Fai il pieno di energia (e moltiplicala per tre)

Pedalare in mezzo ai girasoli: bellezza sotto casa, la mia ricarica di energia :)

Le mattine in cui fatichi a trovare l’energia per partire le riconosci subito: spegni la sveglia una volta in più, accorci l’allenamento che avevi programmato, ti sembra di muoverti a ritmo ridotto e prima di sederti alla scrivania non sai come sia possibile che siano già le dieci. Ma mercoledì scorso era diverso. Era peggio. Distratta e incapace di stare ferma, mi alzavo e risedevo, saltavo da un’attività all’altra senza finirne nessuna. Finché mi sono arresa. Mi sono sdraiata sul divano e ho chiuso un attimo gli occhi. Mi sono svegliata dopo un’ora, non ricordavo l’ultima volta che era successo

Normalmente mi sarei sentita in colpa, nell’abitudine a spingere ancora, a trovare sempre e comunque l’energia per andare avanti, per arrivare alla meta che mi ero prefissa.

Stavolta, invece, mi sono sentita più che altro sciocca per non essermi fermata prima.

Perché come puoi pensare di andare avanti, se prima non hai verificato di aver riempito il tuo serbatoio di energia?

Il momento che stiamo vivendo ci espone a un ribaltamento delle nostre abitudini anche da questo punto di vista. Ne parlavo con un’amica, che dopo settimane di lavoro in remoto ha ricominciato da poco ad andare in ufficio. Si sentiva spossata, svuotata. E, allo stesso tempo, incredula. Quasi delusa di se stessa. Come poteva essere cambiato tutto in così poco tempo? Perché non riusciva più a svegliarsi all’alba, a saltare la pausa pranzo, a rispondere a messaggi ben oltre la fine della giornata lavorativa?

Ecco.

Forse il paradosso non è che non riusciamo a tornare ai ritmi a cui eravamo abituati, ma che prima ci sembrasse normale spremere senza pietà il nostro tempo, e la nostra energia.

Dimenticando o fingendo di ignorare che il primo è una risorsa finita, e non preoccupandoci minimamente di prenderci cura della seconda.

Se parlando di tempo dobbiamo combattere la nostra dipendenza dal fare, ovvero il bisogno incessante di tenersi occupati (dipendenza socialmente accettata, anzi quasi ammirata e rinforzata collettivamente l’ammirazione e il rinforzo collettivo), non è così strano che, di conseguenza, l’energia fosse costretta ad adattarsi.

Fino a poche settimane fa pareva che un’alternativa non esistesse, o che l’alternativa fosse quella di restare indietro e di doversi accontentare di una vita quasi “di ripiego”.Invece poi la cornice di riferimento è venuta meno, e quando abbiamo provato a rientrarci ci siamo resi conto che non ci stavamo più, che non era così scontato, che si poteva cercare qualcosa di differente.

Che volevamo cercare qualcosa di differente.

Non è stato così immediato, o così scontato. La reazione istintiva è stata di incredulità, appunto. Ci siamo detti da soli che eravamo pigri, che ci eravamo lasciati andare. Ma a darci o toglierci energia non è solo quello che facciamo o il riposo che ci concediamo.

Dovremmo spostare la nostra attenzione dal chiederci come riuscire a fare di più a come investire meglio su noi stessi, per mantenere il più possibile il nostro livello di energia e, quindi, di motivazione.

Adesso ne abbiamo l’occasione, non fosse che per essercene finalmente resi conto.

Da dove partire, per scoprire come ricaricare la nostra energia?

Senza dubbio dallo scoprire e riconoscere quali sono i comportamenti e le circostanze che ci sottraggono energia, e prenderci la responsabilità di modificarli. Perché il primo ostacolo è quasi sempre proprio questo.

Di solito non ci proviamo nemmeno.

Diamo per scontato che le cose funzionino così. Che non ci sia alternativa a restare in ufficio fino a tardi, dire di sì alle richieste di familiari e amici, accettare un invito che in realtà viviamo come un peso.

Nella valutazione di quello che possiamo fare, il tema dell’energia non entra quasi mai.

Ma serve davvero restare alla scrivania se non riusciamo a concentrarci, fare quel favore in modo sbrigativo, passare una serata a pensare alle cose che non stiamo facendo?

Energia fisica

Lo sappiamo tutti. Quanto dovremmo dormire, cosa dovremmo mangiare, che dovremmo fare sport regolarmente. Ma è uno di quei tipici casi in cui tra la teoria e la pratica le buone intenzioni si perdono facilmente. Ci sembra di perdere tempo, ci sembra normale che queste cose scivolino in basso nella nostra to-do-list

Anche io lo faccio. Quando mi sento sotto pressione è il primo elemento che rischia di essere depennato dall’agenda. Se però mi fermo solo un attimo, lo so. Quando mi sveglio e la mente è rallentata, posso certamente mettermi alla tastiera. Posso stare diligentemente seduta per le successive otto ore. Ma cosa ne otterrei alla fine?

So che occuparmi della mia energia fisica non è un atto egoistico, ma logico e utile.

(a me, ma anche agli altri, che in caso contrario dovrebbero sopportare la mia insofferenza e la conseguente insoddisfazione)

Studiamoci, osserviamoci. Scopriamo cosa ci fa bene. E quando. Lo sport per attivarci al mattino o scaricare lo stress alla sera. Mangiare seduti, anche solo per mezz’ora, invece che continuando a fare altro. Staccare davvero quando facciamo una pausa, alzarci e magari fare due passi, invece che passarla a guardare lo schermo del cellulare.

Energia mentale

Anche in questo caso, i suggerimenti sono tanto semplici quanto raramente realizzati.

La capacità di mantenere la concentrazione è limitata, e ciascuno di noi ha il proprio ritmo di riferimento. Che possiamo conoscere, e che dovremmo sfruttare. Fare quello che ci richiede più impegno mentale quando sappiamo di essere mentalmente più attivi, lasciare le attività meno impegnative quando il nostro cervello avrà bisogno di funzionare a regime ridotto.

E poi, l’illusione del multitasking. Ci sembra necessario, ci sembra ci permetta di fare di più in meno tempo. Peccato che, secondo tutti gli studi che hanno approfondito il tema, più probabilmente non faremo di più, e lo faremo anche male. La distrazione ha un prezzo da pagare, e interrompere quello che stiamo facendo richiede al nostro cervello una serie di stop-and-go che possono impattare anche fino al 25% del tempo dedicato.

Perciò – da un lato suddividere la nostra lista di attività coerentemente con la nostra capacità di attenzione, dall’altro sperimentare cosa succede quando ci concentriamo davvero su un compito. Chiudere il programma della posta, mettere le notifiche del cellulare in modalità silenziosa. E verificare a fine giornata quante cose in più abbiamo spuntato dalla nostra lista. 

Energia emotiva

Oltre a come  ci sentiamo nei diversi momenti della giornata, l’altra domanda da farci è come ci sentiamo a seconda degli interlocutori e delle attività a cui ci stiamo dedicando.

Sappiamo che quando ci sentiamo bene siamo più produttivi, creativi, efficaci. Non ci dovrebbe quindi stupire che quando siamo stressati o sotto pressione tutto ci risulti più complicato. E questo vale rispetto ai nostri obiettivi, e ancora di più nell’interazione con gli altri.

Anche in questo caso, il primo passo è quello di osservarci. Vedere cosa (e chi) ci provoca resistenza, e trovare la giusta strategia per gestire la situazione. Quello che non ci piace serve davvero, o lo tengo per ragioni che hanno poco a che fare con un’oggettiva utilità? E se va proprio fatto posso farlo in modo diverso, delegarlo, pagare qualcuno per farlo per me?

Per le persone, vale lo stesso approccio. Non è necessario andare d’accordo con tutti, e ci sono progetti, contatti, legami che possiamo lasciar andare. Per altri possiamo imparare a gestire, modificare le nostre aspettative, mettere paletti alla nostra disponibilità.

Questo momento di ripensamento del futuro è perfetto per disegnare la propria mappa dell’energia. 

Perciò io torno a esplorare, e voi?

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