Il magico potere del networking

Fare Networking

Venerdì sera mi aggiravo sul parquet lucido di una palestra, con in faccia il sorriso tirato che indosso sempre quando devo andare ad uno dei miei personali momento patibolo: quello di fare networking.

Ci faccio i conti da un bel po’. Da quando il mio ruolo in azienda è gradualmente passato dal fare al proporre e quindi ho iniziato ad essere pagata per dedicarmi (anche) a una delle cose che mi piacciono di più.

Imparare.

Alle conferenze prendevo appunti su quello che ascoltavo e sulle idee che mi venivano, immaginavo l’applicabilità di modelli nel mio contesto, confrontavo i progetti in corso con quelli che erano già stati realizzati da altri.

E poi, arrivava il momento più tenuto. Quello, appunto, dedicato a fare networking.

Per me, una tortura. In generale, mi ritrovavo a cercare con lo sguardo qualcuno che già conoscevo, o mi muovevo senza dare troppo nell’occhio, affiancandomi a capannelli che già erano immersi nella conversazione, tenendomi abbastanza vicina da ascoltare quello che si diceva ma abbastanza lontana da non dover per forza intervenire in prima persona.

Non era granché meglio su LinkedIn. Certo, la mia rete di contatti era numericamente rilevante, ma come era cresciuta? E quante delle persone con cui ero collegata conoscevo davvero? I colleghi, i candidati incontrati una volta e con cui poi non avevo mantenuto una continuità di contatto, i tanti di cui avevo accettato in automatico la richiesta.

Quando però inizi a lavorare come consulente, la qualità del tuo network è una delle tue forze. E allora, che si fa?

Fare networking, perché?

Come suggerito tante volte ai miei clienti nei percorsi di Job Coaching, ho iniziato a chiedermi da dove derivava la mia resistenza a sviluppare contatti. Certo, sono una persona riservata e parlare con uno sconosciuto non è esattamente la cosa che mi viene più naturale. Ma, soprattutto, mi sono resa conto che avevo due pregiudizi:

  1. che fare networking tendesse a coincidere con un contatto usa-e-getta. Che si attivasse un collegamento perché si cerca un lavoro o un fornitore o un consiglio. Finita l’esigenza, finita la relazione.
  2. che chiedere sia uguale a disturbare, figuriamoci se lo faccio con uno sconosciuto. Non perché creda di essere così brava da non averne bisogno ma, al contrario, perché che diritto hai di togliere tempo agli altri per risolvere i tuoi dubbi?

Fare networking, come?

Come ne sono uscita? Rendendomi conto che, certo, ci sono persone che usano un approccio frettoloso – ma di solito vanno poco lontano. Ho ripreso i buoni consigli che avevo dato e che ancora non avevo messo del tutto in pratica. E, soprattutto, mi sono ricordata che credo fermamente che in fondo le persone sono spesso migliori di come le immaginiamo.

Ho iniziato ad utilizzate LinkedIn per richiedere collegamenti a persone che mi avevano colpito con le loro parole, che avevo incrociato ad eventi o in rete, con cui vedevo affinità o che mi incuriosivano. Scambiare messaggi, sentirsi al telefono, prendere un caffè. Perché la connessione diventi reale e non solo un numero tra i miei contatti.

Per fare networking dal vivo ho cercato contesti in cui è più semplice superare la barriera iniziale del “da dove inizio”, in cui puoi ascoltare una storia che ti ispiri per poi presentarti alla persona che l’ha raccontata, che non è più uno sconosciuto. Luoghi e gruppi in cui ti senti a tuo agio a dire la tua. Ma anche a non dire niente, e va bene lo stesso.

Perché chiedere significa ricevere ma anche dare. Ogni contatto è uno scambio.

Mi sono fermata un istante a pensare a quello che succede a me, quando ricevo una domanda. Mi scoccio, penso sia inopportuna? Al contrario, scopro spesso di esserne uscita anche io arricchita.

In una sala con cento persone faccio ancora fatica a resistere alla tentazione di mimetizzarmi con la tappezzeria. Ma cercando il mio modo personale di allargare la rete ho ricevuto consigli e offerto spunti, scambiato punti di vista, trovato idee e alleati con cui costruire nuovi progetti.

Chi l’avrebbe mai detto che fare networking è persino divertente?

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