Troppo tardi per

Troppo tardi per cambiare meridiana orologio

Lo scorso anno, mia madre si è laureata. In teologia. Aveva già una prima laurea in agraria, dopo la quale ha lavorato tutta la vita come ricercatrice. Ma dopo essere andata in pensione, deve aver deciso che non era troppo tardi per fare qualcosa che le andava di fare.

In questi anni spesso l’ho presa un po’ in giro, quando mi diceva che non ci potevamo vedere perché doveva studiare per un esame: mi faceva sorridere vederla prendere così seriamente qualcosa che faceva “solo” per se stessa.

Ebbene, mi sembra il momento di ammetterlo pubblicamente. Mi sbagliavo.

Fare qualcosa per se stessi è probabilmente il motivo migliore per iniziare qualcosa.

 

E farlo seriamente merita sempre sostegno, che tu abbia vent’anni o il triplo. Anzi, in quest’ultimo caso forse anche un pizzico di ammirazione in più. Perché ad un certo punto ci sentiamo legittimati a lasciar perdere, a raccontarci che tanto è troppo tardi per, ci sembra naturale accontentarci di quello che abbiamo o sappiamo.

Ma se vogliamo qualcosa di diverso, cosa ci impedisce di iniziare?

Se non ora, quando?

Chissà perché ad un certo punto della vita ci convinciamo che è troppo tardi per fare le cose – come se dedicare il giusto tempo per imparare qualcosa fosse impensabile superata una certa soglia di età.

Ci sono poche cose certe, e una di queste è che il tempo non torna indietro.

Così, se vogliamo iniziare a suonare il pianoforte o a parlare il cinese, il migliore momento che abbiamo a disposizione è semplicemente ora. Ci metteremo tempo, e fatica. Ma non è stato lo stesso quando siamo saliti per la prima volta su una bicicletta, abbiamo provato a guidare, o siamo passati dall’imparare a leggere al sostenere esami all’università?

Spesso vediamo i risultati degli altri e non ci facciamo la domanda di come siano arrivati fin lì. È più semplice lasciarsi andare ad un moto di invidia e dirsi che tanto, per noi, è troppo tardi per cambiare. Possiamo ripeterci che è solo questione di fortuna e noi non l’abbiamo avuta. Oppure possiamo dirci che va bene così, che dobbiamo accontentarci – ma se sotto sotto sentiamo che non è vero, allora sono il senso di colpa o l’insicurezza che parlano per noi.

In questo caso è come se ci spegnessimo un poco alla volta, via via smettendo di desiderare qualcosa di diverso, come se fosse una pretesa al di là di ciò che meritiamo o che siamo in grado di fare.

Cosa voglio veramente?

Sembra banale sapere cosa vogliamo, ma a volte tra noi e ciò che vogliamo veramente si accumulano strati e strati di giudizio, esterno ed interno, opachi come uno schermo: la cultura e l’educazione secondo cui siamo stati cresciuti, le aspettative sociali, gli obblighi che ci siamo presi, la strada che abbiamo percorso fino ad oggi e che ci sembra pericoloso lasciare.

Non ci si sveglia la mattina sapendo cosa vogliamo fare, ma spesso capita di iniziare a svegliarsi la mattina sapendo che non ci sentiamo al posto giusto. E non è semplice, allora, fermarsi invece che correre ancora più veloci.

In testa gira sempre la stessa frase.

Ormai, è troppo tardi per cambiare. Tanto vale andare avanti.

Abbiamo sempre fatto così

Forse è profetico che io provassi un brivido ogni volta che qualcuno diceva “abbiamo sempre fatto così”. Mi sembrava una risposta assurda quando chiedevo il perché delle cose, ancor peggio se la domanda nasceva dal tentativo di capire qualcosa che non funzionava e che, forse, si sarebbe potuta cambiare.

Non so se vi succede, ma ogni tanto quando una data mi ricorda un avvenimento significativo della mia “storia faccio mentalmente il conto di quanti anni sono passati. Il giorno in cui sono partita per New York, l’addio al nubilato rock della mia migliore amica (nubifragio compreso), quel colloquio importante per cui ho fatto ore di anticamera. Quanti anni fa è successo? Cinque, dieci, quindici?

Sono forse la stessa persona che ero allora? Posso pretendere di fare le stesse scelte ancora e ancora e ancora?

Pensiamo di essere coerenti se a quarant’anni portiamo avanti le decisioni che abbiamo preso a venti. Ma, in fondo, è davvero così assurdo che le nostre scelte da adulti abbiano una consapevolezza diversa da quella che avevamo allora?

Le persone cercano di vivere le loro vite all’indietro, cercano di avere più cose, o più soldi, per fare di più quello che desiderano per essere più felici. In realtà, tutto funziona al contrario. Per avere quello che vuoi, innanzitutto devi essere quello che sei davvero, e poi fare quello che hai davvero bisogno di fare” (Margaret Young)

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