Vita a 4,5 all’ora

Vetralla – Monterosi, 31 km circa

Ogni giorno è uguale, ogni giorno è differente.

Ogni giorno è uguale perché l’essere umano è un animale che vive di abitudini, e in questo il pellegrino non fa certo differenza. Soprattutto al mattino, ciascuno ha il suo preciso rituale, la propria sequenza di azioni ben collaudata. La preparazione dello zaino, essenziale per non rischiare di dimenticare qualcuno dei preziosi oggetti, scelti uno per uno, per lui indispensabili. Calze e scarpe, per affrontare le migliaia di passi fino alla prossima meta. Le provviste di cibo e acqua da portare con sè, in quel personalissimo equilibrio tra necessità di avere sempre la giusta energia e non caricarsi di peso eccessivo.

Ma ogni giorno è anche diverso perché diversi saranno i passi, i luoghi, le persone che si incontreranno. E, naturalmente, perché diversi siamo noi.

Così una mattina ti svegli storto e quella dopo, invece, apri gli occhi e non vedi l’ora di partire. Saranno state le ciliegie prese in prestito ieri sera nel frutteto delle monache, ma stamattina mi sono svegliata di buon umore. Il monastero ancora silenzioso, a cena avevo sentito concordare le sette come orario di colazione.

Decisamente troppo tardi per me. Il mattino presto è il mio momento della giornata. Leggevo una descrizione della situazione del pellegrino come di una condizione liminale – quell’essere sulla soglia, in uno stato di potenzialità pura, dove tutto è ancora da esplorare e realizzare. L’ho trovato un pensiero forte e bellissimo, che rivedo esattamente nelle prime luci dell’alba. Il mondo che ancora si deve svegliare, la nuova giornata con tutte le sue possibilità davanti a noi.

Oggi, poi. Il sentiero si snodava attraverso boschi in cui la luce fluiva morbida, rifratta dall’umidità in sospensione. Il terreno soffice e profumato dal temporale di ieri sera, il silenzio rotto solo dal canto degli uccelli. Il percorso portava attraverso dei noccioleti, e concentrata a cercare la successiva indicazione è stata una sorpresa trovarmi ad un tratto di fronte alle cosiddette Torri di Orlando, antichi monumenti funebri romani che la leggenda lega al paladino medievale, probabilmente proprio per il legame con i racconti francigeni.

A Capranica ho visitato la Chiesa di San Francesco chiedendo le chiavi al Comandante dei Vigili – e mi sono goduta una visita privata in quella che ormai è altrimenti usata solo come sala comunale. A Sutri ho passeggiato nell’Anfiteatro scavato nel tufo e ho ammirato gli affreschi di un antico mitreo trasformato nel medioevo in chiesa, con una bella rappresentazione dei pellegrini in passaggio. E poi, dato che era ancora presto, ho deciso di proseguire e allungare la tappa fino a Monterosi.

Il cielo stava già cominciano a borbottare, così ho ridotto al minimo la sosta per il pranzo e mi sono rimessa in marcia. Ancora un sentiero nel bosco, passando accanto a cavalli al pascolo. Poi lunghe sterrate che costeggiano i prestigiosi campi da golf che punteggiano la zona. Un bel contrasto tra i miei scarponcini sempre più infangati e l’hummer giallo che usciva da uno dei cancelli.

Ho messo piede a Monterosi mentre cadevano le prime gocce di pioggia. Per oggi è andata bene, probabilmente domani recupererò con gli interessi. Ma ancora una volta, registro l’informazione delle previsioni negative, mi organizzo per avere uno zaino a prova di diluvio. Il resto si vedrà domani.

Giorno 8, 57 km a Roma

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