Parti da dove sei

Se il primo passo del cambiamento è decidere di buttarsi, andando oltre il timore di renderci ridicoli e di non corrispondere alle aspettative esterne che diamo ormai per scontate, il secondo è sfidare la paura di sprecare quello che abbiamo fatto.

Chissà perché ci hanno convinto che per cambiare bisogna per forza tirare una riga e cancellare tutto quello che c’è stato prima.

Mentre per evitare di vagare senza direzione, è essenziale partire proprio da dove sei in questo momento.

Un tema a cui sono tornata più volte leggendo “Travel As Transformation: Conquer the Limits of Culture to Discover Your Own Identity” di Gregory Diehl, un libro che mi ha in egual misura affascinato e infastidito, a metà tra spunti di riflessione che ho trovato interessanti e una certa supponenza che a tratti mi provocava un moto di rifiuto, per cui chiudevo il libro per riprenderlo magari dopo qualche settimana.

Forse non era la sua risposta a infastidirmi, ma la resistenza ad affrontare la domanda che ci stava dietro.

Chi sei davvero?

Gregory ha una storia fuori dal comune: lascia la California appena 18enne, vive lunghi periodi in Paesi in cui le differenze di cultura e lingua mettono in discussione qualsiasi sua certezza, arriva quasi a perdersi nella sensazione di non poter comprendere la propria identità.

Una visione del viaggio ben oltre il concetto di cambiamento, che vira decisamente verso una trasformazione radicale e senza compromessi.

Di scoperta della propria reale essenza.

“La gente comune vive la propria vita inseguendo qualunque cosa vada a riaffermare il sé che già conoscono. Una ricerca della stabilità che li conduce a vivere lo stesso anno ancora e ancora, per tutta la durata della loro vita”

In parte è vero, credo. Viviamo giorni e mesi fatte di routine collaudate. Il che a volte ti fa venire voglia di mollare tutto e partire, altre invece di aggrapparti ancora più forte alle cose che conosci.

Ma forse la virtù sta nel mezzo, in quella raccomandazione essenziale quando si decide che è venuto il momento di cambiare.

Parti da dove sei, non dare per scontate le cose che sai, fai, hai.

Per sperimentare qualcosa di differente non dobbiamo per forza cancellare tutto quello che abbiamo fatto fino a quel momento, anzi. La nostra storia è la nostra forza, se diventa uno strumento funzionale ad andare oltre.

È come costruire con i lego: più mattoncini abbiamo, più ci sarà possibile creare figure diverse, a patto che non ci lasciamo frenare dall’idea che esista un’unica soluzione corretta, ovvero quella rappresentata sulla scatola che abbiamo comprato.

Anche nella vita a volte vorremmo un piano che sappia tracciare passo passo quello che succederà, che ci garantisca di fare la scelta giusta, quella grazie a cui tutto andrà bene.

Ma chi lo ha detto che esiste una scelta giusta che ci conduce alla “nostra” vita?

In potenza tutte le scelte sono valide. Parti dove sei, la differenza verrà dall’impegno che ci metti, le deviazioni che scegli o sei costretto a percorrere, a volte anche la possibilità o il coraggio di fare retromarcia, di tornare sui tuoi passi.

Abbiamo opzioni, non risposte.

Invece spesso facciamo semplicemente quello che ci troviamo davanti, seguiamo i modelli che abbiamo visto, senza chiederci se le “regole del mondo” ci piacciono, o se quelle aspirazioni sono davvero le nostre.

Ma cosa va davvero bene per noi? 

Non serve per forza un cambiamento radicale, bastano piccoli cambiamenti quotidiani. Con quell’atteggiamento che, secondo la ricercatrice Carol S. Dweck, distingue chi è convinto di poter cambiare da chi invece pensa che le cose sono destinate a restare statiche, così come sono. Tra chi prova e chi si ferma, tra chi dice “Sono fatto così” e chi pensa “Stavolta mi sono comportato così, ma alla prossima potrò fare diversamente

Parti dove sei, definisci senza timore chi sei e in cosa credi in questo momento.

Ma poi inizia ad agire, a fare, a sperimentare.

Cerca quello che ti nutre, che ti fa fiorire. Cerca quelle scelte che richiedono giorni, mesi o anni, ma che ti permettono di diventare.

Fino a essere qualcosa di nuovo, anche se ancora non sai cosa sia.

“Le persone hanno paura di quello che non possono classificare, che è solo un altro modo per dire che hanno paura di quello che non capiscono. A volte puoi sentirti perso, quando non riesci a identificare una precisa categoria a cui appartenere. Non lasciare che questo ti convinca a scegliere di fretta un’identità. Non esiste un unico modo di essere un viaggiatore, un artista, uno studioso, un supereroe, un filosofo. Accetti le definizioni degli altri solo quando sei troppo debole per creare le tue.” (Travel As Transformation: Conquer the Limits of Culture to Discover Your Own Identity, Gregory Diehl)

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