Solo un’altra scusa

Credo che i Giapponesi riescano a inserire uno scusa in ogni frase che pronunciano. Scusa quando devono farti attendere e scusa quando non sanno rispondere alla tua domanda. Ma anche scusa se vi incrociate sulla stessa soglia e dovete decidere chi passa per primo, scusa se alla cassa del supermercato ci sono più di due persone in fila.

Forse non ci avrei fatto così tanto caso se qualche anno fa non avessi letto uno studio sull’utilizzo di questa parola nelle diverse culture e nei diversi contesti: è così che ho iniziato la mia piccola battaglia culturale nei confronti dell’abuso di questa parola

Dire scusa sembra un modo innocuo per iniziare un’email, per introdursi in una conversazione, per sostenere la propria opinione senza sembrare troppo aggressivi. Sembra così innocuo che è diventato un’abitudine di cui non ci rendiamo più conto

E noi donne diciamo scusa un sacco di volte, e troppo spesso lo diciamo a sproposito.

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Alla ricerca del tempo perduto (ovvero, dove trovare la tua 25esima ora)

Prendersi cura del tempo - Arequipa Monastero di Santa Catalina

Ci sono giornate che nascono storte. Guardi l’agenda che ti racconta senza esitazioni la lista delle cose da fare. Mentre tu hai solo voglia di perdere tempo.

Di solito quando mi capita inizio a guardarmi intorno e decido che devo fare ordine, pena l’impossibilità di combinare qualsiasi cosa di produttivo. Mai che capiti in un tranquillo sabato pomeriggio, questa frenesia. Di solito è un martedì mattina qualunque, quando invece avrei altro di più urgente a cui pensare. Ma non c’è verso di fare altrimenti: è come se il disordine dello spazio diventasse disordine della mente. Così lascio che il computer aspetti, e metto mano ai libri.

La disposizione dei volumi nelle librerie casalinghe racconta molte cose. Lo trovo uno studio affascinante, come quello dei carrelli del supermercato – a cui non posso fare a meno di dedicarmi quando sono in attesa alla cassa, immaginandomi la vita di chi mi precede in coda.

C’è chi applica ai propri libri un rigoroso ordine alfabetico per autore e chi preferisce un criterio estetico, scegliendo abbinamenti per forma e colore; chi distingue per casa editrice e chi infila semplicemente il libro dove trova posto.

Nella casa minuscola in cui vivo ho libri dappertutto, e se entrasse uno sconosciuto solo osservandoli potrebbe farsi un’idea abbastanza precisa di come sono arrivata fin qui, dove voglio andare, e perché.

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Fare oppure essere?

Via degli Dei verso Fiesole e Firenze

Da quando sono tornata a Milano dopo il mio trimestre zaino in spalla, mi sposto con i mezzi pubblici, o a piedi. Se non sono di fretta, mi piace affidarmi al solo senso dell’orientamento (che a volte prende sonore cantonate, il che però fa parte dei rischi del mestiere) senza vincolarmi a un percorso preciso, seguendo quello che attira la mia attenzione: la facciata di un palazzo storico, l’ombra di un viale secondario, un terrazzo traboccante di verde che si intuisce lassù in cima. Altre volte, invece, mi rendo conto di essere contagiata dalla cattiva abitudine di vivere guardando lo schermo del cellulare, invece che il mondo attorno a me.

L’espressione inglese rende molto bene il paradosso: siamo sempre meno “human beings” (esseri umani) e sempre più “human doings” (“fare” umani).

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Tempi di recupero

Tempi di recupero: Allenamento e riposo

Maggio è stato un mese a più strati, di quelli in cui ti destreggi come puoi ma le giornate sembrano non avere mai fine. È stato un mese di obiettivi raggiunti, progetti che hanno iniziato a muovere i primi passi concreti, incontri cercati e altri arrivati a sorpresa, momenti di chiarezza ma anche di stanchezza.

Il riposo? Non pervenuto.

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Ma quanto (ti) costa?

Qual è la tua unità di misura del valore?

Non ho mai pensato molto al mio rapporto con il denaro. Sono cresciuta in una famiglia in cui di soldi si parlava poco e, in qualche modo, questo mi ha lasciato la convinzione che il denaro non fosse poi così importante. O, per lo meno, che lo fosse solo in relazione a quello che permette di realizzare.

Un mezzo, non certo un fine.

Non mi sono mai posta la domanda se il mio stipendio fosse alto o basso in relazione alle mie competenze, al mio impegno, alle mie responsabilità. Mi chiedevo solo se lo stipendio che ricevevo fosse adeguato alla vita che volevo vivere, a permettermi l’indipendenza e di dedicarmi a ciò che mi appassionava. Leggi tutto “Ma quanto (ti) costa?”