Tutta la verità, solo l’autenticità

Be you. Belong. Autenticità è il coraggio di riconoscersi ed essere se stessi.

e.e. cummings lo sosteneva già un secolo fa:

“essere nessun altro che te stesso – in un mondo che fa del suo meglio, notte e giorno, per renderti chiunque altro – significa combattere la battaglia più dura che qualsiasi essere umano possa combattere”

Perché alla fine, cosa vuol dire autenticità?

Oggi siamo più che mai esposti al mondo, nelle interconnessioni necessarie e in quelle che ci scegliamo, nella pressione di corrispondere alle aspettative del contesto e in un bisogno sempre più forte di mostrarci, di essere visti, di essere riconosciuti.

Condividiamo i nostri pensieri e le nostre azioni nell’universo virtuale, ma il mondo cosa riceve e cosa capisce?

E prima ancora, sappiamo davvero quale messaggio vogliamo inviare?

Perché il punto in realtà sta qui: l’autenticità sta nella coerenza con quello che sentiamo e che vogliamo esprimere, non in come viene decodificato.

Sembra un ribaltamento logico, ma non lo è così tanto: le persone attorno a noi scelgono ogni giorno l’esperienza che hanno di noi, e noi ci possiamo fare ben poco. L’interpretazione è tutta nelle loro mani, determinata dal loro vissuto individuale, dalla nostra storia comune (se c’è) o dall’idea che si sono fatti di noi.

Non significa che modificare i comportamenti e le abitudini per allinearli ai nostri obiettivi sia inutile. Ma che, probabilmente, qualunque cosa faremo continueremo a scontentare qualcuno.

Funziona se vogliamo mettere sul mercato un prodotto, se vogliamo fare personal branding. Funziona in famiglia, o con gli amici. Non esiste una lista delle cose da fare e da non fare perché tutti siano soddisfatti e pensino che siamo delle brave persone.

Possiamo solo scegliere di allineare intenzione e autenticità.

Non che sia semplice.

Brené Brown (ricercatrice texana e una delle mie massime ispirazioni) nel suo libro I doni dell’imperfezione spiega in modo approfondito che le aspettative del contesto in cui ci muoviamo diventano il nostro modello di realizzazione, quindi l’asticella di riferimento nel misurare il nostro livello di autostima. È evidente che più gli standard verso cui ci misuriamo ci sembrano distanti da noi, più rischieremo di allontanarci da noi stessi per inseguire una presunta perfezione.

Che poi, se almeno servisse a qualcosa.

La verità è piuttosto diversa. Posso fare del mio meglio, mettere attenzione, chiedere scusa e rimediare se ho sbagliato. Ma, alla fine, io sono qui e porto avanti le mie scelte. Con la tua percezione c’entro poco.

L’interpretazione è al 100% roba tua.

Vale nella vita personale come nel lavoro: se organizzo e distribuisco compiti mi vedi come quella che mette a disposizione la propria capacità o come una maniaca del controllo? Quando segnalo un errore di battitura pensi ti voglia aiutare a consegnare un progetto ben fatto o che mi senta più brava?

Il ragionamento vale anche al contrario: come ci spieghiamo la reazione delle persone attorno a noi? Pensiamo siano in cattiva fede, pensiamo ce l’abbiano con noi? O ci conoscono solo per quello che abbiamo mostrato e quindi hanno una prospettiva limitata di noi e delle nostre motivazioni, dei nostri bisogni, delle nostre opinioni?

Credo che l’autenticità sia coraggio, e lo sia soprattutto nello scegliere i nostri limiti.

Non significa innalzare barriere o irrigidirsi credendo di aver ragione. Al contrario, è esprimere in modo aperto ciò che pensiamo, cosa proviamo, parlare delle nostre esperienze anche a costo di restare delusi.

Parlando di autenticità la Brown parla di persone incondizionate e inizia i suoi studi osservandole per comprenderne le caratteristiche. Si aspetta siano quelli che lavorano duramente, seguono le regole, ci provano finché ci riescono, puntano alla perfezione da manuale.

Scopre che è proprio il contrario.

Sembra più semplice adattarci alle aspettative altrui, per paura di deludere e – in definitiva – restare soli. La solitudine ci spaventa tanto che faremmo di tutto, per evitarla.

Ma è solo cercando il silenzio che possiamo trovare la giusta prospettiva che ci aiuta a vedere noi stessi.

“Coltivare una vita incondizionata non è come cercare di raggiungere una destinazione, è come camminare verso una stella nel cielo. Non arriviamo mai davvero, ma sappiamo che siamo nella direzione giusta.”

Ci sono passaggi che necessariamente dobbiamo affrontare da soli: agire è rischiare, sbagliare, ritentare, fallire e trionfare.

E allora, cos’è l’autenticità, cos’è la verità? È quello che diciamo agli altri, è quello che diciamo a noi stessi?

La soluzione non è quella di esporci senza filtri. Partire dal nucleo di quello che conta davvero, e non accettare di comprometterlo.

Scegliere, non lasciare che siano altri a scegliere per noi.

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