idea di meta: da questo viaggio mi sono portata a casa una visione nuova di cosa sia l’armonia.

L’idea di armonia, e la sua realtà.

Ho camminato quasi mille chilometri, ma non sono arrivata da nessuna parte.

Cinque settimane sulle mie gambe per tornare al punto di partenza. Solo che il punto di partenza era del tutto diverso, perché ero diversa io che lo guardavo: osservavo chi emozionato stava per iniziare il suo percorso, chiedendosi se ce l’avrebbe fatta. Avevo fatta mia la ritualità dei gesti, le traiettorie attraverso i templi.

一期一会 [Ichi go, ichi e]

Alle persone che incontravo chiedevo di regalarmi una parola, e tante mi hanno regalato questa frase che significa, letteralmente, “una volta, un incontro“. L’unicità di ogni istante, che non si può mai ripetere perfettamente uguale, che possiamo scegliere se vivere pienamente o se lasciar andare.

L’armonia è forse qualcosa di simile: l’istante fuggevole in cui gli opposti si trovano in equilibrio, e noi ci rispecchiamo nel mondo, riconoscendoci per quello che siamo realmente.

Nell’antica Grecia armonia indicava anche le scale musicali, la forma prescrittiva che è presupposto della libertà di comporre e suonare musica. E mi chiedo allora se possa essere questo il senso, una tensione che permette di accordarci, prima di tutto con noi stessi e poi con quello che attraversiamo

Solo le differenze possono produrre armonia, come un accordo musicale non è fatto di suoni tutti uguali.

Ecco allora che non vedo più i poli opposti come scontro inconciliabile, ma come punti di riferimento necessari, tra cui muoversi. Entrare in contatto profondo con la propria individualità, per scegliere di smussare i propri spigoli quando si diventa parte di qualcosa di più ampio. Esprimere le proprie caratteristiche uniche, mettendole a disposizione di una collettività che non le attutisce, anzi le potenzia.

Fare il primo passo per mostrarsi, anche se non sappiamo (almeno non ancora) come mettere insieme i pezzi del puzzle. 

Domenica 9 giugno alle 21 sarò ospite della Festa del Giappone al Circolo Magnolia per raccontare del Cammino degli 88 Templi e chiacchierare con chi ha voglia di scoprirne qualcosa in più – tutte le informazioni per iscrivervi le trovate qui, vi aspetto?

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