In cammino sulla Via del Volto Santo

La Via del Volto Santo, da Pontremoli a Lucca attraverso Lunigiana e Garfagnana. Qui, Piazza al Serchio

La mia Via del Volto Santo, a dirla tutta, inizia ben prima di muovere il primo passo da Pontremoli.

Nell’immaginazione lo aveva fatto quattro anni fa, quando l’avevo sentita nominare per la prima volta entrando nel Duomo di Lucca dove, appunto, è custodito il Volto Santo, Cristo ligneo da cui questo cammino prende il nome.

Il secondo tassello lo avevo messo verso la fine della Via degli Abati, in cima al crinale che mi avrebbe dato accesso alla Val di Magra, in una telefonata per chiedere consigli e suggerimenti su questo cammino ancora poco frequentato.

Perché se conosci qualcuno che di cammino ne sa più di te, puoi essere sicura che riceverai la dritta che ti serve. “Ho preallertato il mio uomo a Pontremoli che potresti arrivare, se hai bisogno chiamalo“.

E io chiamo. 

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In cammino sulla Via degli Abati

Camminare lungo la Via degli Abati, cinque Valli attraverso gli Appennini da Pavia a Pontremoli

La guida alla Via degli Abati l’avevo comprata più di un anno fa. Mi aggiravo tra gli stand del Salone del Libro di Torino, dove ero finita per un progetto in cui mi ero lasciata coinvolgere con entusiasmo ma che si iniziava a capire che non avrebbe portato lontano. Di buono, però, questo progetto improbabile aveva portato l’opportunità di trovarmi lì, a fare avanti e indietro tra le corsie di libri di ogni genere. Avevo superato rapidamente la zona bambini, ignorato i fantasy, resistito ai libri di fotografie che poi non sai dove mettere. E mi ero riempita la borsa di guide di cammino.

Sarà che quell’idea mi era proprio rimasta in testa.

Scegliere un percorso in cui puoi partire direttamente dalla porta di casa, chiudendo la porta dietro di te per iniziare a camminare.

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Imperfette prove di nirvana

Donne della prefettura di Kagawa preparano udon da distribuire ai pellegrini - anche questo è nirvana!

Ma voi lo sapete cosa vuol dire nirvana?

Lo chiedo perché la quarta e ultima prefettura, quella di Kagawa, rappresenta quella parte del percorso che ha permesso a Kobo Daishi di raggiungere questo stato perfetto di pace e felicità.

Ma io di nirvana ne sapevo ben poco, associandolo a un generico senso di pace e benessere dato dal superamento di tutto ciò che è materiale e transitorio. Così, tanto per cominciare, sono andata a cercarla nel dizionario:

nirvana s. m. dal sanscrito nirvāṇa «estinzione»

E chi se la aspettava, questa? Certo, il distacco dalle cose terrene, dalle passioni che ci dominano rendendo il più delle volte la nostra vita un gran casino. Ma da qui ad arrivare all’idea di estinzione, mi sembrava ci fosse ancora un bel salto concettuale.

Però, in fondo, qual è l’effetto di migliaia e migliaia di passi messi uno in fila all’altro?

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Ogni cosa è illuminata

Ogni percorso iniziatico passa attraverso un qualche tipo di illuminazione, ma più che altro la mia settimana nella prefettura di Ehime è illuminata dal sole.

Un sole estivo, di quelli che al mattino rendono più semplice la partenza e a mezzogiorno invitano a una sosta all’ombra. È bello camminare così, anche se tornerò a casa con il volto e le braccia color biscotto e il resto del corpo pallido come sempre.

Con il passare delle settimane l’arrivo del giorno si è visibilmente anticipato, e così posso godermi l’ora che preferisco: quella poco dopo l’alba, in cui le città si stanno ancora svegliando, i ragazzi vanno a scuola in bicicletta, le persone si affacciano incuriosite al tuo passaggio.

Cammino nella luce che diventa più intensa, mi godo i paesaggi che cambiano e i miei pensieri che li seguono.

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Il temperamento del tuo viaggio

Fino a un attimo prima era una vacanza, e all’improvviso è diventato un viaggio. E il viaggio sgomita, perché vuole dire la sua e non si accontenta di attenersi a un programma che è stato deciso prima, quando ancora non avevi messo piede sul posto e quindi, fondamentalmente, non ne capivi niente.

È come se ci fosse un timer che scatta in automatico.

Il carattere del viaggio sembra spesso scorbutico. Ma di solito ha ragione: di quanti luoghi avevamo la sottile sensazione di conoscerli, solo per averli visti in un film, in fotografia o leggendo una guida?

Ecco, il viaggio entra con una spallata quando decide che è arrivato il momento di farti capire che le cose non sono esattamente come te le avevano raccontate, o te le eri raccontate.

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