Come (ri)calibrare la bussola dei tuoi valori

Il 2018 è stato un anno anomalo, per una viaggiatrice come me.

Ho parlato molto di viaggi e cammini, ma ne ho fatti ben pochi. Dovevo ancora metabolizzare il trimestre sabbatico sudamericano, e avviare la nuova attività da libera professionista (con le insicurezze e i dubbi che ne derivano).

Non mi sentivo di partire. Non sapevo se ero pronta, o se me lo meritavo.

Il 2019 invece è stato in continuo movimento.

A inizio anno ho scelto di esplorare il tema della bussola, e lei sembra aver accolto con entusiasmo la mia proposta. Volevo attraversare le quattro direzioni nelle quattro stagioni, ma a un certo punto è come se il progetto avesse preso vita e fossi stata io a seguirlo, per scoprire dove mi voleva portare.

L’inverno e Malta si sono fusi per rappresentare un sud inatteso.

Nella mescolanza dell’influsso britannico e della tradizione siciliana, nei colori caldi delle città di pietra e nelle scogliere a picco. Dal Sud avevo immaginato l’energia di inizio anno e la capacità di vivere la vita con leggerezza, e forse il segno più evidente che questa direzione ha lasciato per i mesi successivi è proprio un po’ di levità.

La primavera e il Giappone mi hanno immerso nella rinascita dell’est, nella fioritura dei ciliegi e nei sentieri che attraversano le foreste dell’isola di Shikoku.

Soprattutto mi hanno permesso di (o costretto a) rallentare. In un mondo che non capivo, solo con la pazienza potevo trovare una chiave di lettura. Senza parole, senza scrittura, senza il ponte di una cultura comune, l’unica opzione era fermarsi e sospendere il giudizio. Non avere la pretesa di spiegare secondo i miei parametri, forse rinunciare del tutto a spiegarmi quel che non capivo.

Per ogni ostacolo, cercare la soluzione più semplice.

Chiedere aiuto, sorridere. E scoprire che ce la potevo sempre fare.

L’estate e Berlino li avevo immaginati come la chiarezza del nord, che ti guida dove vuoi andare.

Invece la città mi ha stupito, perché Berlino non è Germania, e se cerchi ordine e disciplina non è il posto per te. A Berlino ho trovato un vestito che avevo visto in sogno, e forse allora non ero andata così lontana dal vero quando il Nord lo avevo immaginato come un equilibrio di forza e tranquillità, di logica e intuito.

Quella centratura che a volte riesci a scorgere nello sguardo di chi sembra essere esattamente al proprio posto.

Io al mio posto non c’ero né ci sono ancora, ma diventava sempre più chiaro che, per arrivarci, nella mia bussola sarebbero dovuti entrare dei pezzi nuovi, dei sogni nuovi, che erano rimasti in disparte da un bel po’.

L’autunno mi ha portato a ovest, anzi nel West. In Texas, a misurarmi con la mia ambizione e le mie insicurezze.

Dopo aver guidato accanto a pozzi di petrolio e ranch mi sono seduta in aula per una settimana di formazione accanto a Direttori Risorse Umane e Professori di Leadership, guidati da Brené Brown a sognare in grande, ad alzare lo sguardo per portare il coraggio della vulnerabilità nella cultura delle aziende.

Realizzando all’improvviso di far parte di qualcosa che può davvero fare la differenza, unica italiana in mezzo a persone da tutto il mondo, legittimata a contribuire anche con la mia voce.

Mentre giravo lungo gli assi della mia bussola, però, è successo anche qualcos’altro. Ho capito che avevo completato un percorso, ed era il momento di aprirne uno tutto da capo.

Come si parte verso una direzione nuova?

Per me la soluzione era ricalibrare la mia bussola, facendo tesoro di ciò che avevo raccolto in un anno di esplorazione dei quattro punti cardinali.

La leggerezza del sud, la pazienza dell’est, la centratura del nord, il coraggio dell’ovest.

Il tratto di strada che mi ha portato fino a qui si era aperto con un labirinto, e dopo quatto anni allo stesso labirinto ero tornata. Come un messaggio a me stessa.

Potevo affrontare questa nuova strada con più consapevolezza, e un po’ meno paura.  

Perché adesso so che avere un piano è importante, ma la scelta giusta non esiste. Non c’è un’unica opzione che ci permetterà di realizzare la vita giusta per noi, ce ne sono tante quante le nostre capacità e le nostre curiosità.

So che non cambiamo pensando, ma facendo.

Che poche cose sono irreversibili, e quindi la cosa migliore da fare di un’idea è metterla alla prova, testarla, confrontarla con altre, smontarla.

L’importante è sapere con chiarezza da dove parto.

In cosa credo, cosa sono disposta a rischiare.

Possiamo disegnare la nostra vita, ma per farlo dobbiamo partire dalla consapevolezza che questo disegno è in evoluzione.

Dobbiamo lasciare spazio alla possibilità di stupire e di stupirci, imparare a immaginare cose che ancora non esistono e, provando a realizzarle, cambiare il (nostro) mondo.

Raramente abbiamo una domanda chiara a cui rispondere, e quindi è una pretesa poco credibile avere una risposta univoca.

È la parte difficile, ma anche affascinante.

Ecco perché, per pianificare il nuovo anno, cerco ogni volta di ripartire da qui.

Ricalibrare la mia bussola, cercando il significato delle cose. In questo preciso momento. 

Chiedermi perché voglio realizzare qualcosa nel lavoro, come funziona per me il mondo, quali sono le cose più importanti.

La nostra prospettiva non si evolve solo se abbiamo 20 o 50 anni, può cambiare anche se ne abbiamo 41 o 42, a quanto pare.

Torno a disegnare i miei prossimi passi, a esplorare questo nuovo labirinto.

Il vestito giallo è nell’armadio, ma spero di indossarlo presto.

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