Che intenzioni hai?

La prima settimana di gennaio non è fatta solo di obiettivi. Il secondo rito con cui mi piace accompagnare questo momento è quello di scegliere la parola che accompagnerà il nuovo anno.

 

Anche di questo esercizio non avevo mai sentito parlare. Poi a dicembre di due anni fa sono capitata per caso in mezzo ad una discussione su quella che chiamavano

la Parola dell’Anno.

Se ne parlava in maniera retroattiva. Quanto ti ha guidato, come si è manifestata. Ora, io su questa faccenda del manifestarsi fatico sempre un po’. Per quanto ultimamente mi sia esercitata a lasciar parlare anche la mia parte fatta di emozione ed istinto, resto comunque affezionata al mio lato pratico e logico.

Allo stesso tempo, da collezionista di parole quale sono, l’esercizio mi intrigava.

 

A partire dalla premessa.

“Non puoi infrangere una parola come invece puoi infrangere una promessa fatta a te stesso”.

Mi è piaciuta l’idea di darsi una direzione senza vincolarsi a delle aspettative troppo stringenti. La parola è una freccia che ispira senza obbligare ad un risultato specifico. Apre la mente, aiuta a cercare nuove prospettive, fa prestare attenzione alle occasioni e alle connessioni.

Così, anche quest’anno ho spento il telefono, ho preparato una tazza di tè, mi sono messa comoda.

E ho iniziato a scrivere. A mano, naturalmente.

Scrivo con una bic blu, su un quaderno recuperato, la calligrafia è tutto fuorché elegante. Ma non importa, stavolta scrivo solo per me stessa e nessuno dovrà tentare di decifrare i miei geroglifici.

Rifletto sull’anno che si è appena chiuso, su cosa mi ha portato e cosa ho imparato. Del mondo e di me stessa.

 

Nel 2017 avevo scelto l’ispirazione di COMPLETA. Grazie a quella parola ho guardato le due porte davanti a me e ho capito che rappresentano due aspetti contrapposti e complementari, ma che mi appartengono allo stesso modo. Che non devo sceglierne uno a favore dell’altro, perché io sono fatta di entrambi, e la mia strada per stare bene è quella di integrarli.

Ho imparato a fermarmi, o almeno a prendermi il tempo che mi serviva per guardare a me stessa senza maschere. E decidere che quello che avevo visto alla fine mi piaceva. Che ero pronta a mostrarlo al mondo, qualunque fossero le aspettative che questo mondo poteva avere.

Passo a chiedermi – cosa voglio dal nuovo anno?

Pazienza per il tempo che servirà a imparare.

Consapevolezza e fiducia nel mio valore.

Coraggio nel continuare a mostrarmi.

Apertura nel chiedere aiuto e dare il mio contributo.

 

La parte che mi piace di più, in questo processo, è quello dell’esplorazione. Prendere una parola alla volta, tra quelle che iniziano ad affiorare alla mente, e cercare di conoscerla davvero. Da dove viene, qual è la sua etimologia, quali sono i significati che vanno al di là di quello più comune ed evidente.

Ogni volta è una sorpresa. Ci sono parole di cui scopri all’improvviso implicazioni che  ti respingono. Altre invece ti attirano e guidano attraverso i loro sinonimi, per affinità, indicandoti possibili nuove strade.

Sono bellissime, le parole.

Mi avvicino a EQUILIBRIO, con la sua immagine dei piatti della bilancia perfettamente uguali, di stabilità che non è immobilismo ma luogo sicuro nel turbine delle forze contrapposte che ci circondano, fisiche e non. Sto per scegliere ARMONIA, che richiama la proporzione tra le parti, la capacità di mettersi in ascolto, collegare, trovare concordia.

Ma poi, la trovo.

La mia parola dell’anno è CHIAREZZA.

Lo guardo, questo anno. Lo abbraccio nei suoi 365 giorni. E sono pronta a viverli uno ad uno, splendenti e limpidi. Cercando lucidità nei momenti di confusione, confidando nella serenità dello sguardo e dell’anima che questa parola mi ricorda.

Auguri di un anno luminoso.

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