Aprire solo in caso di emergenza

Tokyo, Yanaka Graveyard flowers hanami hope speranza fiori

È partito un nuovo progetto. Un progetto di quelli grandi, a cui tengo molto, che mi ha fatto mettere a fuoco una delle strade che voglio percorrere nei prossimi mesi.

È partito bene perché ci ho messo impegno e dedizione, anche nei giorni in cui proprio non ne avevo voglia.

D’altra parte, lo so che la mia comfort zone non è adattarmi, ma resistere. Leggi tutto “Aprire solo in caso di emergenza”

Come dire di no e vivere felici

Just say no - come dire di no

Maggio è stato una giostra vorticante che mi sembrava di non poter fermare. Mi sono fatta travolgere dall’entusiasmo dei progetti e delle idee e ho finito col sentirmi sopraffatta da questo accumulo stimolante ma sempre più difficile da tenere in equilibrio.

Così ho messo tutto in pausa per un paio di giorni per riflettere su cosa voglio fare nella seconda parte dell’anno. Ho raccolto le idee sui prossimi progetti e ho cercato di capire quanto tempo e quali risorse mi potranno servire per realizzarli. E ho capito che devo iniziare a dire qualche no, per tornare a respirare e per avvicinarmi ancora un passo alla persona che vorrei essere. Leggi tutto “Come dire di no e vivere felici”

Ho voluto la bicicletta

La cholita continua a passare pacchi, il guidatore li incastra in un castello colorato che si innalza sopra alle fondamenta costituite dalle valigie degli altri passeggeri.

Penso che nel mio ultimo trasloco c’era meno roba.

Seguo lo sguardo poco convinto di uno degli altri viaggiatori e concordo che sì, la regolamentazione sul carico massimo trasportabile non deve essere in cima ai pensieri dell’autista. Per non parlare della sagoma, avvolta strettamente nella cerata blu.

Poi, il colpo di scena. Non ci sono abbastanza posti a sedere.

La cholita cerca di convincere l’autista a far stringere gli altri passeggeri. Lui è dubbioso. Gli sguardi sono eloquenti.  Nessuno pensa di poter di passare sei ore di tornanti più stretto di quanto già sia, con il bagaglio a mano in grembo e a malapena il posto per le gambe. Così la danza riprende. I pacchi colorati scendono uno alla volta. Io spero che non ci finisca in mezzo anche il mio zaino, cerco di guardare dallo specchietto retrovisore. Finalmente, si parte.

Ma alla fine, esattamente, perché sono finita su questo minibus sperando che non si ribalti alla prima curva?

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Body, Mind, Soul

Firenze, stretti uno accanto all’altro, attendiamo la partenza schierati disciplinatamente nella nostra griglia. Sconosciuti ma tutti con in testa lo stesso pensiero, la sfida con noi stessi dei 42 km (e 195 metri, e garantisco non si tratta di un eccesso di precisione) che stiamo per affrontare. La mattinata è fresca ma già luminosa, perfetta per una gara. Scambiamo qualche parola, ognuno tra voglia di raccontare il suo sogno e un po’ di ritrosia (e scaramanzia) nell’esporsi troppo.

Corro e parlo di corsa. Lo so. Tanto. Forse per qualcuno anche troppo. Ma la corsa è una passione che, indubbiamente, definisce una parte di me.

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