Esercizi per tenere il tempo

Sentiero del Viandante: Esercizi per tenere il tempo e scoprire il proprio ritmo

Ho aperto gli occhi e dalla vetrata senza tende ho visto che il sole stava sorgendo su quella che si preannunciava una giornata di luce perfetta. Ho infilato le scarpe da trail e chiuso fino al collo la cerniera della giacca, anche se non ce n’era bisogno perché la temperatura era quasi primaverile. Non conoscevo il percorso e non avevo previsto di affrontarlo proprio quel giorno, ma avevo tutto il tempo per farlo. Senza troppi pensieri, senza troppe domande.

A volte ti svegli ed è semplicemente “il momento giusto per“. 

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Istruzioni per perdere la strada

Istruzioni per perdersi e trovarsi - cuesta de obispo Argentina

Da bambina non credo di essermi mai neppure immaginata, a quarant’anni.

Quando hai dieci anni e ti arrampichi sui rami di un albero di fichi come personale atto di ribellione, per conquistare e scoprire l’ignoto, è inconcepibile pensarti adulto, in quel mondo che appartiene ai tuoi genitori e che per te è incomprensibile e distante anni luce.

Le cose non cambiano molto qualche anno dopo, quando da adolescente immagini una netta linea di demarcazione tra le tue incertezze e la solidità di essere grandi. Pensi che un giorno ci arriverai.

Come se fosse tutta una questione di perdersi e di trovarsi.

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Dell’inutilità del Camminare

Inutilità del Camminare_naviglio milano

Il pensiero è sempre lo stesso, e di solito ti balena verso il terzo giorno di marcia.

In fondo, camminare è inutile.

La consapevolezza arriva quasi sempre quando il sole picchia forte sulla testa, quando inizi a fare i conti di quanti chilometri mancano all’arrivo e quanto tempo ci metterai ancora. Oppure quando a sera fai un bilancio di quello che hai ricavato dalla giornata e il risultato recita: una maglia madida che stai lavando e metterai ad asciugare per indossarla nuovamente domattina, gambe abbronzate fino al ginocchio e bianco latte sopra, sette ore di fatica per coprire una distanza pari a quella che in auto percorri in mezz’ora.

Bologna – Firenze, Via degli Dei.

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La vita è un viaggio da fare a piedi

Francigena Toscana

Monteriggioni dormiva ancora, in una mattina che sarebbe diventata di festa. Guardare le mura mentre la luce iniziava ad accenderle di sfumature dorate mi ricordava ancora una volta perché l’alba è il mio momento. Un piede davanti all’altro, seguendo la sagoma del piccolo pellegrino francigeno lungo la strada che mi conduceva tra i campi di grano ancora verde, in direzione del bosco. Intorno, il silenzio.

Avrei dovuto essere perfettamente in pace, ma non era così.

Come se avessero assunto una consistenza fisica, i miei pensieri sbattevano tra di loro così forte che mi davano il mal di testa. Invece che pace, una tortura.

D’altra parte, puoi allontanarti da tutto e tutti ma resti sempre con te stesso.

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Quello che ubriaca è sempre l’ultimo bicchiere

L’arrivo di un cammino è come il finale di un romanzo: raramente risponde completamente alle aspettative.

Forse perché ormai la sequenza di giornate in cui infili sei, sette, otto ore di marcia è così consolidata che ti trovi a illuderti di poter andare avanti ad oltranza, dimenticando che sei un pellegrino da una manciata di giorni mentre stai seduta alla scrivania da anni.

Forse perché la stessa bellezza della sequenza di scorci, persone, silenzi di un percorso non potrà mai concentrarsi nelle poche ore di un giorno che pretenderesti perfetto.

Forse, banalmente ma anche oggettivamente, perché è ben difficile rituffarsi nella città mantenendo lo stesso spirito in qualche modo fuori dal tempo e dello spazio che caratterizza il pellegrino. Leggi tutto “Quello che ubriaca è sempre l’ultimo bicchiere”