La sostenibilità dei sogni

Si diceva che intanto bisogna fare il primo passo, e su quello Lucia era partita carica e piena di entusiasmo. Nel suo lavoro è sempre stata brava, i risultati arrivavano e gli obiettivi, anche quando erano impegnativi, non avevano tanto rappresentato un ostacolo ma una sfida stimolante, una scalata per arrivare in vetta e piantare, fiera, la sua bandierina.

Solo che,  a distanza di un anno dalla decisione di mettersi in proprio, le cose non stavano andando esattamente come pianificato.

Perché nessuno le aveva detto che anche i sogni devono superare un test di sostenibilità?

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Alla ricerca del tempo perduto (ovvero, dove trovare la tua 25esima ora)

Prendersi cura del tempo - Arequipa Monastero di Santa Catalina

Ci sono giornate che nascono storte. Guardi l’agenda che ti racconta senza esitazioni la lista delle cose da fare. Mentre tu hai solo voglia di perdere tempo.

Di solito quando mi capita inizio a guardarmi intorno e decido che devo fare ordine, pena l’impossibilità di combinare qualsiasi cosa di produttivo. Mai che capiti in un tranquillo sabato pomeriggio, questa frenesia. Di solito è un martedì mattina qualunque, quando invece avrei altro di più urgente a cui pensare. Ma non c’è verso di fare altrimenti: è come se il disordine dello spazio diventasse disordine della mente. Così lascio che il computer aspetti, e metto mano ai libri.

La disposizione dei volumi nelle librerie casalinghe racconta molte cose. Lo trovo uno studio affascinante, come quello dei carrelli del supermercato – a cui non posso fare a meno di dedicarmi quando sono in attesa alla cassa, immaginandomi la vita di chi mi precede in coda.

C’è chi applica ai propri libri un rigoroso ordine alfabetico per autore e chi preferisce un criterio estetico, scegliendo abbinamenti per forma e colore; chi distingue per casa editrice e chi infila semplicemente il libro dove trova posto.

Nella casa minuscola in cui vivo ho libri dappertutto, e se entrasse uno sconosciuto solo osservandoli potrebbe farsi un’idea abbastanza precisa di come sono arrivata fin qui, dove voglio andare, e perché.

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#seguilatuabussola – Previsioni dal futuro (ipotetico)

Una bambina balla in una strada di Akihabara a Tokyo: uno sguardo diverso sul futuro

Nella lingua dei Chamacoco, una popolazione india del Paraguay, la negazione si esprime con il futuro. Per dire “non ti amo” si dice “ti amerò”; per dire “non ti pago” si dice “pagherò”. Dunque adesso non ti amo, non ti pago; cioè “ti amerò”, “ti pagherò”, ma domani, sempre domani, dunque mai. (Claudio Magris, La Lettura #375)

Ognuno ha il suo modo per rilassarsi la domenica pomeriggio.

Io leggo il giornale.

Mi piace il gesto di stendere le pagine ampie per cui serve appoggiarsi al tavolo, o allargarsi comodi sul divano. Cerco di superare il disincanto che accompagna la politica, scorro veloce la cronaca, mi soffermo se qualcosa cattura la mia attenzione. Mi concedo quella che potrebbe sembrare piacevole inutilità, e mi immergo finalmente nell’inserto culturale. La domenica lo assaggio solo, per poi tenerne una pagina al mattino mentre faccio colazione, un’altra mentre mi asciugo i capelli. A volte scopro qualcosa di cui non sapevo niente, altre mi guardo intorno come se chi ha scritto un articolo mi stesse spiando e avesse scelto l’argomento proprio per me.

Quella domenica mattina stavo parlando di futuro con mio fratello.

Anzi, no, non è esatto. Più che altro stavamo parlando di mezzi progetti, di idee, di spunti. Quelli che ti passano nella testa ma non sembrano trovare la strada per uscire da lì, e diventare qualcosa di vero.

Il futuro dei Chamacoco, quello che non si realizza mai.

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Nella palude del cambiamento

Una barca nel centro del Peru - Huancayo

Chi lo ha detto che il cambiamento è difficile? Cambiare è semplicissimo: ci pensi per giorni o settimane, valuti tutte le possibili alternative, soppesi i pro e i contro. Poi prendi una decisione ed ecco, tutto succede in un lampo. Hai detto sì, hai detto no, hai aperto la porta e sei entrato o l’hai chiusa dietro di te senza voltarti. 

Scatta un momento in cui non hai più dubbi o non hai più scelta, in cui sei pronto a decidere o qualcuno ha deciso per te. 

In ogni caso, che tu ci abbia pensato per un minuto o per un anno, il cambiamento avviene in quell’istante, e poi niente sarà come prima.

Tu non sarai più come prima.

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Confessioni di un’apprendista freelance

Natale_Valparaiso_Cerro Alegre_freelance

È arrivato dicembre.

Il mese delle luminarie, dei mercatini, del “se non ci vediamo più inizio a farti gli auguri”. Il mese in cui inizi a riflettere sull’anno passato, sui progetti che avevi e su quello che hai effettivamente realizzato. Il mese dell’ansia del tempo, già veloce nei mesi precedenti e che adesso sembra scorrere come un fiume in piena, che nella sua corsa travolge tutti i programmi, e te nel mezzo.

Ancor più se sei un freelance.

Sono stanca. Sono settimane che prometto e mi riprometto di fermarmi e fare il punto della situazione. Di quest’anno diverso da tutti gli altri, di quest’anno libero.

Essere liberi è bellissimo, ma non è così semplice come sembra.

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