Diversità da seminare, coltivare, raccogliere

Un mazzo multicolore di tulipani, la bellezza della diversità da coltivare e raccogliere
Foto di Alice Achterhof @alicegrace

La mia parola dell’anno è raccogliere. È il terzo anno che trovo un filo conduttore per i dodici mesi che iniziano, e ogni volta mi sembra di non essere io a scegliere la parola, ma che sia lei a scegliere me. Parto da un’idea, mi immergo nella diversità di etimologie e sfumature, immagino di dirigermi in una direzione e mi trovo in quella opposta.

Raccogliere mi sembrava pretenzioso.

Come dichiarare di voler stare seduta ad aspettare il ritorno di quanto investito. 

Ma raccogliere è un verbo, non un sostantivo. Niente di statico, niente di scontato. 

Una parola che racconta un intero anno: per raccogliere bisogna prima seminare, prendersi cura dei germogli quando sono ancora delicati, affrontare il sole e la pioggia, osservare i frutti per metterli da parte via via che arrivano a maturazione, evitando che possano andare sprecati.

Un bell’investimento.

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