#seguilatuabussola – Berlino, un paesaggio interiore (1)

Ci sono città che sembrano immediatamente raccontarci un paesaggio interiore che nemmeno conoscevamo. Ho messo piede a New York per la prima volta meno di due mesi dopo la laurea. Era una preistoria senza rete e senza l’ubiquità delle immagini condivise, ero una viaggiatrice impacciata al suo primo volo intercontinentale – ma mi è sembrato di riconoscerla subito, come se aspettasse proprio me. Sono arrivata a Santiago del Cile con quasi il doppio degli anni e uno zaino molto più leggero, e dopo pochi passi mi pareva che la città mi avesse già abbracciato, invitandomi a fermarmi per conoscerci meglio.

Berlino la corteggiavo da sempre, prima con negli occhi quelle immagini di gioia pura della libertà, poi immaginando che ci sarei stata per correre la sua maratona, una delle più famose e veloci al mondo. 

Invece ho scelto un weekend a caso, ho comprato un volo low cost, e sono partita.

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Imperfette prove di nirvana

Donne della prefettura di Kagawa preparano udon da distribuire ai pellegrini - anche questo è nirvana!

Ma voi lo sapete cosa vuol dire nirvana?

Lo chiedo perché la quarta e ultima prefettura, quella di Kagawa, rappresenta quella parte del percorso che ha permesso a Kobo Daishi di raggiungere questo stato perfetto di pace e felicità.

Ma io di nirvana ne sapevo ben poco, associandolo a un generico senso di pace e benessere dato dal superamento di tutto ciò che è materiale e transitorio. Così, tanto per cominciare, sono andata a cercarla nel dizionario:

nirvana s. m. dal sanscrito nirvāṇa «estinzione»

E chi se la aspettava, questa? Certo, il distacco dalle cose terrene, dalle passioni che ci dominano rendendo il più delle volte la nostra vita un gran casino. Ma da qui ad arrivare all’idea di estinzione, mi sembrava ci fosse ancora un bel salto concettuale.

Però, in fondo, qual è l’effetto di migliaia e migliaia di passi messi uno in fila all’altro?

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Ogni cosa è illuminata

Ogni percorso iniziatico passa attraverso un qualche tipo di illuminazione, ma più che altro la mia settimana nella prefettura di Ehime è illuminata dal sole.

Un sole estivo, di quelli che al mattino rendono più semplice la partenza e a mezzogiorno invitano a una sosta all’ombra. È bello camminare così, anche se tornerò a casa con il volto e le braccia color biscotto e il resto del corpo pallido come sempre.

Con il passare delle settimane l’arrivo del giorno si è visibilmente anticipato, e così posso godermi l’ora che preferisco: quella poco dopo l’alba, in cui le città si stanno ancora svegliando, i ragazzi vanno a scuola in bicicletta, le persone si affacciano incuriosite al tuo passaggio.

Cammino nella luce che diventa più intensa, mi godo i paesaggi che cambiano e i miei pensieri che li seguono.

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Il temperamento del tuo viaggio

Fino a un attimo prima era una vacanza, e all’improvviso è diventato un viaggio. E il viaggio sgomita, perché vuole dire la sua e non si accontenta di attenersi a un programma che è stato deciso prima, quando ancora non avevi messo piede sul posto e quindi, fondamentalmente, non ne capivi niente.

È come se ci fosse un timer che scatta in automatico.

Il carattere del viaggio sembra spesso scorbutico. Ma di solito ha ragione: di quanti luoghi avevamo la sottile sensazione di conoscerli, solo per averli visti in un film, in fotografia o leggendo una guida?

Ecco, il viaggio entra con una spallata quando decide che è arrivato il momento di farti capire che le cose non sono esattamente come te le avevano raccontate, o te le eri raccontate.

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Io ballo da sola

Shikoku_Cape Muroto_Sunset

La seconda parte del Cammino, quella che attraversa la prefettura di Kochi, è chiamata Shūgyō – indica cioè un passaggio di austerità e disciplina. Guardavo la mappa, e mi chiedevo perché.

Certo, in confronto ai giorni precedenti, in cui la contiguità dei numerosi templi cittadini aveva permesso un’abbuffata di ben 22 soste in una sola settimana, qui le distanze si fanno ben diverse. Se già la città ha via via lasciato spazio a un paesaggio più rurale, di risaie e abitazioni che sembrano cristallizzate al Periodo Edo, adesso si prospettano orizzonti silenziosi a perdita d’occhio.

Guardo la linea dei passi futuri, che sembra giocare con la linea costiera, e mi chiedo –

Una volta sopravvissuta ai primi henro korogashi, quale durezza può derivare dal mare?

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