Lungo i bivi della strada

Oltrepo Trail - Trail Running Academy

Ho saltato un’intera stagione, ma da un paio di mesi sono tornata sulle colline dell’Oltrepo Pavese con il mio gruppo.

Il

Mio

Gruppo.

Mi fa un certo effetto scriverlo. Sono un battitore libero, una la cui routine sportiva preferita è quella di uscire in solitaria alle sei di mattina.

Ma il trail è uno sport diverso, rispetto alla corsa su strada.

Certo, anche qui si macinano chilometri, si esce quando fuori è ancora buio, si fa fatica per giustificare il proprio desiderio di carboidrati. Ma qui c’è un senso scanzonato di non prendersi troppo sul serio, forse perché è difficile essere seri quando sei coperto di fango dalla testa ai piedi. Il trail ti rimette in pace con te stesso e con il mondo, forse per la bellezza dei paesaggi che attraversi o forse perché alla fine sei talmente stanco da aver dimenticato perché prima di iniziare eri incazzato, o stressato, o nervoso.

Soprattutto, il trail è uno sport di gruppo in cui vale una delle regole fondamentali della montagna: non si abbandona nessuno, quindi nelle uscite si va al passo del più lento.

Ma come imparare a scegliere meglio, come decidere quanto rischiare?

In azienda la questione di come sviluppare il decision making non passa mai di moda, e ogni formatore prima o poi si è confrontato con questo tema. Ma dopo aver imparato a riconoscere i modelli di ragionamento per soppesare le diverse alternative nell’ambito professionale, quanto riusciamo ad applicarli nella vita di tutti i giorni?

Io, personalmente, ben poco.

Se si parla di lavoro riesco a mantenere il distacco necessario per fare un ragionamento logico, ma per tutto il resto fatico a individuare la scelta giusta. A volte mi sento ferma in mezzo a un incrocio, presa tra gli estremi apparentemente inconciliabili della razionalità e dell’istinto.

Ho quindi guardato con curiosità il Ted Talk di Tom Griffiths, psicologo australiano che cerca di comprendere i meccanismi che portano alla soluzione di problemi complessi, analizzando i punti di contatto tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale.

La logica deterministica di un computer aiuta a decidere meglio?

La risposta è, come sempre – dipende.

Dovete decidere tra due opzioni del tipo esplora oppure sfrutta, cioè tra l’orientamento al nuovo (con il rischio di trovarvi male) e l’andare sul sicuro (e non conoscere mai l’alternativa)? Se fino a oggi avete fatto come me non avevate capito niente. Io ero (sono) più curiosa in un contesto nuovo, resto più legata alle abitudini nel contesto che conosco.

Mi concentravo sul risultato, mentre il criterio rispetto a cui decidere dovrebbe essere nel processo.

Per esplorare abbiamo bisogno di tempo e impegno, quello necessario a raccogliere le informazioni per determinare l’opzione migliore. Se la nostra scelta avrà solo un impatto a breve termine, sarebbe meglio andare su ciò che già conosciamo, senza impegnarci nel cercare qualcosa di nuovo. 

In un luogo che visitiamo solo per qualche giorno, quindi, la scelta razionale sarebbe quella di andare a cena in un ristorante che già conosciamo, o sempre nello stesso, mentre dovremmo essere più fantasiosi nella città in cui viviamo. È anche per questo che i bambini esplorano e gli anziani vanno sul sicuro – una questione di prospettiva e di informazioni già raccolte, per cui il valore della conoscenza aumenta solo se abbiamo l’opportunità di utilizzarla in più situazioni.

Il nostro comportamento quotidiano è spesso l’opposto di ciò che deriverebbe da un’analisi sistematica.

Però, a dirla tutta, decidere non significa solo calcolare i vantaggi logici.

Qualcuno sceglie un ristorante nuovo anche senza raccogliere informazioni, solo perché ha una veranda in una giornata di sole. C’è chi ha una propensione al rischio elevata e chi pari allo zero, che prescinde dall’analisi oggettiva delle conseguenze. Possiamo avere a che fare con decisioni che ci appaiono complesse perché non abbiamo a disposizione tutti gli elementi, o perché le situazioni si evolvono in maniera imprevedibile, o ancora perché quando ci siamo in mezzo mantenere la lucidità di vedere le cose come stanno è un’impresa titanica.

E cosa c’entra correre in un bosco con tutto questo?

  • TO BE LIST

Aiutare, e chiedere aiuto. Invece di dire sempre che ce la facciamo, invece che concentrarci sul portare a termine le cose dimenticando il perché le abbiamo scelte, fermiamoci a chiederci se le nostre azioni corrispondono a ciò che vogliamo essere – vale più arrivare primi o godersi il momento e arrivare tutti insieme?

  • RESPONSABILITÀ

Quante volte, in ufficio o in famiglia, ci diciamo che lo farà qualcun altro, ci aspettiamo che ci sia qualcuno che chiuda la porta quando esce? In un bosco se lasciamo indietro una persona non è detto ci sia qualcuno dietro di noi che se ne occuperà. Le nostre scelte hanno delle conseguenze. Possiamo far finta di niente, ma forse sarebbe meglio ricordarlo sempre.

  • OPZIONI

Siamo sicuri di aver preso in considerazione tutte le alternative? Come ci comportiamo a un bivio? Come valutiamo la strada da prendere, ci confrontiamo con gli altri, siamo curiosi di provare o prendiamo sempre la via che già conosciamo? 

Vorremmo sempre fare la scelta giusta, ma anche per un computer la risposta migliore è quella che ha il 37% di probabilità di successo. Possiamo affinare il processo, non decidere il risultatoImparare a perdonare le nostre limitazioni, i nostri fallimenti

Nessuna certezza. Ma la scelta giusta di non fermarci e provare un’altra volta.

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