Il coaching spiegato a mia madre

Labirinto Lucca

Sospetto che mi madre non abbia mai capito esattamente che lavoro faccio.

Il che è pienamente comprensibile. Fa parte di quella generazione che è andata in pensione dalla stessa azienda con cui aveva iniziato a lavorare pochi giorni dopo aver terminato gli studi.

Le sono invece toccati tre figli irrequieti: uno che si è trasferito oltre confine, una che ha l’obiettivo di andare dall’altra parte del mondo. E io, che avevo una buona posizione e che ho deciso di mollarla per occuparmi di un lavoro che fino a poco tempo fa nemmeno esisteva. Ammetto che con l’allenamento è molto migliorata. Quando ho annunciato la mia partenza per il Sudamerica quasi non ha battuto ciglio e anche adesso sta reggendo piuttosto bene.

Così, dato che ce la sta mettendo tutta per capire cosa ho esattamente in testa, le ho promesso un post per spiegarle che cosa faccio.

Iniziamo dal principio…

Cos’è il coaching?

Il termine deriva dall’ambito dello sport, rifacendosi al percorso che permette di migliorare la nostra performance grazie alla guida di un allenatore. Allo stesso modo e con gli stessi principi di partenza, un coach ti aiuta in maniera pratica e strutturata a raggiungere risultati e obiettivi concreti nella tua vita personale e professionale.

Cosa mi piace del coaching?

  • Si concentra sul futuro.

Il coaching si distingue prima di tutto per la sua prospettiva, orientata verso lo sviluppo di nuove opportunità. Parte dall’analisi della situazione presente per prendere consapevolezza di quei meccanismi automatici che spesso ci frenano o bloccano, ma la sua attenzione è verso il futuro, che è l’unica direzione temporale su cui possiamo avere influenza positiva.

  • Si basa sulla co-costruzione.

Il coaching è uno scambio che arricchisce sempre entrambe le parti. Se il coachee riesce ad aprirsi a nuove prospettive e nuovi punti di vista, il coach riceve altrettanto ogni volta che si mette in discussione nel confronto con una storia individuale.

  • Crede nel potenziale e nella responsabilità.

Ogni azione, ogni scoperta, ogni cambiamento avvengono sempre e solo grazie alla scelta del coachee. È lui a rimboccarsi le maniche e scoprire spesso di avere capacità che non immaginava o non aveva il coraggio di mettere in gioco. Il coach aiuta a trovare la direzione, ma a guidare è sempre il coachee.

  • È un metodo che prevede misurabilità di tempi e risultati.

La premessa deve sempre essere ben chiara: si individua un obiettivo, si studia la strategia, la si mette in pratica passo dopo passo per arrivarci. I percorsi possono avere struttura differente a seconda del tema e del metodo che si sceglie di utilizzare, ma fin da principio si cerca di definire un tempo ragionevole entro cui si prevede di arrivare alla meta.

  • È l’opposto dell’approccio “abbiamo sempre fatto così”.

Che è una frase che mi dà i brividi. Figuriamoci poi in un contesto come quello attuale, dove il cambiamento è tanto rapido che fossilizzarsi sulle soluzioni preconfezionate è peggio che premere sul tasto dell’autodistruzione.

Come funziona?

In realtà, in un sacco di modi. 

L’approccio e le premesse sono ben definiti, così come la struttura di base. Metodologia e strumenti possono cambiare molto a seconda dell’obiettivo e delle esigenze.

È il coachee  il fulcro del processo, dato che solo lui può individuare il proprio obiettivo e mettere in atto le azioni utili al cambiamento desiderato.

Il coach è uno specchio che permette di vedersi senza il filtro delle nostre abitudini e convinzioni, mettendo in prospettiva gli ostacoli che tendiamo ad ingigantire e sostenendo la fiducia che spesso non siamo disposti a dare a noi stessi.

Aiuta a tirare fuori ciò che abbiamo già dentro di noi, ponendo domande che non fanno sconti e mettendo di fronte alle scuse che troppo spesso ci raccontiamo.

Quindi come scelgo il coach giusto?

Per i temi trattati il coaching viene distinto in due macro aree, quella lavorativa e quella legata alla vita personale. Ma questo è solo l’inizio.

Siamo esseri complessi e quindi anche gli obiettivi cui tendiamo hanno una varietà altrettanto ampia – dall’utilizzo del tempo allo sviluppo della propria carriera, dalla gestione del cambiamento alla ricerca di un nuovo lavoro.

Ogni coach individua gli strumenti più efficaci per i propri clienti. Così c’è chi usa i libri come veicolo di consapevolezza e chi propone attività manuali, chi scrive e chi cammina, chi fotografa e chi medita.

Quindi per capire se il coach che hai individuato è quello che fa per te:

  • dai un’occhiata al suo sito.

Un coach mette quasi sempre parecchio di sé nel proprio metodo, quindi se quello che vedi e leggi ti piace sei probabilmente già un passo avanti. Nel sito o sui profili social puoi anche avere informazioni sul percorso che ha fatto, sia in termini di esperienza precedente che di formazione teorica e pratica;

  • Chiedi dettagli sul metodo.

Per supportare il cambiamento è fondamentale che gli incontri siano affiancati da attività pratiche, cerca di capire quali strumenti mette a disposizione il coach con cui lavorerai. Fai tutte le domande che ti vengono in mente, a volte potresti dare una nuova ispirazione al tuo coach per ampliare gli strumenti che utilizza nella sua attività o fargli trovare spunti per il proprio aggiornamento.

  • Fai un incontro conoscitivo.

Proprio perché il coaching è un percorso che si costruisce insieme, è fondamentale partire con il piede giusto. Una chiacchierata preliminare è il modo migliore per non restare con dubbi a cui non hai avuto risposta. La cosiddetta sessione zero è utile al potenziale cliente quanto al coach, perché entrambi devono prendere responsabilità sui passi successivi.

E poi, sei pronto! 

(e se invece hai ancora domande, provo a darti qualche risposta in più qui e qui)

2 risposte a “Il coaching spiegato a mia madre”

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