Perché è importante sapere cosa è importante

Cosa è importante Alba Lago Maggiore

A. era una ritardataria cronica. Il problema è che era la mia amica del cuore, quella con cui a vent’anni vivi in simbiosi. Ad un certo punto doverla aspettare costantemente aveva iniziato a infastidirmi un po’. Così, una volta, le ho dato un appuntamento anticipandolo volutamente di mezz’ora. Si è offesa da morire, me lo ricordo. Ma io, in fondo, ero altrettanto offesa che lei non mi considerasse abbastanza importante da essere una sua priorità.

Perché cosa esiste di più prezioso del tempo?

Non ho tempo. Quando avrò tempo. Non ho un attimo di respiro. Aspetta un attimo. Non è il momento. Vorrei un momento solo per me.

La verità è duplice.

Da un lato la pressione esterna sulle cose da fare ci fa sentire perennemente di corsa e, quindi, perennemente in ritardo, esausti, incapaci se ci confrontiamo con chi “ce la fa a fare tutto” (che poi esistono davvero, qualcuno li ha mai visti?)

Dall’altro il problema parte da noi. Spesso non abbiamo nemmeno mai iniziato a riflettere su cosa sia realmente importante, e quindi il nostro tempo sembra dissolversi senza che riusciamo a capire esattamente come.

Non abbiamo la possibilità di fermare, o anche solo rallentare il tempo, ma almeno possiamo capire come prendercene cura. E usarlo al meglio.

Cosa

Per me è stato un caso. Mi sono rimessa a studiare per diventare coach, e una sera la domanda è sorta spontanea: ma, esattamente, in tutte queste ore che adesso dedico alle lezioni, allo studio, al tirocinio… prima cosa facevo? Avere un obiettivo preciso mi ha fatto trovare il tempo necessario per perseguirlo. Possiamo applicare la stessa logica in modo sequenziale: partiamo dal nostro obiettivo e costruiamo da lì il percorso per arrivarci.

La parola chiave di questa frase? Non tanto  (o non solo) obiettivo quanto “nostro”.

Io sono sempre stata una persona che raggiunge gli obiettivi, ma ad un certo punto mi sono resa conto che erano sempre obiettivi che mi arrivavano dall’esterno: dal ruolo in azienda, dai desideri delle persone vicine, da ciò che mi immaginavo ci si aspettasse da me.

Iniziamo a chiederci:

  • Che ruoli ricopro nella vita?
  • Cosa significa realmente per me essere un bravo (genitore/ compagno/ amico/ capo/ collega)?
  • Quali obiettivi devo realizzare per essere un bravo [ruolo]?
  • A che bisogno risponde realmente per me essere un bravo [ruolo]?

Perché

Chiarire cosa è importante per noi non basta, per avere il quando completo e buttarci a capofitto nell’azione.

Chi voglio e devo diventare per arrivare al mio obiettivo?

Sembrano solo parole, sfumature di forma e non sostanza, ma se provate a porvi sinceramente questa domanda vi renderete conto che cambia completamente la prospettiva.

Perché quando decido di non accontentarmi di fare, ma di voler diventare, leggo ogni azione attraverso una lente più attenta, che mi rivela se è coerente e funzionale. Liberandomi, paradossalmente, anche dall’ansia opposta, quella di non impiegare in modo produttivo ogni singolo minuto della nostra giornata. Perché per diventare una persona completa, non devo solo agire. Scegliere ciò che è importante non significa diventare un’automa di efficienza, che impiega ogni momento per fare qualcosa di produttivo. 

Alcune scelte saranno una distrazione, che non porta da nessuna parte ma ci offre informazioni interessanti, se invece di sentirci in colpa perché siamo pigri proviamo ad osservarci curiosi e chiederci cosa ci frena. Possiamo scoprire che abbiamo bisogno di riposo, o che abbiamo la tentazione di rimandare per paura di fallire.

Altre scelte sono importanti proprio perché inutili. Lasciare liberi i pensieri, immaginare, perdersi nelle strade della propria città per ricaricarsi di bellezza.

Come

Disciplina non è una parolaccia, soprattutto se mescolata con la giusta dose di improvvisazione. Sono una paladina dell’organizzazione (se ci fosse ancora qualche dubbio), ma per trovare il tempo per ciò che è importante, forse la prima regola è che non devi fare tutto tu. Pareto con i suoi studi di statistica ci ha regalato il principio per cui, in linea di massima e nella maggior parte delle situazioni, il 20% di ciò che facciamo produce l’80% dei risultati

Raramente la soluzione è semplicemente buttare fuori dalla finestra l’80% per concentrarci sul 20%. Ma possiamo modulare il nostro sforzo, rivedere le priorità. La tecnologia e l’abitudine al multitasking ci hanno fatto convincere che sia possibile fare tutto, e che se non facciamo tutto non siamo all’altezza. Be’, non è così.

Il tempo non si potrà fermare ma si può prendere in prestito.

Chiedendo aiuto, decidendo che non tutto deve sempre essere perfetto. Quando è possibile, delegando ciò che non è indispensabile fare in prima persona.

A proposito, A. vive da dieci anni negli Stati Uniti, fa la ricercatrice universitaria, si è sposata.  A volte me lo chiedo, se arrivi ancora in ritardo.

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