Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Rinchiudetely

Elena Dossi, Professional Organizer, ci spiega il cambio armadio perfetto in un workshop presso IKEA Carugate

Fino a un anno fa, abitavo in una casa molto più grande. Avevo una camera vuota, che poco alla volta è diventata la versione extra-large del cassetto in cui butti distrattamente le cose magari–poi-mi-serve. Alla fine la chiamavo rifugium peccatorum e, in tutta sincerità, avevo dimenticato gran parte delle cose che conteneva.

In vista del trasloco, ne ho approfittato per fare piazza pulita. Io sono così, quando mi prende la fase repulisti non guardo in faccia nessuno. Un sacco nero e via. Se erano lì dimenticate da mesi, la possibilità che quelle cose mi tornassero utili era piuttosto remota.

Non è così per tutti, lo so. Spesso l’idea di buttare ci mette in crisi ancora prima di iniziare.

Per fortuna, esistono persone come Elena. Che, da tre anni, fa la Professional Organizer.       

Sono sempre stata una persona organizzata, forse lo sono diventata ancora di più viaggiando molto per lavoro. Per me è un modo naturale di essere, quindi ci ho messo un po’ prima di iniziare a pensare che forse poteva essere utile anche agli altri. Ad un certo punto la voglia di realizzare qualcosa di mio si è incrociata con un momento di cambiamento al lavoro, che mi ha fatto rendere conto che in azienda non avevo più lo stesso entusiasmo. Ho lasciato che le spinte si sommassero… e me ne sono andata. Anche se in realtà non avevo bene idea di cosa volevo fare. 

Elena mi ha incuriosito fin dalla prima volta che l’ho incontrata. Perché è solare e ironica, perché trasmette energia e idee, perché dopo tre minuti che parli con lei hai dimenticato che fino a un attimo prima non vi conoscevate nemmeno.

Qualche sera fa, sono andata a vederla all’opera, in un evento in cui raccontava come affrontare senza paura la titanica impresa del cambio armadio. Ed ecco, in un sorriso e una battuta, ogni persona davanti a lei non era più seduta accanto a sconosciuti in un centro commerciale, ma come per magia era stata trasportata davanti al proprio armadio.

Già, perché Elena fa (anche) questo: viene a casa tua, fa domande, ti ascolta, cerca di capire cosa significa per te un guardaroba che ti somigli veramente… e ti aiuta a realizzarlo.

Più facile a dirsi che a farsi.

Entrare in casa è entrare nella vita delle persone. Perché raramente gli oggetti sono solo oggetti.

Attribuiamo loro un significato affettivo, legato alle sensazioni del periodo in cui li abbiamo acquistati, alle circostanze in cui li abbiamo usati o alla persona che ce li ha regalati. Figuriamoci gli abiti e gli accessori. Che hanno la responsabilità aggiuntiva di dire in un istante chi siamo. Di rappresentarci nel mondo, di essere la prima impressione che diamo.

Mi capita che, alla fine di una giornata in cui abbiamo rivoluzionato insieme armadio e cassetti, una cliente mi dica “Sai, stamattina quando sei arrivata per un attimo ho pensato <Ma questa poi chi è? Perché le dovrei lasciar mettere mano alle mie cose?>. E invece adesso posso dirti grazie, perché sei riuscita a vedere esattamente quello di cui avevo bisogno. 

Certo, possiamo leggere un manuale su come organizzare gli spazi. Ma al massimo impareremo ad avere un posto per ogni cosa. Uno spazio ordinato, non necessariamente il nostro spazio. Ben diverso è capire cosa ci serve veramente. Così mi piace che Elena non si limiti a proporre una ricetta, come se un solo metodo potesse andare bene per tutti. Sa avvicinarsi con delicatezza a ciascun cliente, per lavorare sull’organizzazione come strumento di benessere.

Riorganizzare l’armadio è una scusa per fare ordine dentro se stessi e trovare la propria strada.

Tutti noi possediamo troppi abiti, eppure ci ritroviamo a non sapere cosa mettere. Indossiamo sempre le stesse cose, per pigrizia o per noia, per passare inosservati, per non esporci al giudizio del mondo. Ma cercare di proteggerci ci frena anche dal mostrare ciò a cui teniamo, vederlo riconoscere, costruire i nostri progetti.
È più facile dire “Non sono andata in palestra perché non trovavo le scarpe” invece che ammettere che non ne avevamo voglia. Ma è solo un’altra scusa per evitare di prenderci la responsabilità di cambiare.
Le cose accumulate pesano: ogni oggetto nel-caso-che è una barriera che impedisce di concentrarci sul presente, lasciandoci aggrappati ad un passato che spesso ricordiamo più bello di quanto fosse realmente o sognando un futuro che arriverà solo se iniziamo a fare qualcosa. Adesso.

Prova a semplificare. Ti regala spazio, tempo.
Una vita più piena. Ma solo di ciò che desideri.

 

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Cambio Armadio di Elena Dossi Rinchiudetely

 

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