Nessuno sa cosa sta facendo (davvero, non solo tu)

Faro Beagle Channel_direzione

Aprile sarà un mese di inizi. Dopo una vita intera, nel percorso scolastico e professionale, in cui mi ero abituata ad essere quella brava, adesso che sono tornata ad essere un’apprendista provo livelli alternati di agitazione e terrore.

In preda a quella che si definisce Sindrome dell’impostore.

Ma chi mi credo di essere?

Come molti sono stata educata a non vantarmi e mi è stato ripetuto allo sfinimento che mettersi troppo in mostra è quanto meno di cattivo gusto. Se ci aggiungiamo un pizzico di perfezionismo (ok, facciamo pure un chilo) e una certa dose di ansia da confronto – immagina che bella ricetta.

Così, intanto che le cercavo per me, ho pensato potesse essere utile raccogliere e condividere qualche riflessione e strategia per superare indenni (o quasi) i momenti di dubbio.

Nessuno sa cosa sta facendo.

A prima vista rischia di essere la solita frase un po’ vuota, sullo stampo iper motivazionale americano (ed effettivamente l’ho letta in una intervista su thriveglobal.com ), ma racchiude al suo interno almeno un paio di idee molto potenti (e molto vere).

Prima di tutto, come diceva Giovanna in un post che ho molto apprezzato, chi non fa non sbaglia. E quindi prima inizieremo a vedere l’errore come un semplice effetto collaterale dell’azione e prima riusciremo a testare i limiti della nostra zona di comfort senza caricarci in anticipo dell’ansia di non dover fare errori.

Non sapere cosa stiamo facendo, poi, non significa che vada bene continuare ad ignorarlo.

Significa solo smettere di impiegare energie per cercare di nascondere quelle che percepiamo come mancanze, e dedicare invece il nostro tempo e impegno a imparare velocemente, continuare a metterci alla prova, migliorare.

O fallire, ma traendone l’insegnamento di escludere un percorso che non funziona e rimetterci rapidamente in azione.

Il che porta al punto due.

Non devi fare tutto da solo

Ci sono persone molto più brave di te in quello che invece per te è una tortura.

E allora, perché ti intestardisci a cercare di arrangiarti?

Abbiamo spesso la convinzione che se vogliamo che le cose vengano fatte in un certo modo, allora ce le dobbiamo fare noi. E già questo è un vincolo non da poco, quando ci impedisce di delegare. Perché il tempo e le energie a nostra disposizione non sono infiniti, e se non scegliamo a cosa dedicarci finiremo col fare quello che possiamo, anziché quello che vogliamo.

Scegli quello in cui sei bravo, quello che ti appassiona, quello che ti avvicina maggiormente al tuo obiettivo – qualunque esso sia.

Cerca chi compensa le cose in cui sei meno forte, chi ti offre un punto di vista differente. Imparerai – o lo farai fare direttamente a loro.

Inizia prima di essere pronto

Si è mai sentito di un aspirante maratoneta che si iscrive alla gara solo quando è già pronto a schierarsi sulla linea di partenza? Se non lo sapete ve lo dico io. No. Anzi, sono molto più numerosi quelli che si iscrivono ancora prima di iniziare a correre seriamente.

Non voglio dire che devi partire del tutto impreparato, ma che l’importante è dire ad alta voce quello che stai per fare.

Per poi costringerti effettivamente a farlo.

Pare che Reid Hoffman, co-fondatore di LinkedIn, abbia detto

“Se alla vostra prima uscita pubblica non siete in imbarazzo per il vostro prodotto, vuol dire che avete aspettato troppo prima di farlo uscire”

Quando ti confronti con gli altri,  paragoni il tuo interno a quello che invece gli altri scelgono di mostrare. È l’effetto social network: da un lato i tuoi dubbi, gli alti e bassi, le zone cieche che vorresti nascondere anche a te stesso. Dall’altra l’immagine patinata di tramonti e libri letti davanti al camino e allenamenti tracciati con l’ultima app. Ma se ci fermiamo un istante, proviamo a chiederci se noi per primi postiamo la nostra faccia spettinata al mattino, l’influenza di nostro figlio, il sacchetto della spesa che si è aperto rovesciando tutto per terra?

Forse non siamo gli unici imperfetti, forse siamo semplicemente tutti umani.

Il primo passo mette in movimento. E poi tutto il resto è da scoprire.

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