Il dover(ismo) mi chiama

Non credo sia una parola che esiste davvero, ma la prima volta che Manuela l’ha usata non ho potuto che pensare fosse perfetta. Doverismi.

Li conosciamo tutti, anche se magari non li chiamiamo così.

I doverismi non sono costrizioni, che pesano sulle spalle come un giogo sotto cui, a seconda del carattere e del momento, ci divincoliamo per sfuggire o ci incurviamo un po’, per sostenerne meglio il peso. Non sono nemmeno leggi o regole scritte nero su bianco, che se infrante portano delle conseguenze al benessere collettivo o personale.

I doverismi sono molto più subdoli, perché ce li inventiamo noi.

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#seguilatuabussola – I mille pezzi dell’armonia

Mille colori, mille forme, mille possibilità - la mia idea di armonia

La prima volta in Giappone è stata un caso, e non ricordo che idea ne avessi prima di metterci piede. Un puzzle immaginario di tecnologia e velocità moderna da un lato, di armonia e delicatezza della tradizione di geishe e samurai dall’altro.

Per molti versi, quello che ho trovato mi ha spiazzato. Non riuscivo a “mettere insieme i pezzi” di quello che osservavo. Perché cercavo di incastrarli nella cornice del mio punto di vista, occidentale e ben poco consapevole della cultura che stava dietro agli atteggiamenti, ai gesti, alle abitudini che vedevo attorno a me.

Così sono tornata. Non molto più preparata della volta precedente, ma cercando di lasciare a casa gli schemi troppo rigidi.

Scegliere un viaggio lento permette di entrare un passo alla volta (è il caso di dirlo) in un mondo totalmente altro.

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Il viaggio che non ho ancora fatto

Non ancora - La stanza degli scrittori alla Scuola Holden di Torino

Quando ho cambiato lavoro per la prima volta, mi sono regalata una vacanza. Dopo l’impegno di affiancare e formare la persona che mi avrebbe sostituito, e prima di iniziare un nuovo ruolo di cui ancora non sapevo niente, la soluzione perfetta sembrava quella: una settimana in villaggio. Nessun pensiero, nessuna decisione da prendere. La spiaggia, il mare, le escursioni, l’atmosfera rilassata. 

Dopo i primi due giorni ho iniziato a soffrire di claustrofobia. Infilavo le scarpe e iniziavo a correre. Superavo le recinzioni per inoltrarmi nelle strade di terra battuta del villaggio più vicino, o andavo sempre dritta seguendo la traccia che portava verso il deserto. Eppure nello spazio protetto del villaggio avevo a disposizione – teoricamente – tutto quello di cui potevo aver bisogno. La piscina e la palestra, le dune e le onde dell’oceano. Non faceva per me, ma non potevo saperlo finché non ci ho provato.

A volte, invece, non facciamo nemmeno un tentativo.

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(In)vulnerabilità

Scrivo preparando lo zaino, e quando la prima persona leggerà queste righe sarò dall’altra parte del mondo. Dentro allo stomaco sento mescolarsi l’agitazione e la quiete che provo di fronte a un nuovo lungo viaggio, l’emozione dell’attesa e la costante domanda se sia giusto, se si possa fare, se me lo merito. In pratica, la mia definizione di vulnerabilità.

Ho sentito parlare per la prima volta di Brené Brown tre anni fa. Quando Eloisa mi aveva suggerito quel TED Talk da decine di milioni di visualizzazioni, lo avevo cercato subito: avevamo iniziato il master solo da qualche settimana, ma lei e io ci eravamo riconosciute immediatamente. Un traccia comune in tanti snodi dei rispettivi percorsi, la stessa curiosità di scoprire qualcosa di nuovo. Sapevo che mi potevo fidare di un consiglio che arrivava da lei, ma non sapevo ancora quale traccia avrebbe lasciato.

Nel video avevo scoperto una texana che parlava in modo appassionato di una parola che facevo fatica anche solo a pronunciare.

Vulnerabilità.

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Nella palude del cambiamento

Una barca nel centro del Peru - Huancayo

Chi lo ha detto che il cambiamento è difficile? Cambiare è semplicissimo: ci pensi per giorni o settimane, valuti tutte le possibili alternative, soppesi i pro e i contro. Poi prendi una decisione ed ecco, tutto succede in un lampo. Hai detto sì, hai detto no, hai aperto la porta e sei entrato o l’hai chiusa dietro di te senza voltarti. 

Scatta un momento in cui non hai più dubbi o non hai più scelta, in cui sei pronto a decidere o qualcuno ha deciso per te. 

In ogni caso, che tu ci abbia pensato per un minuto o per un anno, il cambiamento avviene in quell’istante, e poi niente sarà come prima.

Tu non sarai più come prima.

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