La lista dell’essenziale

La scorsa settimana mia madre ha compiuto gli anni. Un compleanno significativo, di quelli tondi, per cui tra noi figli era partito il consueto tam-tam per pensare al regalo da farle.

Se io sono allergica alle feste comandate, non è che i miei fratelli siano tanto meglio. Mia sorella adesso se la cava con la scusa di essere agli antipodi, mio fratello solleva la domanda così lascia agli altri l’onere di tirare fuori un’idea.

Stavolta, però, avevo un asso nella manica da sfoderare.

Mia madre, che dopo la pensione è diventata più attiva e impegnata di prima, e ha un’agenda più piena della mia, da qualche mese fa parte di un gruppo di nordic walking.

Il suo gruppo quest’estate andrà a Santiago, e noi le abbiamo regalato l’essenziale per mettersi in cammino.

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Come (ri)calibrare la bussola dei tuoi valori

Il 2018 è stato un anno anomalo, per una viaggiatrice come me.

Ho parlato molto di viaggi e cammini, ma ne ho fatti ben pochi. Dovevo ancora metabolizzare il trimestre sabbatico sudamericano, e avviare la nuova attività da libera professionista (con le insicurezze e i dubbi che ne derivano).

Non mi sentivo di partire. Non sapevo se ero pronta, o se me lo meritavo.

Il 2019 invece è stato in continuo movimento.

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La sostenibilità dei sogni

Si diceva che intanto bisogna fare il primo passo, e su quello Lucia era partita carica e piena di entusiasmo. Nel suo lavoro è sempre stata brava, i risultati arrivavano e gli obiettivi, anche quando erano impegnativi, non avevano tanto rappresentato un ostacolo ma una sfida stimolante, una scalata per arrivare in vetta e piantare, fiera, la sua bandierina.

Solo che,  a distanza di un anno dalla decisione di mettersi in proprio, le cose non stavano andando esattamente come pianificato.

Perché nessuno le aveva detto che anche i sogni devono superare un test di sostenibilità?

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Alla ricerca del tempo perduto (ovvero, dove trovare la tua 25esima ora)

Prendersi cura del tempo - Arequipa Monastero di Santa Catalina

Ci sono giornate che nascono storte. Guardi l’agenda che ti racconta senza esitazioni la lista delle cose da fare. Mentre tu hai solo voglia di perdere tempo.

Di solito quando mi capita inizio a guardarmi intorno e decido che devo fare ordine, pena l’impossibilità di combinare qualsiasi cosa di produttivo. Mai che capiti in un tranquillo sabato pomeriggio, questa frenesia. Di solito è un martedì mattina qualunque, quando invece avrei altro di più urgente a cui pensare. Ma non c’è verso di fare altrimenti: è come se il disordine dello spazio diventasse disordine della mente. Così lascio che il computer aspetti, e metto mano ai libri.

La disposizione dei volumi nelle librerie casalinghe racconta molte cose. Lo trovo uno studio affascinante, come quello dei carrelli del supermercato – a cui non posso fare a meno di dedicarmi quando sono in attesa alla cassa, immaginandomi la vita di chi mi precede in coda.

C’è chi applica ai propri libri un rigoroso ordine alfabetico per autore e chi preferisce un criterio estetico, scegliendo abbinamenti per forma e colore; chi distingue per casa editrice e chi infila semplicemente il libro dove trova posto.

Nella casa minuscola in cui vivo ho libri dappertutto, e se entrasse uno sconosciuto solo osservandoli potrebbe farsi un’idea abbastanza precisa di come sono arrivata fin qui, dove voglio andare, e perché.

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#seguilatuabussola – Previsioni dal futuro (ipotetico)

Una bambina balla in una strada di Akihabara a Tokyo: uno sguardo diverso sul futuro

Nella lingua dei Chamacoco, una popolazione india del Paraguay, la negazione si esprime con il futuro. Per dire “non ti amo” si dice “ti amerò”; per dire “non ti pago” si dice “pagherò”. Dunque adesso non ti amo, non ti pago; cioè “ti amerò”, “ti pagherò”, ma domani, sempre domani, dunque mai. (Claudio Magris, La Lettura #375)

Ognuno ha il suo modo per rilassarsi la domenica pomeriggio.

Io leggo il giornale.

Mi piace il gesto di stendere le pagine ampie per cui serve appoggiarsi al tavolo, o allargarsi comodi sul divano. Cerco di superare il disincanto che accompagna la politica, scorro veloce la cronaca, mi soffermo se qualcosa cattura la mia attenzione. Mi concedo quella che potrebbe sembrare piacevole inutilità, e mi immergo finalmente nell’inserto culturale. La domenica lo assaggio solo, per poi tenerne una pagina al mattino mentre faccio colazione, un’altra mentre mi asciugo i capelli. A volte scopro qualcosa di cui non sapevo niente, altre mi guardo intorno come se chi ha scritto un articolo mi stesse spiando e avesse scelto l’argomento proprio per me.

Quella domenica mattina stavo parlando di futuro con mio fratello.

Anzi, no, non è esatto. Più che altro stavamo parlando di mezzi progetti, di idee, di spunti. Quelli che ti passano nella testa ma non sembrano trovare la strada per uscire da lì, e diventare qualcosa di vero.

Il futuro dei Chamacoco, quello che non si realizza mai.

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