L’eterna lotta tra chi pianifica e chi fa

Pensavo di essere una che fa, non una che pianifica.

Per la prima volta mi avevano assegnato un progetto tutto mio, ed era il momento della valutazione di fine anno con il nuovo capo. Avevo sempre avuto una routine ben delineata, e il rapporto con il responsabile era semplice: lui riceveva un compito, lo smistava alla squadra, e ciascuno faceva la sua parte senza troppe domande. Adesso che avevo provato cosa significa doversi dare autonomamente delle priorità, però, mi sentivo in difficoltà. Me l’ero cavata, ma non ero così certa di aver gestito al meglio la situazione. Lui, invece, aveva un’opinione diversa: riteneva che l’organizzazione fosse il mio punto di forza, e che l’azione ne fosse solo la conseguenza.

Ma chi pianifica e chi fa sono davvero mondi contrapposti?

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Si imparano un sacco di cose, avendo la pazienza di farlo (Baricco)

Coltivare pazienza crescere olivi toscana

Un tempo si diceva che la pazienza è la virtù dei forti.

E non a caso l’etimologia di questa parola si collega non solo all’aspetto temporale dell’attesa, ma anche alla capacità di sopportare senza reagire, rassegnarsi, contenere la propria irritazione. Di patire.

Forse per questo oggi la pazienza è fuori moda. Perché in un mondo sempre più accelerato, in cui ogni domanda deve ottenere una risposta in tempo reale,  mettere un cuscinetto tra noi e il nostro desiderio ci sembra una richiesta incomprensibile, ma soprattutto una perdita di tempo.

Chiusi nella quotidianità di città costruite a misura del nostro intelletto, e non del nostro corpo, ci dimentichiamo che la pazienza fa parte della vita.

La pazienza è potere: con il tempo e la pazienza, ogni foglia di gelso diventa seta. (Confucio)

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Benedetta primavera

Awakening Risveglio Consapevolezza Uyuni_Train to Chile

Su una cosa non ci sono dubbi. In questa nuova vita che mi sono scelta non mi annoio mai. Ci sono giorni luminosi come a primavera e altri grigi come se il sole si fosse dimenticato di sorgere, proprio come in queste giornate di un autunno che stenta ad arrivare. A volte non è semplice, ma è anche il suo bello.

Lavoro con due tipologie di clienti molto differenti.

Da un lato ci sono gli uomini: di solito hanno qualche anno più di me, un lavoro che hanno amato ma che non dà più la stessa soddisfazione, la curiosità di capire cosa significa nel concreto fare un percorso per (ri)scegliere la propria strada. Con loro metto in gioco la mia parte più operativa, le competenze di tanti anni di azienda, gli strumenti che mi sono allenata a usare. A volte si lasciano andare e aprono uno spiraglio anche su pezzi di vita al di là del tema del lavoro, a volte non lo fanno e restiamo concentrati solo sulla direttrice principale. In ogni caso, hanno quasi sempre chiaro in mente perché sono lì: si sono detti “Ho un problema” e hanno cercato una soluzione. Leggi tutto “Benedetta primavera”

Dell’inutilità del Camminare

Inutilità del Camminare_naviglio milano

Il pensiero è sempre lo stesso, e di solito ti balena verso il terzo giorno di marcia.

In fondo, camminare è inutile.

La consapevolezza arriva quasi sempre quando il sole picchia forte sulla testa, quando inizi a fare i conti di quanti chilometri mancano all’arrivo e quanto tempo ci metterai ancora. Oppure quando a sera fai un bilancio di quello che hai ricavato dalla giornata e il risultato recita: una maglia madida che stai lavando e metterai ad asciugare per indossarla nuovamente domattina, gambe abbronzate fino al ginocchio e bianco latte sopra, sette ore di fatica per coprire una distanza pari a quella che in auto percorri in mezz’ora.

Bologna – Firenze, Via degli Dei.

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In viaggio contromano

In viaggio contromano

Da bambina, non ho mai sognato il giorno del mio matrimonio. Dei giochi d’infanzia ricordo un sacco di tela che racchiudeva i mattoncini con cui passavo interi pomeriggi a costruire città, la mia automobilina preferita, blu con il numero bianco, il muro di cinta che scavalcavo arrampicandomi sul ramo di una pianta di fichi. Già allora ero allergica ai confini, a quanto pare.

Forse scrivo proprio per questo.

Perché, come ho letto in un bellissimo pezzo di Bianca Borriello,

“Gli uomini raccontano storie per accorciare le distanze. Le distanze tra se stessi e gli altri, le distanze tra l’incomprensibile e il compreso, le distanze tra l’accaduto e il ricordo.”

Il mio bisogno di indipendenza, di ricerca, a volte mi fa sentire sola.

Anche se ho la mia rete che mi protegge, che mi fa sentire sicura persino quando sono a migliaia di chilometri di distanza. Sarà per questo che sento una stretta al cuore quando vedo una coppia anziana che cammina lenta, tenendosi per mano. Leggi tutto “In viaggio contromano”