Aprire solo in caso di emergenza

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È partito un nuovo progetto. Un progetto di quelli grandi, a cui tengo molto, che mi ha fatto mettere a fuoco una delle strade che voglio percorrere nei prossimi mesi.

È partito bene perché ci ho messo impegno e dedizione, anche nei giorni in cui proprio non ne avevo voglia.

D’altra parte, lo so che la mia comfort zone non è adattarmi, ma resistere.

 

Chi l’ha detto che la comfort zone è un posto dove si sta bene? In realtà è propriamente ciò che conosciamo e che quindi affrontiamo con meno paura. Sappiamo cosa ci aspetta, e magari sappiamo anche che non sarà gradevole. Ma il solo fatto di conoscere le conseguenze ci basta, se l’alternativa è affrontare qualcosa di ignoto, e che quindi ci spaventa in partenza.

È come il vaso di Pandora. Non so se vi ricordate la storia, a me la morale della favola che era rimasta impressa è “Non ficcare il naso dove non devi, accontentati di quello che hai”. Mi era sfuggito un tassello importante. La fine della storia. Sotto a tutti gli spiriti maligni che una volta liberati hanno portato nel mondo rabbia e malattia, invidia e vecchiaia, proprio in fondo al vaso, c’era la speranza.

Povera speranza, essere l’unica a dover risolvere questo casino.

Non un compito da poco, ma per fortuna che c’era lei.

Non siamo programmati perché vada sempre tutto bene, per essere sempre sereni e soddisfatti. Anche se ci raccontiamo il contrario, non è vero. Che la colpa sia di Pandora oppure no, quel che è certo è che a volte capitano le giornate storte, i dubbi, le delusioni.

Ci sono periodi in cui ti sembra di girare a vuoto, o di essere trascinato dalla corrente senza riuscire a riprendere la direzione.

E allora, che fare? Fare appello alla speranza, alla convinzione di avere l’energia, la capacità, i mezzi per riprendere la strada. Nutrire la volontà, o il sogno se l’obiettivo sembra essere irraggiungibile. Curare come un germoglio prezioso la fiducia di poter volgere le cose al meglio.

Ma in pratica, da dove partire?

  • Pensa al peggio

Quando qualcosa non va per il verso giusto, spesso restiamo immobili, senza riuscire a prendere una decisione, paralizzati dalla paura di sbagliare. Ci convinciamo di non avere via d’uscita, ma è proprio restando fermi che non possiamo trovare una scappatoia. Nella maggior parte delle situazioni, l’unica scelta davvero sbagliata è quella di non scegliere. Per pesare le opzioni, pensa al peggio. È davvero così terribile la prospettiva delle conseguenze di ciò che sceglierai?

  • Come funzionano le porte

Ci sono poche decisioni irreversibili. C’è chi ha case piene “nel caso che” e chi si tiene vicini oggetti che conservano in sé un ricordo. Io non sono brava a lasciar andare. Progetti, idee. Soprattutto persone. Poi a Roma, parlando di paure durante la giornata di “Sì viaggiare”, una delle partecipanti mi ha detto che il suo motto è

“Quando si chiude una porta, si può aprire di nuovo, perché di solito è così che funzionano le porte.”

Ho iniziato a ridere senza riuscire a fermarmi, chissà perché. Poi ho cercato in rete, ed ho scoperto che è una frase attribuita ad Albert Einstein. Non so se sia vero, ma adesso la tengo lì, scritta su uno dei post it colorati che tengo nella mia agenda, perché è una di quelle frasi che ti aiuta a chiudere gli occhi, fare un respiro profondo, chiudere una porta. O aprirla.

  • La sola via per uscirne è passarci attraverso

Stare fermi a immaginare i possibili scenari può servire all’inizio, ma poi non ci sposta verso la meta. La verità è che difficilmente possiamo evitare di passare proprio in mezzo a quello a cui vorremmo sfuggire, ma una volta che lo accettiamo abbiamo un sacco di opzioni per non dover combattere da soli il drago della nostra paura: modificare un obiettivo se si rivela irraggiungibile, scomporlo in traguardi più piccoli, aprirci a chi merita la nostra fiducia, chiedere aiuto perché siamo imperfetti e abbiamo bisogno di sostegno.

Le scorciatoie sono allettanti. Ma, di solito, vale la pena fare la strada che ti porta fino in fondo.

Perché è proprio lì che hanno nascosto la speranza.

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