Sbagliando si impara

Qualche mese fa mi è venuta voglia di provare a disegnare.

Non era uno dei miei passatempi da bambina. Mi rivedo sdraiata sul pavimento a costruire città e storie con i mattoncini. Ricordo infiniti pomeriggi ad esplorare il mondo al di là del muro di cinta, che scavalcavo attratta come da una calamita dal senso di mistero di ciò che non avevo ancora visto. O immersa nei libri di mia madre da ragazzina, immagine anche questa sconosciuta e lontana, di cui cercavo indizi in quelle pagine che aveva letto qualche decennio prima di me.

Non mi sono mai considerata una persona creativa. Probabilmente perché associavo a questa parola l’idea di una legittimazione legata al riconoscimento pubblico ed economico. Chi ti credi di essere? Cosa credi di avere di così eccezionale? Non sei un genio e con la creatività non ci camperai mai, quindi puoi anche lasciar perdere prima di iniziare.

Nessuno me lo ha detto in maniera esplicita, ma in qualche modo è quello che ho assorbito dall’ambiente in cui sono cresciuta. Bisogna studiare per avere bei voti, scegliere un lavoro solido, avere un obiettivo pratico. Dedicare le proprie energie a qualcosa di produttivo. Ed è esattamente quello che ho fatto.

Poi un giorno sono tornata a casa con un album di fogli bianchi, una matita e una gomma. Ho cercato online un manuale con qualche spunto da cui partire. E ho iniziato.

È strano, mettere mano ad un’attività dimenticata da chissà quanto tempo.
È strano, mettere mano a qualcosa senza chiederti quale sarà il risultato.
Ma è anche molto liberatorio, e mi ha insegnato parecchie cose. Leggi tutto “Sbagliando si impara”

Dieci cose che (non) ho imparato in dieci giorni in Giappone


Pranzo con un’amica che non vedevo da qualche settimana. Ci corriamo incontro e ci abbracciamo ridendo. Mi dice che la colpisce il mio sguardo, al tempo stesso pieno di pace e spalancato su quello che sta per succedere.

L’ho trovato un complimento magnifico. Che cattura tanto di quello che mi ha regalato l’esperienza del Giappone.

Sfogliando le pagine del mio diario di viaggio, mi sono resa conto che pagina dopo pagina ho collezionato istantanee altalenanti tra ammirazione e perplessità. Sensazioni spesso concentrate addirittura in un unico momento. E ancora più accentuate dal fatto che, pur essendo a migliaia di chilometri da casa, al primo impatto le similitudini del modo di vivere sembravano essere molto più forti delle differenze: gli stessi palazzi e le stesse strade affollate, la stessa fretta e le stesse vetrine di una qualsiasi città occidentale.

Ma, svelandosi poco alla volta, il Giappone mi ha regalato la possibilità di stupirmi, interrogarmi, allenarmi alla modalità che favorisce maggiormente la reale comprensione – la sospensione del giudizio.

Ecco quindi una lista molto incompleta e molto imperfetta delle cose che (non) ho capito in questo viaggio.

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