Il punto di fuga del futuro

Io l’agenda la compro a luglio.

Dopo tanti anni in cui impegni e promemoria stavano solo nel calendario elettronico, da quando ho iniziato a lavorare in proprio sono tornata ad avere in borsa anche un’agenda cartacea. Forse perché nella vita da freelance la distinzione tra tempo professionale e tempo personale è ancora più flessibile, e tanto vale allora tenerne traccia in un solo posto. Forse perché, senza la scatola di riferimento data dagli spazi e dai tempi dell’azienda, aprire una pagina e avere uno sguardo su quello che mi aspetta per l’intera settimana ha un che di rassicurante.

Certo, oggi pensare che sia già passata metà di questo anno “in” (inedito, inaspettato, incomprensibile,  indelebile, incerto) di rassicurante ha ben poco, lo ammetto.

Ma la scorsa settimana luglio è arrivato, e parlando con amici e clienti la sensazione comune è una sorta di stupore. Prosegue il dibattito sulla ripresa della scuola,  tra sfiducia e apprensione e indicazioni arrivate in corsa e che ben poco hanno chiarito a chi dovrà metterle in pratica. I fronti pro e anti smartworking portano avanti la loro battaglia, tra chi afferma di non voler tornare mai più in ufficio e chi invece si sente saturato dalla vita online, tra chi vede l’opportunità di una reale evoluzione che faccia tesoro della forzatura degli scorsi mesi e chi, a quanto pare, purtroppo non ha nemmeno capito di cosa si stava veramente parlando.

Per certi versi sembra tutto come prima. Sembra che la nuova normalità stia cercando di farsi strada. 

Dall’altra sembra che la speranza di uscire da questa crisi migliori, o almeno differenti da come ci siamo entrati, stia pericolosamente vacillando.

Eppure nel nostro piccolo, nelle nostre case, nel nostro quotidiano, avevamo iniziato a porci una domanda che dovrebbe essere banale, se mettessimo nel costruire le nostre vite tutto l’impegno progettuale che sappiamo dedicare agli obiettivi professionali.

Per diventare essere umani di professione, di questo momento cosa vogliamo “portare con noi” nel futuro?

Leggi tutto “Il punto di fuga del futuro”

Fai il pieno di energia (e moltiplicala per tre)

Pedalare in mezzo ai girasoli: bellezza sotto casa, la mia ricarica di energia :)

Le mattine in cui fatichi a trovare l’energia per partire le riconosci subito: spegni la sveglia una volta in più, accorci l’allenamento che avevi programmato, ti sembra di muoverti a ritmo ridotto e prima di sederti alla scrivania non sai come sia possibile che siano già le dieci. Ma mercoledì scorso era diverso. Era peggio. Distratta e incapace di stare ferma, mi alzavo e risedevo, saltavo da un’attività all’altra senza finirne nessuna. Finché mi sono arresa. Mi sono sdraiata sul divano e ho chiuso un attimo gli occhi. Mi sono svegliata dopo un’ora, non ricordavo l’ultima volta che era successo

Normalmente mi sarei sentita in colpa, nell’abitudine a spingere ancora, a trovare sempre e comunque l’energia per andare avanti, per arrivare alla meta che mi ero prefissa.

Stavolta, invece, mi sono sentita più che altro sciocca per non essermi fermata prima.

Perché come puoi pensare di andare avanti, se prima non hai verificato di aver riempito il tuo serbatoio di energia?

Leggi tutto “Fai il pieno di energia (e moltiplicala per tre)”

7 idee per reinventarsi

Ricordo perfettamente la prima volta che ho visto The Matrix. Fino a quel momento il mio incontro con la fantascienza era stato mediato da mio padre, appassionato di classici, che poco più che bambina mi aveva passato la Trilogia della fondazione di Asimov e mi aveva fatto vedere 2001 Odissea nello Spazio. Non stupisce che dopo quelle esperienze – culturalmente elevate ma non certo agevoli come percorso di avvicinamento al genere – avessi lasciato cadere la cosa. The Matrix, però, era stata una folgorazione.

Come ritrovare un pensiero che nemmeno sapevo di avere, ma che era sempre stato in sottofondo.

Pillola rossa o pillola blu, la sicurezza della comfort zone o la verità che si apre fuori dai confini delle abitudini. La realtà come illusione messa a confronto con la comodità di accettare la storia che ci viene raccontata.

A vent’anni tutto è bianco o nero così, era chiaro, mi schieravo tra quelli che non potevano accettare la scatola che limita dalla possibilità di reinventarsi, quella in cui crediamo di muoverci liberamente mentre siamo sospesi, addormentati, senza nemmeno immaginare che ci sono scelte alternative. Oggi non ho cambiato opinione sulla voglia di uscire dalla scatola, ma ho cambiato punto di vista sulla responsabilità di ciò che non vediamo.

Nessuno ce l’ha raccontata, tutt’al più ce la siamo lasciata raccontare, spesso ce la siamo raccontati da soli. 

Leggi tutto “7 idee per reinventarsi”

La fisica dell’inerzia

Al liceo la fisica mi sembrava una grande fregatura. Alla prima lezione mi avevano illuso che in quelle formule avrei capito il funzionamento del mondo, alla seconda già mi dicevano che però dovevo considerare un sistema ideale, in cui punti senza peso e senza dimensioni si muovevano in uno spazio senza aria e senza gravità. Un interessante esercizio teorico, ma io volevo capire come funzionavano davvero le cose.

Di quelle formule ricordo ben poco, ma in questi giorni ogni tanto ci penso.

Per settimane ho rallentato e rallentato, e adesso cavoli se la sento, l’inerzia che rende difficile riprendere il movimento.

Principio d’inerzia: un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato.

Mi sento proprio così. Magari non ferma, ma certo frenata. Come se ogni azione richiedesse una quantità di energia superiore al consueto. Un’energia che fatico a ritrovare.

Leggi tutto “La fisica dell’inerzia”

La creatività di ripensare il futuro

Ormai ci è chiaro che la forza di volontà porta solo fino a un certo punto, se dietro non c’è un forte perché. Quando ho deciso di lasciare il ruolo in azienda, ma mia motivazione era piuttosto evidente. Cercavo libertà di movimento. Intesa in senso fisico, nella scelta del quando e del dove, del tempo e dello spazio da dedicare al lavoro. Ma, forse ancora di più, intesa come libertà di pensiero, di poter immaginare qualcosa di mio, di costruirlo da zero, di sviluppare progetti per esprimere le mie idee, il  mio punto di vista, la mia creatività

Volevo creare qualcosa che non esisteva, vedere l’impatto che potevo portare attorno a me, il cambiamento a cui potevo contribuire.

Era la prima volta che pensavo seriamente a me stessa come un progetto. Che necessita del giusto tempo, della giusta prospettiva. Come in un viaggio ho cercato di studiare in anticipo il paesaggio in cui mi sarei mossa, per essere preparata senza irrigidirmi in un itinerario troppo stringente, pronta a rimboccarmi le maniche per affrontare gli imprevisti.

Avevo previsto l’entusiasmo e gli ostacoli, le vittorie e le battute di arresto. Credevo che la paura sarebbe stata bilanciata dalla felicità di esprimersi, dall’orgoglio di indirizzare la propria strada, seppur accidentata.

Tanto per cambiare, l’avevo fatta un po’ troppo facile, e mi ero dimenticata qualche pezzo.

Non avevo messo in conto che più che aiutare a superare la paura, molto spesso la creatività è lei stessa fonte di paura.

Leggi tutto “La creatività di ripensare il futuro”