Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta

Questo weekend dovevo essere a Valencia, a correre la maratona. 

Avevo scelto con cura la destinazione, perché per un incrocio casuale di circostanze sarebbe stata la mia decima gara su questa distanza, 42 chilometri a 42 anni.

Dicono che Valencia sia una gara veloce, scenografica, emozionante. 

Forse lo scoprirò la prossima volta, forse non lo scoprirò mai. Di certo non l’ho scoperto stavolta, perché alla fine a Valencia non ci sono andata.

Non so dire se ho scelto la corsa di lunga distanza perché corrispondeva al mio carattere o se il mio carattere si è formato anche grazie alla corsa.

Quel che è certo è che senza la corsa non sarei quella che sono, e oggi che pensavo di scrivere un post su una gara che non ho fatto, ho deciso invece di raccogliere quattro parole che raccontano cosa significa per me la corsa.

Disciplina

Lo dico e lo ripeto sempre, disciplina non è una parolaccia. Penso di averla ereditata insieme al sangue trentino delle bisnonne, di cui ogni tanto mia madre tira fuori aneddoti che mi fanno capire con chiarezza da dove arrivo (e perché è quasi scontato che sia fatta così).

Il difetto della forza di volontà è che dipende dalla nostra energia: se siamo troppo stanchi, è difficile mantenere la motivazione.

La disciplina di un programma di allenamento è il mio escamotage per superare i momenti in cui mi perderei tra gli impegni e gli imprevisti di ogni giorno. Non ho bisogno di pensare, di decidere, di scegliere quanto correre.

La tabella dice, io eseguo.

Funziona allo stesso modo con l’agenda. La forza di volontà sta nel pianificare la settimana, così quando mi sveglio con la luna storta mi basta guardare cosa avevo deciso per quella giornata.

Quando hai poca energia, meglio non sprecarla a decidere cosa ti fa meno schifo in quel momento. 

L’agenda dice, io eseguo.  Può fare tutta la differenza che serve per agire.

Fatica

A fianco della disciplina, sta la fatica. Per me è un’altra parola bellissima, di quelle a cui non rinuncerei nemmeno se potessi.

La corsa ti dimostra che se hai voglia di fare fatica puoi raggiungere risultati che non avresti mai immaginato. Perché mi piace la soddisfazione di essere arrivata in fondo a una serie di ripetute (anche se mentre le faccio le odio una a una), la spossatezza di un lunghissimo, quando ogni muscolo sembra dire che ha dato tutto e non ne può più, la sensazione di essermi guadagnata qualcosa

La fatica ti insegna a osservare come funzioni.

So che i primi chilometri sono quelli che mi fanno soffrire veramente, perché il cervello si perde in troppi pensieri e perché le gambe ci mettono un po’ a trovare il loro ritmo (soprattutto se quando esco mi sono svegliata da cinque minuti). Ma so anche che una volta superata la soglia tutto andrà bene. So che devo cercare il flusso, e da lì godermi la sensazione di poter andare senza fermarmi mai.

Pazienza 

Le cose non arrivano subito, nella corsa come nella vita. Io ho deciso di correre la prima maratona per il mio 30esimo compleanno. Non avevo mai corso in vita mia, anzi pensavo che la corsa fosse una noia mortale. Ho iniziato come tutti, un minuto di corsa e uno di camminata. Come tutti ho sbagliato, perché quel minuto di corsa lo facevo a perdifiato, e poi è ovvio che pensassi di non potercela fare. 

La mia prima maratona è stata un disastro.

Sono partita troppo veloce, e mi sono schiantata contro il famigerato muro dei 35 km. Avevo esaurito ogni briciola di energia. Mi sono seduta per terra, dicendomi che qualcuno prima o poi mi sarebbe venuto a recuperare. Non è arrivato nessuno, così mi sono rialzata e (in qualche modo e in più di cinque ore) sono arrivata alla fine.

Ho scoperto che il tempo della corsa non è solo quello che ti serve per allenarti, o quello che cerchi di abbassare sfidando te stesso alla gara successiva.

È la pazienza del tempo che dedichi a diventare un maratoneta.

Lo stesso tempo che nel lavoro dedichi ai tuoi sogni, ai tuoi progetti.

Tempo che in ogni caso passa, solo tu puoi scegliere dove ti porta.

Corpo

Non ho mai capito esattamente cosa volevo dal mio corpo, e a lungo non mi ci sono sentita bene. Ho passato l’adolescenza a nascondermi, e anche dopo per molto tempo non è andata meglio. 

La corsa mi ha trasformato in tanti modi. 

Mi ha fatto sentire parte del mondo che mi circonda, nelle mattine invernali in cui il cielo è ancora buio, nella temperatura dell’aria che cambia con le stagioni, negli acquazzoni improvvisi che ti sorprendono ma non ti fermano.

Mi ha dato la consapevolezza di quello che il mio corpo può fare e mi ha insegnato a non dare per scontata l’energia che mi permette di vivere giornate di 25ore.

Mi ha aiutato a riprendere contatto con i miei sensi, a sentire cosa vuol dire avere davvero fame, essere stanchi, spingere ancora un poco per superare il tuo limite.

Correre ti obbliga a prenderti cura di te stesso, perché correre una maratona ti richiede di stare bene.

E anche se questa maratona non l’ho fatta, forse non mi sono mai sentita bene nel mio corpo come in questo momento.

Magari anche senza traguardi, ma credo proprio che continuerò a correre.

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