L’apparenza (non) inganna

Laura Cerioli Perito Moreno

Metterci la faccia.

Il titolo dell’invito al Breakfast Club sembrava scritto giusto giusto per me. Tanto più che l’ho ricevuto mentre ero alle prese con la stesura dei testi per il sito.

Ditelo, che mi avete letto nel pensiero.

Dopo quasi un anno di 25esimaora, in cui avevo condiviso senza grandi resistenze o timori quello che osservavo e vivevo e pensavo, mi stupiva non poco vedere quanto fosse differente la sensazione che provavo invece all’idea di mostrarmi in nuova veste.

Forse perché lo sentivo come un “mostrarmi in maniera ufficiale”.

Così avevo ancora più voglia di tornare a confrontarmi con quel gruppo che non vedevo da mesi. Per sentire cosa significava anche per loro, metterci la faccia.

Quando ho aperto il blog, la sua imperfezione non mi era pesata (troppo). A dirla tutta, non avevo la più pallida idea di cosa stavo facendo. Che il sito funzionasse anche in versione mobile era un miracolo di cui non sapevo bene l’origine. Dopo aver rischiato di rimanere bloccata fuori dal mio stesso dominio avendo cambiato i parametri di accesso senza nemmeno rendermene conto, mi sembrava più che sufficiente che esistesse uno spazio dove poter condividere i miei pensieri e i miei racconti.

E poi è arrivato il Sudamerica.

Sono partita per una parentesi, invece le cose sono andate diversamente da quanto avevo previsto. O forse grazie alla diversa prospettiva mi è sembrato chiaro quello che già avevo dentro. Il risultato comunque era evidente. Non volevo tornare alla mia scrivania. Non volevo proprio tornare in azienda. Partire da zero, una vita completamente da inventare.

E quindi, anche un sito per raccontare cosa faccio.

La fase di ideazione mi ha divertito parecchio. Definire il progetto, sbirciare cosa fanno gli altri per capire in cosa possiamo essere simili e in cosa invece ci distingueremo nettamente, disegnare la struttura della mia presenza online. Finalmente, scrivere.

Immaginavo che le parole sarebbero state la parte più semplice. Non mi sono sempre state amiche?

Non è stato così. Ma dopo queste settimane di dubbi e sforzo vedo che non sono loro, ad essermi ostili. È la paura di quel “Tutto inizia qui” che non è più solo una formula per orientare chi atterra sulla homepage. Oggi è la scelta di metterci la faccia. La mia, per davvero. Una dichiarazione della porta che ho aperto.

Perché cosa succede, quando decidi di metterci la faccia?

Che tutto quello che arriva, sai che arriva solo per te. E questo mette parecchia fifa. Di non piacere, di non essere bravi, di non farcela, di avere sbagliato. Di aver venduto qualcosa che poi non possiamo realizzare. E se scoprire i propri limiti non è mai semplice, figuriamoci quando quel non conforme alle aspettative è un’etichetta che si applica a qualcosa che abbiamo creato mettendoci tutto quello che potevamo. In pratica, quindi, a noi stessi.

Per un attimo, mi sono sentita paralizzata.

E allora, come uscirne?

Io ho lanciato un messaggio in bottiglia. Ho chiesto aiuto.

Ho scritto a chi mi conosce bene, chiedendo di darmi una mano, di raccontarmi in tre parole. È un esercizio che assegno spesso ai miei coachee, quando non riescono a riconoscere le proprie caratteristiche di valore. Ma, come spesso accade, ho faticato molto a passare anche per me stessa dal dire al fare.

È stato un dono. Fonte di sorpresa, autostima, connessione.

Soprattutto, gratitudine.

Leggo i messaggi e mi sento travolta da un’ondata di affetto. Arrossisco, ma mi riconosco. Forse non avrei avuto il coraggio di raccontarmi così, ma sono felice che sia quello che vedono di me.

Ci metto la faccia. Sono io.

Benvenuti.

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