L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale

Sono bravissima, a farmi prendere dai dubbi se qualcosa non corrisponde esattamente a quanto pianificato. A tornare alla cara abitudine di cercare di controllare tutto.

Anche quello che, è evidente, non si può controllare.

Huancayo certo non mi aiuta. Una città caotica e bruttina, dove l’unica attrattiva da visitare, la Cattedrale, è impacchettata per lavori. Il cielo è grigio e io mi ritrovo subito di cattivo umore. Francamente, dopo la prima mezza giornata penso che sia stata una sosta inutile. E subito metto in discussione tutto il cambio di programma che mi ha fatto deviare dall’itinerario previsto. Mi chiedo se ne sia valsa la pena, aver messo in conto qualche decina di ore di autobus extra e qualche tappa in meno in Cile. 

Per fortuna, questo viaggio che scorre rispetto alle cose viste piuttosto che rispetto ai giorni della settimana, mi sta insegnando una cosa che ignoravo quasi completamente.

Fermarmi.

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Un grande futuro dietro alle spalle

La strada che lascia Puno costeggia il lago e prosegue in un falsopiano infinito. Sembra impossibile, ma saliamo ancora. Dopo i primi giorni l’altitudine non bussa più con il costante mal di testa sperimentato nel Salar di Uyuni, ma unendosi all’andatura dondolante dell’autobus ad un certo punto mi fa assopire. Apro gli occhi in una valle ampia, con vette imponenti che osservano dall’alto, coronate dalle nuvole che si stanno raggruppando. Case isolate, mandrie di vacche al pascolo. Le rotaie del treno sembrano giocare con la strada, abbracciandola e inseguendola, ora da un lato ora dall’altro. Un villaggio più grande, è domenica, un minuscolo mercato. Ogni tanto qualcuno che cammina, lungo l’asfalto o lungo la ferrovia.

Chissà da dove arriva, chissà dove è diretto.

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Fenomenologia della Solitudine

Quando salta fuori che sto per partire con il mio zaino e senza accompagnatori, la seconda domanda che mi viene fatta è “Ma come fai a stare tutto quel tempo da sola?”

In realtà, non va proprio così.
Certo, quando viaggi in solitaria, hai sempre l’opzione di chiuderti in te stesso e osservare il mondo dalla tua bolla. Ma puoi decidere invece di mettere a frutto il naturale istinto che ci rende creature sociali. Sembra incredibile, ma persino io in queste circostanze mostro di averlo. Leggi tutto “Fenomenologia della Solitudine”

Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Rinchiudetely

Elena Dossi, Professional Organizer, ci spiega il cambio armadio perfetto in un workshop presso IKEA Carugate

Fino a un anno fa, abitavo in una casa molto più grande. Avevo una camera vuota, che poco alla volta è diventata la versione extra-large del cassetto in cui butti distrattamente le cose magari–poi-mi-serve. Alla fine la chiamavo rifugium peccatorum e, in tutta sincerità, avevo dimenticato gran parte delle cose che conteneva.

In vista del trasloco, ne ho approfittato per fare piazza pulita. Io sono così, quando mi prende la fase repulisti non guardo in faccia nessuno. Un sacco nero e via. Se erano lì dimenticate da mesi, la possibilità che quelle cose mi tornassero utili era piuttosto remota.

Non è così per tutti, lo so. Spesso l’idea di buttare ci mette in crisi ancora prima di iniziare. Leggi tutto “Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Rinchiudetely”

Da domani mi metto a dieta

 

Suona familiare?

Tante, troppe volte, quando devi  passare dal pensare al fare, in automatico scatta la tentazione di rimandare l’inizio dell’azione vera e propria. A domani, alla primavera, a quando avrò tempo, a quando sarò pronta.

C’è chi dice “non ho ancora una pianificazione ben definita” e chi deve prima sentire un altro parere, per capire quale sia “il modo migliore per”. C’è chi sa che d’inverno non riesce ad essere costante nell’attività fisica e chi vuole rivedere un’ultima volta quel dettaglio del testo. Ognuno ha la propria tecnica preferita, per continuare a rimandare.

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Quello che ubriaca è sempre l’ultimo bicchiere

…e quella che ti stronca è sempre l’ultima tappa

L’arrivo di un cammino è come il finale di un romanzo: raramente risponde completamente alle aspettative.

Forse perché ormai la sequenza di giornate in cui infili sei, sette, otto ore di marcia ti sembra così consolidata da illuderti di poter andare avanti ad oltranza, dimenticando che sei un pellegrino da una manciata di giorni mentre stai seduta alla scrivania da anni.

Forse perché la stessa bellezza della sequenza di scorci, persone, silenzi di un percorso non potrà mai concentrarsi nelle poche ore di un giorno che pretenderesti perfetto.

Forse, banalmente ma anche oggettivamente, perché è ben difficile rituffarsi nella città mantenendo lo stesso spirito in qualche modo fuori dal tempo e dello spazio che caratterizza il pellegrino. Leggi tutto “Quello che ubriaca è sempre l’ultimo bicchiere”

«…potrebbe piovere!»

Monterosi – Formello, 24km

Alle otto sta già piovendo. Guardo il lato positivo della cosa: sono partita prestissimo e sono già alle cascate del Monte Gelato, i primi otto km sono andati. Ne mancano solo 16.

Vorrei fermarmi per una prima breve pausa ma, naturalmente, i locali pubblici della zona sono rivolti a turisti che a quest’ora stanno a malapena salendo in macchina per iniziare la loro gita. Forse. Con una giornata come questa immagino che più probabilmente siano tornati sotto le coperte per un’oretta di sonno extra. Il caffè è decisamente un’utopia. Mi accontento di sedermi sotto un albero sufficientemente fitto da schermare la pioggia, ancora abbastanza leggera. Mangio una banana, bevo un sorso d’acqua, controllo che lo zaino sia a posto. E in marcia. Leggi tutto “«…potrebbe piovere!»”

Vita a 4,5 all’ora

Vetralla – Monterosi, 31 km circa

Ogni giorno è uguale, ogni giorno è differente.

Ogni giorno è uguale perché l’essere umano è un animale che vive di abitudini, e in questo il pellegrino non fa certo differenza. Soprattutto al mattino, ciascuno ha il suo preciso rituale, la propria sequenza di azioni ben collaudata. La preparazione dello zaino, essenziale per non rischiare di dimenticare qualcuno dei preziosi oggetti, scelti uno per uno, per lui indispensabili. Calze e scarpe, per affrontare le migliaia di passi fino alla prossima meta. Le provviste di cibo e acqua da portare con sè, in quel personalissimo equilibrio tra necessità di avere sempre la giusta energia e non caricarsi di peso eccessivo.

Ma ogni giorno è anche diverso perché diversi saranno i passi, i luoghi, le persone che si incontreranno. E, naturalmente, perché diversi siamo noi. Leggi tutto “Vita a 4,5 all’ora”

…and I have no compass/ and I have no map

Viterbo – Vetralla, 19km teorici, non pensiamo a quelli reali

And I have no reason/ no reason to get back/ and I have no religion/ and I don’t know what’s what/ and I don’t know the limit/ the limit that we’ve got (Zoostation, U2)

Sto camminando sul ciglio della strada. Un’utilitaria bianca mi supera. Inchioda, si ferma praticamente in mezzo, una signora anziana apre la portiera e si sporge “Signorina, vuole un passaggio?” Sorrido. Ringrazio, le spiego. “Quindi non si è persa, vuole proprio camminare!”. Esatto. Capisco sia fuori dagli schemi di… quasi tutti effettivamente. Però la signora se ne va sorridendo, e tanto mi basta. Leggi tutto “…and I have no compass/ and I have no map”

Una zebra a pois

Acquapendente – Montefiascone, 42,195 km 

Quando stamattina sono arrivata nella piazza principale di Acquapendente, confesso di essermi chiesta se fosse stata proprio una buona idea: dopo quattro giorni di silenzio, atmosfere rarefatte, orizzonti tutti per me… perché scegliere di fare questa tratta della Via proprio in questa domenica, in cui insieme a me ci sarebbero stati gli oltre duemila partecipanti della European Francigena Marathon?! Leggi tutto “Una zebra a pois”