Dove trovare i leader coraggiosi di cui abbiamo bisogno?

Quello che mi ha portato a Brené Brown e alla leadership coraggiosa è, per certi versi, un percorso opposto a quello che mi ha portato al coaching.

Quando ero in azienda, vedevo il coaching come uno strumento per fare meglio il mio lavoro. In fondo, non era già gran parte di quello che mi ritrovavo informalmente a fare ogni giorno? Essere un punto di confronto per le persone, aiutarle a vedere un’altra prospettiva, dare quella spintarella che aiuta a sperimentare strumenti e metodi alternativi a quelli applicati fino a quel momento. 

Avevo affrontato il master, come aveva inquadrato già il primo giorno una delle mie compagne di corso, come un soldatino che non si tira indietro nel definire, organizzare, agire.

Ma che resta però sempre a distanza di sicurezza rispetto al proprio coinvolgimento personale.

Perché, mi dicevo, mica si deve mescolare troppo di quello che si è, con quello che si fa.

L’incontro con la Brown, perciò, è stato a dir poco dirompente. Una ricercatrice che parla di vergogna e vulnerabilità, raccogliendo dati per dare sostanza a quelli che liquidiamo come temi sfuggenti (o, più probabilmente, a cui vogliamo sfuggire). Una che non si accontenta di ipotizzare una nuova teoria della consapevolezza e della leadership, ma al contrario la ricava dall’osservazione sul campo. 

Per dimostrare che essere vulnerabili non significa essere deboli, visto che non esiste un solo atto di coraggio che non ci abbia fatto sentire piccoli e fragili.

Che cercare di controllare tutto non significa essere al sicuro, ma più che altro sprecare energie fuori dalla nostra reale area di azione.

E che se già non funzionava nella realtà “di prima”, è ancor più evidente che l’idea di una leadership corazzata oggi non funziona più.

Ci sono ancora dubbi che non possiamo funzionare a compartimenti stagni, che siamo individui dentro e fuori dal mondo professionale?

Io non credo.

Vediamo ogni giorno che  riconoscere le nostre emozioni, ascoltarle, attraversarle è indispensabile per affrontare l’incertezza, affidarsi a quello che conta, superare i momenti di sconforto. 

Le emozioni sono un tema indispensabile, se vogliamo parlare (davvero) di leadership.

Nel 2019 sono stata selezionata e mi sono certificata direttamente con la Brown sulla sua metodologia di sviluppo della leadership coraggiosa: ovvero quattro capacità chiare e concrete che si possono definire, apprendere, misurare

Ricordo quei giorni minuto per minuto: un po ‘ perché è stato l’ultimo viaggio on the road, lungo le strade infinite del Texas, dalle pompe di petrolio e il fumo dei bbq della Hill Country, ai murales e all’elettricità vitale nell’aria di Austin (una delle poche città al mondo dove ho subito pensato “qui per un po’ vorrei vivere”).

E un po’ perché da quella formazione sono uscita sentendomi parte di qualcosa, di una missione di cambiamento che si poteva realizzare attraverso quelle persone.

Persone che si erano riunite da tutto il mondo, e a tutto il mondo sarebbero tornate.

Poi, ovviamente, è arrivato il 2020. E lo sappiamo tutti come è andata. Mesi in cui ci si doveva tenere in piedi, e tanto bastava. E nel 2021, altrettanto. Forse di più.

Non sembra il momento giusto per cambiare il mondo. 

O forse sì?

Se la definizione di leader della Brown è “Chiunque si prenda la responsabilità di cercare il potenziale di miglioramento di persone e processi, e che ha il coraggio di impegnarsi in prima persona perché quel potenziale si possa realizzare”, penso fosse (e sia) il momento perfetto.

Perché la leadership coraggiosa non è un ideale complicato da multinazionale che cerca strumenti innovativi. È agire giorno per giorno.

Confrontarsi con la vulnerabilità

Vivere i valori con coerenza

Avere il coraggio della fiducia

Imparare a risollevarsi

Se sentiamo più che mai il bisogno di identificare leader credibili, che ci sappiano appunto “condurre” mostrando integrità e coraggio, condividendo i dubbi ma mantenendo sempre ben chiara la consapevolezza della propria responsabilità, senza confondere la trasparenza con l’alibi di sottrarsi alla presa di decisione, è proprio perché c’è un gran bisogno di leadership coraggiosa.

Così, potevo fermarmi e aspettare che fosse il momento giusto per portare il cambiamento in azienda.

Ma credo sia più che mai tempo di pensare una cultura del lavoro diversa.

Quello della leadership coraggiosa è un percorso che tutti possono affrontare, purché siano pronti a mettersi in discussione, affidarsi, entrare autenticamente in confronto. Purché non ci si fermi alla semplificazione che vorrebbe contrapporre risultati ed etica, fare ed essere, azienda e persona. 

Così ho preso questi strumenti, mi sono ricordata il mio perché. E ho iniziato a condividerli.

E sono io quella fortunata, nella ricchezza di ciò che ho ricevuto dal gruppo che mi ha accompagnato in questo primo cammino. Nelle descrizioni precise di Patrizia che ben conosce l’imperfezione, nello sguardo mai banale di Monica come uno specchio che ti mostra quello che ti serve, nel tono calmo di Titti che da buona comunicatrice mostra come si possa essere quieti ed efficaci insiee, nell’onestà di Monia alle prese con l’insicurezza della responsabilità di una startup, nella capacità di Valeria di unire e far dialogare – percorsi, persone, storie.

Quel leader coraggioso possiamo, dobbiamo essere anche noi. 

Loro lo sono di certo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.