«…potrebbe piovere!»

Monterosi – Formello, 24km

Alle otto sta già piovendo. Guardo il lato positivo della cosa: sono partita prestissimo e sono già alle cascate del Monte Gelato, i primi otto km sono andati. Ne mancano solo 16.

Vorrei fermarmi per una prima breve pausa ma, naturalmente, i locali pubblici della zona sono rivolti a turisti che a quest’ora stanno a malapena salendo in macchina per iniziare la loro gita. Forse. Con una giornata come questa immagino che più probabilmente siano tornati sotto le coperte per un’oretta di sonno extra. Il caffè è decisamente un’utopia. Mi accontento di sedermi sotto un albero sufficientemente fitto da schermare la pioggia, ancora abbastanza leggera. Mangio una banana, bevo un sorso d’acqua, controllo che lo zaino sia a posto. E in marcia.

Mi inoltro per sterrate che solcano i campi ondulati, punteggiati di casolari abbandonati e balle di fieno. La pioggia cade costante ma non eccessivamente fastidiosa, inizia ad aumentare proprio mentre sto per affrontare la salita verso il centro di Campagnano. Cerco di affrettarmi per trovare un riparo, ma sembra un paese fantasma: tutto spento, tutto silenzioso. Mi infilo nel primo bar che vedo, mi spiegano che stamattina i negozi sono chiusi perché era prevista un’interruzione dell’energia elettrica. Mi ritrovo catapultata nel più classico dei ritrovi di quartiere, a condividere le storie degli avventori abituali mentre aspetto che il diluvio si plachi almeno un po’.

Diminuisce, ma non ha alcuna intenzione di smettere. Quando scorgo un minimo miglioramento, mi faccio coraggio e mi rimetto in strada. Il borbottio che mi segue fin da stamattina è diventato un temporale, completo di lampi e tuoni. Cammino a testa bassa ma tutto sommato devo ammettere che nemmeno la pioggia riesce a scalfire la mia calma. Non fraintendete. Ne avrei volentieri fatto a meno. Ma, tutto sommato, non riesce a mettermi di cattivo umore.

 

Salgo fino al Santuario della Madonna del Sorbo e, da lì, scendo per la vallata. Davanti, una scena idilliaca: una prima conca in cui pascola una mandria di cavalli (ma i puledri possono rotolarsi per terra? Giuro che li ho visti), una seconda in cui mi trovo osservata da decine di paia di occhi di mucche al pascolo, una terza dove alcune giovani bufale si ricorrono.

E dopo un’ultima salita, le prime case di Formello. Avevo letto che vi si trova l’ostello più bello d’Italia: non posso un confronto diretto con tutti gli altri, ma certo dormire nel Palazzo dei Signori del luogo, sotto le travi a vista originali recuperate… ha decisamente il suo perché. E, chicca finale – cosa rende un pellegrino ancor più felice rispetto ad una lavatrice? Una lava-asciugatrice! Praticamente, il giardino dell’Eden. Mi riscaldo sotto un’infinita doccia calda mentre i miei panni girano.

C’è chi sostiene che domani sia l’ultimo giorno, ma ne siamo sicuri?

Giorno 9, 33 km a Roma

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