Non si può avere tutto (e perché è una fortuna)

you can't always get what you want

Quando ho iniziato a viaggiare per lavoro, la mia innata tendenza alla programmazione ha avuto l’opportunità di sfogarsi liberamente: per avere tutto sotto controllo la mia agenda era un mosaico di impegni e spostamenti in giro per l’Italia, tra appuntamenti professionali e personali, tanto da guadagnarmi il soprannome di ragazza tetris.

La soddisfazione di vedere tutti quegli incastri perfetti, però, si scontrava spesso con l’imprevisto dietro l’angolo: lo sciopero dei treni, la riunione che salta, l’amica che cancella all’ultimo l’aperitivo (anche perché l’avevo costretta a fissarlo un mese prima e in realtà fino al giorno precedente se ne era – giustamente – dimenticata).

Io spostavo, rivedevo, pianificavo tutto da capo. Sempre con in testa l’idea di controllare ciò che potevo e riportare il tutto sulla retta via, anche quando ci metteva lo zampino qualcosa al di fuori della mia possibilità di influenzare gli eventi. Sulla retta via, cioè la mia.

Sarà anche per questo che avevo problemi con il concetto di desiderare.

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L’arte di saper ascoltare

imparare ad ascoltare

Siamo la società della comunicazione costante. Abbiamo tutti la possibilità di scrivere, fotografare, raccontarci, condividere ogni pensiero e ogni cosa che stiamo facendo. Guardiamo, ma non sempre vediamo. Sentiamo, ma non è detto che ancora abbiamo capito cosa voglia dire saper ascoltare.

Ma se stiamo tutti parlando, alla fine chi è che ascolta davvero?

Cosa significa saper ascoltare

Sarà la mia passione per le parole, ma oggi vedo sempre più confusione tra ascoltare e sentire. Percepiamo le onde sonore che ci colpiscono viaggiando attraverso l’aria, ma una volta che ci hanno raggiunto, cosa ce ne facciamo? Leggi tutto “L’arte di saper ascoltare”

Nessuno sa cosa sta facendo (davvero, non solo tu)

Faro Beagle Channel_direzione

Aprile sarà un mese di inizi. Dopo una vita intera, nel percorso scolastico e professionale, in cui mi ero abituata ad essere quella brava, adesso che sono tornata ad essere un’apprendista provo livelli alternati di agitazione e terrore.

In preda a quella che si definisce Sindrome dell’impostore.

Ma chi mi credo di essere?

Come molti sono stata educata a non vantarmi e mi è stato ripetuto allo sfinimento che mettersi troppo in mostra è quanto meno di cattivo gusto. Se ci aggiungiamo un pizzico di perfezionismo (ok, facciamo pure un chilo) e una certa dose di ansia da confronto – immagina che bella ricetta. Leggi tutto “Nessuno sa cosa sta facendo (davvero, non solo tu)”

Cinque cose che non credevo di poter fare (e invece)

5 cose che non credevo

Da quando mi sono messa in proprio, un giorno sì e uno pure mi ritrovo con la sensazione di navigare a vista. Certamente – fai il  business plan, cerchi di capire il tuo target, prevedi il tuo calendario editoriale, scrivi post e fai foto e partecipi ad eventi di networking e disegni il tuo servizio. Insomma, segui tutte le regole di chi lo ha fatto prima di te e quindi si suppone ne sappia più di te.

E sono tutte cose che vanno benissimo.

Solo che non sono abbastanza.

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Disegna la tua mappa

Mappa classica esplorazione

Quando ero piccola, l’oggetto che preferivo tra quelli nell’auto di mio padre era l’atlante stradale. Studiarlo, immaginare le strade che solcavano le diverse regioni d’Italia. L’emozione di quando si partiva sapendo che non sarebbe stato sufficiente affidarsi al primo volume, quello dedicato alle regioni del nord. Uscire da quelle pagine un po’ spiegazzate per inoltrarsi in altre, ancora lucide e per questo misteriose, mi sembrava in sé una piccola avventura.

Oggi anche io, come tutti, quando mi sposto mi affido quasi sempre alla comodità del gps integrato direttamente nel cellulare, e della vocina che mi dice dove andare.

Però.

Però ho osservato che così non impari i percorsi, perché segui le indicazioni della voce che ti guida, senza farti altre domande, senza lo stimolo di crearti dei punti di riferimento per la volta seguente. Tanto la voce non si stancherà di guidarti anche se dovessi chiedere lo stesso itinerario decine di volte.

E nemmeno provi le alternative, anche solo per il gusto di vedere cosa succede. Provare la strada parallela a quella che stai percorrendo e scoprire se c’è un palazzo con una bella facciata. O parcheggiare a qualche centinaio di metri per passare nel verde di un parco anziché su un’arteria trafficata.

La mia sensazione è che, in questo modo, il percorso non possa mai diventare realmente nostro.

Non lo costruiamo a misura dei nostri bisogni, ma ci adattiamo a parametri di altri.

E questo vale nei viaggi, ma non solo.

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