Fermarsi e respirare

L'alba a Cape Muroto, isola di Shikoku. Fermarsi a contemplare la meraviglia

“Come fai a stare sempre giro, non è ancora il momento di fermarsi?”

A volte è una domanda diretta, a volte mi arriva per vie traverse. Dentro, o dietro, ci sono un sacco di storie diverse. Quelle di chi chiede, più che la mia. Chi è affezionato alla sicurezza della propria routine quotidiana e non riesce neppure a immaginare di rimbalzare nella stessa settimana da Trieste a Bologna, da Venezia a Torino. Chi prende l’aereo solo per andare in vacanza, e quindi mescola un pizzico di invidia a un accenno di “beata te che te lo puoi permettere”.

È vero – sono stata in giro, ho dormito ben poco a casa, mi sono goduta la scoperta di città mai viste come la meraviglia di città che mi sembrano più belle ogni volta che ci metto piede. Sono stata a Malta e a Berlino, solo bagaglio a mano e filosofia no frills, ostello, mangiare nei mercatini e arrivare ovunque camminando.

Il primo anno da freelance è stata una costante sperimentazione di contatti e contenuti, per capire cosa sapevo fare, cosa potevo imparare e soprattutto in che direzione volevo continuare a esplorare,

Quest’anno ho iniziato a ridefinire il modo in cui posso e voglio lavorare.

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Il dover(ismo) mi chiama

Non credo sia una parola che esiste davvero, ma la prima volta che Manuela l’ha usata non ho potuto che pensare fosse perfetta. Doverismi.

Li conosciamo tutti, anche se magari non li chiamiamo così.

I doverismi non sono costrizioni, che pesano sulle spalle come un giogo sotto cui, a seconda del carattere e del momento, ci divincoliamo per sfuggire o ci incurviamo un po’, per sostenerne meglio il peso. Non sono nemmeno leggi o regole scritte nero su bianco, che se infrante portano delle conseguenze al benessere collettivo o personale.

I doverismi sono molto più subdoli, perché ce li inventiamo noi.

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Veramente eccezionale

Le preghiere al vento tibetane, quelle parole scritte in una lingua che non so leggere ma che mi fanno immaginare cosa vuol dire Inventare la propria vita eccezionale

Cosa vi mette in movimento ogni mattina?

A me la curiosità, che nel lavoro che ho scelto non poteva trovare risposta migliore. Perché ogni interlocutore è fatto di innumerevoli sfaccettature, e scoprirle ti permette di non fermarti mai alla superficie, metterti in discussione, essere aperto a cambiare idea. Imparare ogni giorno una nuova definizione di stupore.

Perché percorso di evoluzione di ciascuno parte dalla stessa domanda. Ciò che amiamo fare, ciò che ci riesce bene. C’è un però.

Se ciascuno di noi è eccezionale, non siamo alla fine tutti nella media?

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Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Effebi Illustration in Viaggio con Nicky

Effebi Illustration a Spazio Fase - In viaggio con Nicky

A volte un viaggio inizia storto, e finisce peggio. Altre volte niente sembra andare come deve, ma poi funziona tutto, anche se in un modo totalmente diverso da quello che avevi immaginato.

Domenica gli ingredienti per cadere nella prima categoria c’erano tutti.

Il weekend dell’Immacolata, io, un appuntamento a un mercatino di Natale.

Un potenziale disastro ancora prima di uscire di casa, vista la mia nota avversione per tutto quello che ha sapore natalizio. E invece era una giornata di sole, le montagne si stagliavano all’orizzonte, la strada era libera e lo Spazio Fase non era ancora troppo affollato. Tutto bene, insomma. Se non per un piccolo dettaglio: avevo appuntamento con una persona per cui il viaggio non era iniziato così bene, e che era bloccata in autostrada ad almeno tre ore di traffico impazzito.

Eppure Nicoletta di viaggio ne sa qualcosa.

L’avevo conosciuta in primavera grazie a Hub Dot e la volevo incontrare per raccontare di lei e del libro illustrato che racconta (appunto) il suo viaggio intorno al mondo. Insomma, una che senza dubbio ha imparato ad affrontare l’imprevisto anche meglio di me, tanto che ha trovato subito la soluzione perfetta: “Perché non intervisti Federica?”

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Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Hippocampo Films

Giulia Peragine Hippocampo Films

A rendere così unico l’ippocampo non è solo la sua curiosa forma equina. A differenza della maggior parte degli altri pesci, i cavallucci sono monogami e compagni per la vita. E, caratteristica ancora più bizzarra, sono l’unica specie sulla terra in cui è il maschio a partorire i piccoli. 

La prima volta, più che vederli li ho sentiti. Un autobus in Argentina, su una tratta di quelle dove c’è poca gente, men che meno ci sono turisti. Mi ero sistemata in prima fila, davanti al finestrino panoramico, per godermi il viaggio fino a Cafayate: la salita immersi in una vegetazione quasi alpina, poi oltre il passo un deserto punteggiato di cardones, i giganteschi cactus simili a figure umane nella distesa arida. 

Invece poco dopo alle mie spalle erano arrivati loro: Giulia e Sebastian. Lei bolognese, lui argentino. E soprattutto, Léon, René e Milo, meno di 18 anni in tre, scuri occhi spalancati di curiosità, storie segrete e risate.

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