Uno, nessuno, centomila

Monteriggioni – Lucignano D’Arbia, 37km… +2

Sembra un paradosso, ma ogni volta che ci si mette in cammino il tempo sembra dilatarsi proprio mentre rallenta il movimento. Arrivi a sera e pensi che, anche se ti sei spostata solo di qualche decina di chilometri, è quasi come se avessi vissuto più volte la stessa giornata.

Così oggi è stato il giorno in cui ho incontrato Marcello, una di quelle persone speciali che spesso il Cammino regala.

E pensare che nemmeno volevo suonarlo, quel citofono. D’altra parte erano appena le sette, e nonostante i cartelli invitassero i pellegrini a fermarsi un attimo, mi sembrava davvero troppo presto per disturbare. Ma dopo un’ora abbondante di marcia, la voglia di una tazza di caffè caldo per fortuna era troppo forte per resistere.

“Fino a qualche anno fa, tra Monteriggioni e Siena non c’erano punti dove rifornirsi d’acqua. Così capitava che i pellegrini suonassero alla mia porta per chiedere se potevano riempire le bottiglie. Qui l’acqua non è un problema, così è arrivata la fontana”

Lo racconta come fosse la cosa più naturale del mondo. Probabilmente per lui lo è. Ma col passare dei mesi sono arrivati un tavolo a cui accomodarsi, un bagno per rinfrescarsi, la macchina per il caffè. “C’è anche della frutta, vedi tu cosa preferisci… io vado a preparare la panzanella, torno subito!” Sorseggio il mio caffè e, quando torna, ringrazio e saluto. Sono la prima ma non certo l’ultima faccia nuova di un’altra giornata che Marcello dona alla via Francigena.

 

Ma è stato anche il giorno in cui seduta in Piazza del Campo ho mangiato un panino scaldandomi al sole.

Mi serviva una pausa in questa giornata iniziata presto – tanto più che, a dirla tutta, mi ero svegliata poco dopo mezzanotte senza riuscire a riprendere sonno, presa dalla “Sindrome della Vigilia di Natale”. E che felicità, poi, quando poco dopo le cinque i profili delle colline avevano iniziato a stagliarsi sotto la sottile falce della luna. Finalmente potevo mettere mano allo zaino e prepararmi ad uscire.

Da lì, un saliscendi attraverso la Montagnola Senese. Il sentiero è ben segnato, ma non per questo il rischio di perdermi era scongiurato. La mia monkey mind, senza la briglia di obiettivi, scadenze o to-do-list sembrava così ubriaca di libertà da non riuscire a fermarsi. Saltabeccava così rapidamente tra l’immagine di un ricordo e un rumore inatteso, tra la sensazione in arrivo dalle gambe (fatica? Indolenzimento? O tutto bene?) e un dubbio su dove avrei dormito stasera (dubbio che avrei fatto meglio ad ascoltare…), tra un frammento di canzone e mille altri pensieri, che ad un certo punto pareva la testa mi stesse per esplodere. Così una volta a Siena eccomi a perdermi tra le vie, confondendomi con tutti gli altri turisti. Entrare nel Duomo per ammirare gli affreschi e i messali miniati della libreria Piccolomini, il coro e il pavimento intarsiato. Ma la strada era ancora lunga, tempo di ripartire.

E oggi è stato il giorno in cui ho dovuto dimostrare di aver capito che quando non puoi far nulla per cambiare la situazione… allora è inutile preoccuparsi.

Al massimo, puoi provare a prepararti. O gestire la tua reazione. Alle mie spalle, una volta uscita da Siena, le nuvole non erano più i candidi batuffoli di stamattina. Era evidente che il temporale era già iniziato. Non capivo a quale distanza o in quale direzione, ma il vento carico di umidità parlava chiaro, l’unica cosa sensata da fare era sistemare lo zaino per proteggerlo il più possibile ed estrarre il K-way prima che fosse troppo tardi.

Al primo tuono, ho rapidamente calcolato che all’arrivo della tappa odierna mancavano ancora almeno due ore di marcia. Pochi minuti, e ho visto distintamente un muro d’acqua che si avvicinava a velocità sostenuta. E io che ne diventavo parte. E allora che fare? Un passo dopo l’altro, la direzione resta la stessa anche al bagnato.

Incontro la prima pellegrina della giornata, è Argentina ma vive negli Stati Uniti e non si capisce esattamente da dove le sia venuta l’idea di mescolare un viaggio di lavoro in Italia con qualche giorno sulla Francigena. Quel che conta è che in due è meno pesante camminare mentre le scarpe diventano sempre più fradice, anche se non potete guardarvi troppo in faccia perché per proteggersi un po’ si è costretti a tenere la testa bassa.

Infine, oggi è stato il giorno in cui mi sono dovuta ricordare che un indirizzo non è solo un dettaglio.

Che dormire in centro al paese o in una frazione, può fare la differenza. Che saranno anche solo due km, ma dopo i precedenti 37 e quattro ore di pioggia possono pesare come dieci.

Non credo stanotte avrò problemi a dormire 🙂

Giorno uno, 258 km a Roma

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