Dammi solo un secondo (al giorno)

Ho un problema con il tempo, lo so. Ho la costante pretesa di usarlo fino all’ultima briciola, dimenticando di lasciare spazio per gli imprevisti, o per il riposo. Non ne faccio un dramma, ribalto la mia agenda per far fronte a un ritardo, o a un’opportunità, ma rincorro sempre la 25esimaora, il tempo per fare le cose, per farle qui e subito. Dimenticando che del tempo bisognerebbe prendersi cura, e che a volte basta solo un secondo.

Qualcuno dice che sono coraggiosa, per come mi butto nelle cose. Qualcuno dice che vorrebbe la mia forza di volontà, per come vado avanti a testa bassa. Io dico che è ben più temerario fare un mutuo, che fare un viaggio da sola.

Di cose irreversibili ce ne sono meno di quante pensiamo, ma davanti a un impegno a lungo termine mi viene sempre un pizzico di ansia.

La mia forza è anche la mia debolezza: quella sorta di fanciullesca incoscienza che mi permette a volte di osare senza vedere del tutto i rischi (o di percepirli in modo differente dalle aspettative comuni), è anche curiosità di esplorare tutte le possibilità a disposizione, che mi fa resistere di fronte all’idea di scegliere nettamente a un bivio.

Un po’ ci gioco, e così anche quest’anno ho scelto un progetto da portare avanti ogni giorno per 365 giorni. 

Due anni fa avevo provato con la meditazione, ma ho capito quasi subito che stare ferma non è il mio genere di rituale. Al mattino penso alle cose che non sto facendo, alla sera mi addormento. Sono durata forse un mese, con il risultato di essere più che altro stressata dal senso di inadeguatezza di non essere in grado di restare in quiete.

Nel 2018 ho scelto il libro Semplice Abbondanza di Sarah Ban Breathnach, una sorta di breviario laico (prendo in prestito la definizione del podcast di Elena perché l’ho trovata perfetta) fatto di piccole storie per ritrovare il proprio sguardo sulle cose semplici, sui piaceri e le sorprese quotidiane, su un concetto differente di abbondanza.

È stato un esperimento riuscito a metà.

Invece di un piacevole appuntamento quotidiano, finivo per accumulare un’intera settimana che leggevo facendo colazione al sabato mattina. Ci sono state giornate in cui quel libro sembrava parlare proprio a me, ricordandomi che posso fare più cose “come mi va” invece che “come si deve”. Ma è sono arrivata alla fine soprattutto felice che, appunto, l’esperimento fosse archiviato.

Dieci minuti sono troppi, anche con cinque faccio fatica. Per me ci vuole un secondo.

Quest’anno ho scoperto l’idea, semplice e bellissima, di Cesar Kuriyama: quella di registrare ogni giorno un video, lungo solo un secondo, che racchiuda in sé e rappresenti le 24 ore della giornata, così che nessuna vada persa ma venga impacchettata in un flusso di frammenti che ci riporteranno alla mente quei piccoli momenti che hanno composto le nostre settimane e i nostri mesi.

La nostra vita, insomma.

Le nostre giornate sono fatte di avvenimenti fuori dall’ordinario, ma anche e soprattutto di istanti che diamo per scontati: i cinque minuti in più al caldo del piumone prima di alzarsi, l’amica che incontriamo per caso camminando per la strada, le montagne che si vedono in lontananza in una giornata di sole. 

Cesar si occupa di pubblicità, guadagna bene, lavora sempre. Un giorno si rende conto di quante cose fatte, viste e provate ha dimenticato, di come la sua vita gli sembra+i qualcosa che sta attraversando per caso, più che con intenzione. Perché a meno che una giornata sia caratterizzata da un momento “significativo”, il tempo sembra confondersi in un unico contenitore indifferenziato. Così, immagina il progetto

Dal momento in cui ho compiuto 30 anni, volevo che questo progetto continuasse per sempre (…) quindi, se vivo fino a 80 anni, avrò un video di 5 ore che racchiude 50 anni della mia vita. (…) Questo progetto mi ha davvero dato l’energia, giorno per giorno, al risveglio, per cercare di fare qualcosa di interessante.

È interessante osservare come funziona il nostro cervello.

Ci sono mattine in cui mi sveglio già sapendo dove andrò a cercare il secondo da registrare: perché devo vedere un’amica, perché andrò in un posto nuovo, perché voglio ricordare qualcosa che ho in agenda. Altri giorni, non ne ho idea. E allora non mi fermo alla strada che sto percorrendo in automatico, mi alzo per uscire a fare due passi anche se non lo avevo previsto, penso a cosa posso fare per cercare una storia, per piccola che sia.

Mi regala uno sguardo diverso.

È difficile, a volte, scegliere quel secondo. In una bella giornata, ho forse tre o quattro secondi che voglio registrare, ma devo limitarmi a uno (…) registrare un secondo di un giorno davvero brutto è estremamente difficile, ma è molto importante (…) Ti aiuta davvero ad apprezzare i momenti belli. 

Guardo i secondi registrati e vedo persone, sorrisi, musica. Senza filtri, senza preoccuparsi delle smorfie, senza cercare la versione pubblica di sé. Senza doverci raccontare a qualcun altro, solo come un diario di istanti. 

Forse è questo il coraggio, forse è questo essere autentici. Scegliere i momenti semplici, scegliere chi siamo.

Vado a cercare il secondo di oggi.

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