Ma quanto (ti) costa?

Qual è la tua unità di misura del valore?

Non ho mai pensato molto al mio rapporto con il denaro. Sono cresciuta in una famiglia in cui di soldi si parlava poco e, in qualche modo, questo mi ha lasciato la convinzione che il denaro non fosse poi così importante. O, per lo meno, che lo fosse solo in relazione a quello che permette di realizzare.

Un mezzo, non certo un fine.

Non mi sono mai posta la domanda se il mio stipendio fosse alto o basso in relazione alle mie competenze, al mio impegno, alle mie responsabilità. Mi chiedevo solo se lo stipendio che ricevevo fosse adeguato alla vita che volevo vivere, a permettermi l’indipendenza e di dedicarmi a ciò che mi appassionava. Leggi tutto “Ma quanto (ti) costa?”

London Calling

Londra non era prevista.

Anche se c’era, in un angolo, il pensiero che tutto sommato avrei potuto approfittare dello scalo per una giornata in città. Prendere un volo alla sera, per rivederla anche solo qualche ora. Giusto pochi giorni prima mi ero resa conto che sono cinque anni che non ci mettevo piede, da quel weekend con mia sorella (quella vera) e mia sorella (quella per anzianità di sopportazione). Tre giorni di vento, tè delle cinque, chiacchiere, un musical, stupore da bambine nei corridoi di Harrod’s, pranzi al pub.

Non ho ancora capito se l’universo mi ascolta anche troppo o se ha uno strano senso dell’umorismo.

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In che senso?

Viaggiare è una perfetta una terapia d’urto per risvegliare sensi intorpiditi, quando tutto ci sembra piatto e poco interessante.

Per interpellare il gusto non c’è nemmeno bisogno di andare lontano.

È un percorso che parte semplicemente con le materie prime, quelle che non hanno attraversato centinaia di chilometri per raggiungere gli scaffali, il pranzo che inizia con il salame del piccolo produttore del paese e finisce con una crostata preparata con le pesche delle piante dell’orto. Le culture differenti, che sia andando lontano o incontrandole sotto casa, lo solleticando offrendo spezie, consistenze, prodotti che non gli sono familiari.

L’olfatto l’ho scoperto alla prima vacanza in moto.

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Il giro (del Sudamerica) in 80 giorni

Qual è la cosa più strana che ti sia mai mancata? A me, gli avverbi.

Mi mancano proprio, direi a pari merito con il caffè. Che è sicuramente più banale e più prevedibile. Ma è la verità.

In qualche modo mi sono adattata allo spagnolo. Già prima di partire lo capivo abbastanza, e l’immersione accelerata in un modo fatto solo di questo idioma ha accelerato il processo. Sto imparando a districarmi tra i diversi accenti, dall’Argentino con le sue esse che si sciolgono in un’inflessione che al mio orecchio poco allenato richiamava quella dei vicini brasiliani, fino ai cileni, i più difficili, per la parlata accelerata e che tende a troncare le parole.

I libri portati da casa sono finiti velocemente, e li ho lasciati via via sul percorso per i prossimi viaggiatori, sostituendoli con altri che mi conducano nella lingua e nella cultura dei luoghi in cui mi trovo. Vedo film doppiati nelle lunghe tratte di autobus. E parlo, naturalmente. Ho iniziato con le richieste pratiche, quelle che ti permettono di mangiare e dormire e spostarti da un luogo all’altro. Ho continuato raccontando di me e del mio viaggio. Ogni tanto mi mancano le parole, non so coniugare i verbi.

Ma quello che mi mette davvero in crisi sono le sfumature. Gli avverbi, appunto.

Mi pare di avere un linguaggio statico, monocorde, piatto come se gli mancasse una dimensione. Una tortura, per me che invece cerco per quanto possibile l’esattezza del senso e l’eleganza della forma. Leggi tutto “Il giro (del Sudamerica) in 80 giorni”

Una volta arrivati in cima, si può solo scendere

Se mi è chiaro perché i popoli andini abbiano sempre rispettato le montagne come luoghi di vicinanza privilegiata agli dei o divinità loro stesse, la sensazione si amplifica ulteriormente quando arrivo a Pucon. La routine ormai è così collaudata che vado in automatico. È mattino presto, scendo dall’autobus, aspetto lo zaino, lo carico in spalla, seguo la mappa fino al nuovo ostello.

E poi, finalmente, alzo lo sguardo.

Il Vulcano Villarrica è lì, a scrutare la città dall’alto. Sembra quasi di poterlo toccare e io nemmeno lo avevo visto, con lo sguardo basso di quando vai troppo di fretta. Sarà la forma perfetta di quel cono bianco, coronato da una nuvoletta che appare così innocente.

Lo trovo semplicemente ipnotico.

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