Dammi solo un secondo (al giorno)

Ho un problema con il tempo, lo so. Ho la costante pretesa di usarlo fino all’ultima briciola, dimenticando di lasciare spazio per gli imprevisti, o per il riposo. Non ne faccio un dramma, ribalto la mia agenda per far fronte a un ritardo, o a un’opportunità, ma rincorro sempre la 25esimaora, il tempo per fare le cose, per farle qui e subito. Dimenticando che del tempo bisognerebbe prendersi cura, e che a volte basta solo un secondo.

Qualcuno dice che sono coraggiosa, per come mi butto nelle cose. Qualcuno dice che vorrebbe la mia forza di volontà, per come vado avanti a testa bassa. Io dico che è ben più temerario fare un mutuo, che fare un viaggio da sola.

Di cose irreversibili ce ne sono meno di quante pensiamo, ma davanti a un impegno a lungo termine mi viene sempre un pizzico di ansia.

La mia forza è anche la mia debolezza: quella sorta di fanciullesca incoscienza che mi permette a volte di osare senza vedere del tutto i rischi (o di percepirli in modo differente dalle aspettative comuni), è anche curiosità di esplorare tutte le possibilità a disposizione, che mi fa resistere di fronte all’idea di scegliere nettamente a un bivio.

Un po’ ci gioco, e così anche quest’anno ho scelto un progetto da portare avanti ogni giorno per 365 giorni. 

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Ho visto il futuro (e andrà tutto bene)

Villa Pisani Stra

Quando devo scegliere, non ho mezze misure.

Se la questione è importante, spesso mi trascino all’infinito nel dubbio, come se soppesare e sezionare allo sfinimento ogni dettaglio mi permettesse prima o poi di scoprire qualcosa che mi era sfuggito.

D’altra parte una volta che la decisione è presa, chiudo gli occhi e salto. Niente tentativi, niente ripensamenti. Le parole sono importanti e quando arrivo a dire no, oppure sì, volto pagina e non mi chiedo più cosa sarebbe stato.

Vi siete mai chiesti perché il percorso che ci porta a scegliere è così complicato?

A quanto pare è colpa di quella che Dan Gilbert definisce la psicologia del nostro “sé futuro”, cioè l’idealistica convinzione che, in qualche modo, arriverà un momento in cui “diventeremo quello che siamo”.

Ma siamo proprio certi che questo nostro perfetto e solido “sé futuro” esista?

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Istruzioni per perdere la strada

Istruzioni per perdersi e trovarsi - cuesta de obispo Argentina

Da bambina non credo di essermi mai neppure immaginata, a quarant’anni.

Quando hai dieci anni e ti arrampichi sui rami di un albero di fichi come personale atto di ribellione, per conquistare e scoprire l’ignoto, è inconcepibile pensarti adulto, in quel mondo che appartiene ai tuoi genitori e che per te è incomprensibile e distante anni luce.

Le cose non cambiano molto qualche anno dopo, quando da adolescente immagini una netta linea di demarcazione tra le tue incertezze e la solidità di essere grandi. Pensi che un giorno ci arriverai.

Come se fosse tutta una questione di perdersi e di trovarsi.

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Dell’inutilità del Camminare

Inutilità del Camminare_naviglio milano

Il pensiero è sempre lo stesso, e di solito ti balena verso il terzo giorno di marcia.

In fondo, camminare è inutile.

La consapevolezza arriva quasi sempre quando il sole picchia forte sulla testa, quando inizi a fare i conti di quanti chilometri mancano all’arrivo e quanto tempo ci metterai ancora. Oppure quando a sera fai un bilancio di quello che hai ricavato dalla giornata e il risultato recita: una maglia madida che stai lavando e metterai ad asciugare per indossarla nuovamente domattina, gambe abbronzate fino al ginocchio e bianco latte sopra, sette ore di fatica per coprire una distanza pari a quella che in auto percorri in mezz’ora.

Bologna – Firenze, Via degli Dei.

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In viaggio contromano

In viaggio contromano

Da bambina, non ho mai sognato il giorno del mio matrimonio. Dei giochi d’infanzia ricordo un sacco di tela che racchiudeva i mattoncini con cui passavo interi pomeriggi a costruire città, la mia automobilina preferita, blu con il numero bianco, il muro di cinta che scavalcavo arrampicandomi sul ramo di una pianta di fichi. Già allora ero allergica ai confini, a quanto pare.

Forse scrivo proprio per questo.

Perché, come ho letto in un bellissimo pezzo di Bianca Borriello,

“Gli uomini raccontano storie per accorciare le distanze. Le distanze tra se stessi e gli altri, le distanze tra l’incomprensibile e il compreso, le distanze tra l’accaduto e il ricordo.”

Il mio bisogno di indipendenza, di ricerca, a volte mi fa sentire sola.

Anche se ho la mia rete che mi protegge, che mi fa sentire sicura persino quando sono a migliaia di chilometri di distanza. Sarà per questo che sento una stretta al cuore quando vedo una coppia anziana che cammina lenta, tenendosi per mano. Leggi tutto “In viaggio contromano”