La vita è un viaggio da fare a piedi

Francigena Toscana

Monteriggioni dormiva ancora, in una mattina che sarebbe diventata di festa. Guardare le mura mentre la luce iniziava ad accenderle di sfumature dorate mi ricordava ancora una volta perché l’alba è il mio momento. Un piede davanti all’altro, seguendo la sagoma del piccolo pellegrino francigeno lungo la strada che mi conduceva tra i campi di grano ancora verde, in direzione del bosco. Intorno, il silenzio.

Avrei dovuto essere perfettamente in pace, ma non era così.

Come se avessero assunto una consistenza fisica, i miei pensieri sbattevano tra di loro così forte che mi davano il mal di testa. Invece che pace, una tortura.

D’altra parte, puoi allontanarti da tutto e tutti ma resti sempre con te stesso.

 Ci avevo provato, a sperimentare la meditazione; ed era stata una bella sfida, tra me e la mia mente. Stare lì, senza pensieri, senza fare niente. Ferma, dicono. Va bene, ma come? Seduta, sul divano, sdraiata per terra? E in che senso niente? Con tutte le cose che devo fare, con tutti i pensieri che mi girano in testa?

Poi ho scoperto la Meditazione Camminata.

Ora, non sono qui per raccontare di essere diventata un’esperta. Sarei poco credibile come promotrice della meditazione, seppur camminata. Perché comporta una lentezza che probabilmente su di me finirebbe per avere l’effetto opposto di innervosirmi (lo so, funziono al contrario).

Posso solo raccontare le sensazioni di quella mattina di tarda primavera toscana, in cui ho sperimentato la potenza rasserenante della natura su un animo agitato.

Ogni volta che mi metto in cammino da sola, aprire gli occhi quando fuori è ancora buio diventa una costante. La sera non c’è granché da fare, dopo i molti chilometri della giornata sei stanco e finisci per crollare quando gli altri devono ancora uscire a cena.

La verità è che parto all’alba soprattutto perché amo la solitudine, il silenzio, la strada solo per me.

Spesso si parte per un Cammino quando qualcosa non va. Quando ci sentiamo incastrati, irrequieti, insoddisfatti. Quando ci rendiamo conto che abbiamo inseguito il ritmo degli altri e non abbiamo ascoltato il nostro.

Il cammino è un grande insegnante.

Quando sbagliamo strada dobbiamo avere il coraggio di tornare indietro. Ci fa riflettere su cosa sia davvero importante, perché le cose necessarie sono solo quelle che possiamo portare in spalla. Ci fa scoprire cosa si nasconde ai nostri occhi quando andiamo troppo di fretta.

Da sola, in quel bosco di inizio giugno, ho capito cosa intendono gli orientali quando parlano di monkey mind. I miei pensieri sembravano delle scimmiette dispettose che picchiavano i pugni contro le pareti per uscire. Peccato che le pareti fossero quelle della mia scatola cranica.

Ho scoperto poi che, in quel momento, è iniziato il mio percorso di meditazione camminata. Riprendere contatto con il proprio corpo. Ascoltare il respiro, rallentando il passo se è troppo affannoso. Prestare attenzione alla sensazione del piede che appoggia per terra, diversa sulla strada di terra battuta o sulla ghiaia. Sentire il movimento dei passi che si susseguono e poco alla volta cullano i pensieri fino a farli calmare.

Per camminare ci si deve sbilanciare.

Forse per questo camminare insegna ad avere fiducia in sé, nella propria forza, nella propria capacità di arrivare ad una meta. Dobbiamo andare oltre, avere il coraggio di spostare il nostro baricentro.

E scoprire cosa c’è oltre la prossima collina.

Quando pratichiamo la meditazione camminata, ogni momento è un arrivo. La nostra vera casa è nell’istante presente. Quando entriamo profondamente nel momento, i nostri rimpianti e i nostri dispiaceri spariscono, e scopriamo la vita con tutte le sue meraviglie. Inspirando ripetiamo a noi stessi “Sono arrivato”: Espirando ripetiamo “Sono a casa”. In questo modo superiamo la distrazione e restiamo pacificamente nel presente, nell’unico momento a nostra disposizione per essere vivi. (Thich Nhat Hanh*)

*monaco buddhista, poeta e attivista vietnamita per la pace

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