Troppo tardi per

Troppo tardi per cambiare meridiana orologio

Lo scorso anno, mia madre si è laureata. In teologia. Aveva già una prima laurea in agraria, dopo la quale ha lavorato tutta la vita come ricercatrice. Ma dopo essere andata in pensione, deve aver deciso che non era troppo tardi per fare qualcosa che le andava di fare.

In questi anni spesso l’ho presa un po’ in giro, quando mi diceva che non ci potevamo vedere perché doveva studiare per un esame: mi faceva sorridere vederla prendere così seriamente qualcosa che faceva “solo” per se stessa.

Ebbene, mi sembra il momento di ammetterlo pubblicamente. Mi sbagliavo.

Fare qualcosa per se stessi è probabilmente il motivo migliore per iniziare qualcosa. Leggi tutto “Troppo tardi per”

Il segreto del (tuo) successo

Huaraz_Laguna 69 dove prendi le tue decisioni più importanti?

Ho deciso di non tornare in ufficio seduta su un masso a quattromila metri, davanti al blu ipnotico di una laguna nel nord del Peru. Quando sono scesa, per un attimo ho avuto il dubbio che quell’apparente momento di chiarezza fosse invece carenza di ossigeno causata dall’altitudine, ma per fortuna la scusa che cercavo di raccontare a me stessa è durata poco. Certo, stavo dicendo no ad un lavoro fisso, allo stipendio a fine mese, all’auto. In breve, a una discreta approssimazione di quello che viene comunemente definito successo.

Ma se anche tutto il mondo lo definisse così, quale sarebbe la tua definizione di successo? Leggi tutto “Il segreto del (tuo) successo”

Una vita da inventare

Mia sorella è partita da quindici giorni. Non è ancora il trasferimento definitivo, ma ormai si tratta solo di attendere i tempi tecnici per ottenere il visto di lavoro. Ha venduto la maggior parte delle sue cose, altre le ha regalate, la casa è sempre più vuota. Spera di riuscire a vendere presto anche quella. Direzione, l’Australia. Quello che si dice cambiare vita.

E in effetti, quando pensiamo a come potremmo inventare la nostra vita immaginiamo possa essere solo così.

Mollo tutto, vado via. Addio al traffico, alla fretta, alle troppe ore di lavoro.

Un bellissimo quadro, che però per la maggior parte delle persone resta il proverbiale sogno nel cassetto. Chiuso a doppia mandata. Leggi tutto “Una vita da inventare”

Guida minima per il collezionista di parole: Coraggio (e paura)

ponte sospeso coraggio paura

Ricordo esattamente il momento in cui ho capito che non mi sarei seduta nuovamente alla scrivania che mi aspettava nel mio ufficio, a Milano. Come se in un attimo fosse diventato tutto chiaro, come se fossero spariti per magia tutti i dubbi.

All’improvviso avevo il coraggio di farlo.

Ero partita presto, con un minibus che da Huaraz mi aveva portato all’ingresso del Parco Nazionale Huascarán. Non avrei dovuto nemmeno arrivarci, in questa zona non completamente fuori dalle rotte, ma nemmeno nel cosiddetto gringo trail battuto dal turismo mordi e fuggi. Ma il Peru mi aveva conquistato e volevo scoprirlo anche e soprattutto nelle sue regioni meno note e celebrate. Avevo seguito quello che mi serviva, non quello che avevo programmato.

Il sentiero che mi ero lasciata alle spalle era lungo solo pochi chilometri ma si arrampicava ben oltre i 4000 metri. Ci avevo messo due ore abbondanti a raggiungere questo specchio di un perfetto colore turchese. E lì, stretta nel piumino e nel kway e in tutti gli strati che mi ero messa addosso per proteggermi dal vento e dalla pioggia che si alternavano a sprazzi di sole, ho capito che ero io.

Sì, la persona che era arrivata fino a lì ero proprio io.

E ci ero arrivata perché un giorno avevo deciso di comprare un biglietto per Buenos Aires, avevo chiesto un periodo di aspettativa, avevo messo nello zaino tutto ciò che mi avrebbe accompagnato per i successivi tre mesi ed ero partita.

Ma cos’è la paura?

La paura è inevitabile: è una delle cosiddette emozioni primarie, quelle comuni a tutti gli esseri umani e a tutte le epoche, al di là di storia e cultura. Fisiologicamente è la risposta alla percezione di una situazione di pericolo, che da un lato ci predispone alla reazione (di attacco o fuga) e dall’altro permette la condivisione dell’informazione con gli altri membri del gruppo, perché possano accorrere in aiuto o mettersi a loro volta in salvo.

Il fatto è che oggi questa paura legata all’istinto di sopravvivenza si è sovrapposta e mescolata ad altre, derivate da situazioni in cui siamo ben lontani dal mettere a repentaglio la nostra vita. La paura si impara, si assorbe, ce la ritroviamo nei pensieri e nei comportamenti senza nemmeno rendercene conto.

Abbiamo paura oggi per quello che ci è stato raccontato ieri. 

Superare la paura (e scoprire cosa c’è dopo)

Le emozioni mi affascinano, come ogni cosa che mi rendo conto di conoscere e comprendere solo parzialmente. Sarà che sono ancora la bambina che ha bisogno di capire il perché delle cose. E sono conquistata dalla diversa percezione che possiamo avere della stessa situazione.

Quando mi chiedono come trovo il coraggio di partire da sola, rispondo che per me è coraggioso chi decide di aprire un mutuo per comprare casa.

Il coraggio non è fatto di cose eclatanti. E, soprattutto, coraggio non è l’assenza di paura. In inglese il termine che viene utilizzato in questo caso è fearless. Trovo racconti perfettamente come possiamo coltivare la nostra capacità di spingerci oltre. Non dobbiamo eliminare la paura ma imparare ad avere un po’ meno paura.

Fear less.

Un passo alla volta, un gesto alla volta.

Mi sono sempre sentita una viaggiatrice: da bambina volevo fare il pilota d’aereo e immaginavo di partire per il giro del mondo. Seduta su quel masso levigato mi sono all’improvviso resa conto di una cosa.

Non avevo mai fatto un lungo viaggio perché non lo avevo mai chiesto.

Niente di più, niente di meno.

Troppo spesso teniamo per noi le domande coraggiose, perché chiedere è un modo di esporsi. Abbiamo il timore del rifiuto e crediamo di proteggerci restando chiusi nelle nostre certezze. Senza renderci conto che in questo modo non corriamo il rischio che qualcuno ci dica di no. Ce lo diciamo da soli.

Coraggio è direi di sì a noi stessi.

Non si può avere tutto (e perché è una fortuna)

you can't always get what you want

Quando ho iniziato a viaggiare per lavoro, la mia innata tendenza alla programmazione ha avuto l’opportunità di sfogarsi liberamente: per avere tutto sotto controllo la mia agenda era un mosaico di impegni e spostamenti in giro per l’Italia, tra appuntamenti professionali e personali, tanto da guadagnarmi il soprannome di ragazza tetris.

La soddisfazione di vedere tutti quegli incastri perfetti, però, si scontrava spesso con l’imprevisto dietro l’angolo: lo sciopero dei treni, la riunione che salta, l’amica che cancella all’ultimo l’aperitivo (anche perché l’avevo costretta a fissarlo un mese prima e in realtà fino al giorno precedente se ne era – giustamente – dimenticata).

Io spostavo, rivedevo, pianificavo tutto da capo. Sempre con in testa l’idea di controllare ciò che potevo e riportare il tutto sulla retta via, anche quando ci metteva lo zampino qualcosa al di fuori della mia possibilità di influenzare gli eventi. Sulla retta via, cioè la mia.

Sarà anche per questo che avevo problemi con il concetto di desiderare.

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