En Buenos Aires todo vuela, la alegría, la anarquía, la bondad, la desesperación (J.Sabina)

Se la parola che ho scelto per questo 2017 è completa, forse Buenos Aires è proprio la città che faceva per me.

Tra i vari “prodotti derivati” del master in coaching, quello verso cui nutro probabilmente le sensazioni più contrastanti è legato all’opportunità di sperimentare gli esercizi che vengono poi utilizzati in sessione individuale o all’interno dei workshop. Non che sia obbligatorio, capiamoci. Ma, curiosa come sono, aver riscoperto il piacere di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo mi da grande soddisfazione. E da brava secchiona, assegnare invece un esercizio senza averlo provato in prima persona mi provoca sempre un po’ di ansia da prestazione. D’altra parte, l’effetto collaterale di un esercizio ben mirato è quello di portare nuove riflessioni, mostrare punti di vista differenti – il che raramente si realizza senza qualche piccolo scossone.

È appunto così che sono arrivata alla parola dell’anno. Ne avevo letto e sentito parlare, con differenti sfumature e modalità. E quando ho provato ad individuarne una per guidarmi nei successivi dodici mesi, mi ha dato esattamente quel momento di occavoloquestanonmelaspettavo che identifica un esercizio ben riuscito.

Ma, probabilmente era solo l’inizio. Leggi tutto “En Buenos Aires todo vuela, la alegría, la anarquía, la bondad, la desesperación (J.Sabina)”

Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Bookcoaching Torino

Saliamo al quinto piano, giornata torrida, è inevitabile sentirsi di nuovo a scuola, in quei giorni sospesi che precedono le vacanze estive. Quelli che non sono più vere e proprie lezioni, non sono ancora libertà assoluta. Mi siedo in un banco in fondo. Osservo. Ognuno dei partecipanti con i propri libri e quaderni, ordinati o alla rinfusa, gli appunti, le risate, un gruppo che ha fatto un percorso insieme.

Arrivo all’ultimo degli incontri di Bookcoaching ospitato da Equi.Libri in Corvetto e dedicati alle Chiavi delle Felicità, ma ho seguito il percorso di Francesca e Flavia quasi dall’inizio, da quando un anno e mezzo fa si sono incontrate e poi, un po’ per caso e sempre più per scelta, hanno iniziato a costruire il loro progetto. Leggi tutto “Storie del Buongiorno per Bambine che realizzano i loro Sogni – Bookcoaching Torino”

Guida minima per il collezionista di parole: Trovare (o Perdere?)

Sono due anni che sono alla ricerca, e la sola cosa che ho capito è che è dannatamente faticoso.

La verità è che, ad un certo punto, mi sono resa conto per la prima volta che tra essere in grado di raggiungere un obiettivo e avere la capacità di definirlo, c’è un abisso. E se sono la persona giusta a cui dire “Si deve arrivare là” per essere certi che “là” sarà esattamente dove arriveremo, dovesse anche cascare il mondo, quando si tratta di individuare da zero il punto di arrivo sono invece una frana. Leggi tutto “Guida minima per il collezionista di parole: Trovare (o Perdere?)”

Storia del coniglio di pezza che voleva essere vero

 

“Cosa significa essere VERO?” Chiede il Coniglietto di Velluto al Cavallo di Cuoio. (…) “Vero non è come sei fatto, è una cosa che ti succede.” “E fa male?” incalza il Coniglietto. “Sì, un po’,” deve ammettere il Cavallo, “ma quando sei VERO, in fondo non ti importa molto se fa male.”

 

Lo scorso anno, iniziando il tirocinio in coaching, sono stata travolta dalla sensazione di non essere pienamente all’altezza della situazione, andando quindi ad approfondire in maniera un po’ disordinata e affannosa ogni argomento che emergeva nei percorsi che mi trovavo a seguire.

E proprio in una di queste ricerche un po’ disorganizzate ho incontrato per la prima volta la teoria dell’agilità emozionale, citata in un articolo della Harvard Business Review che non c’entrava granché con il tema su cui stavo ragionando in quel momento, ma che mi ha subito conquistato.

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Who’s gonna ride your wild horses?

You’re dangerous ’cause you’re honest
You’re dangerous, ‘cause you don’t know what you want

(U2)

È cominciato tutto poco più di un anno e mezzo fa. Un’estate in cui, all’improvviso, quella vena di irrequietezza sopita da così tanto tempo, è tornata a manifestarsi dirompente.

E quando dico dirompente, intendo mollo-tutto-e-sparisco.

Lo avevo fatto davvero, un’altra estate di tanti anni fa. Ferie prenotate e tutto pronto a partire in tripla coppia. Invece ho buttato tre cose in una borsa, ho messo a tutto volume il cd di Achtung Baby e sono partita in giro per mezza Italia con quell’amica insieme a cui a 20 anni sei Thelma & Louise. Lo ricordo come un agosto epico, naturalmente. Un paio di migliaia di km senza aria condizionata, nessun orario né obbligo, amici assortiti da visitare lungo la strada. Forse è quello, il primo viaggio che ha risvegliato la mia fame costante di scoperta.

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I have not failed. I’ve just found 10,000 ways that won’t work — Thomas Edison

Sulla teoria siamo tutti ferrati. E’ quando si passa alla pratica che le cose si fanno un po’ più complicate.

Buoni propositi? Certo!

Uscire dalla comfort zone? Come no!!

Darmi la possibilità di fallire? Sì, eccomi, pronta… vabbe’, insomma, parliamone… da dove si parte?!?

In realtà, sull’argomento “buoni propositi” l’opzione fallimento è parecchio gettonata. Mangio sano, vado in palestra, inizio a risparmiare, smetto di fumare! Ed entro fine gennaio o poco oltre tutti questi obiettivi che il primo dell’anno sembravano così chiari, quasi scontati, sono già finiti nel dimenticatoio. Anzi, ormai è tutto un fiorire di commenti del “perchè i buoni propositi sono destinati a naufragare miseramente”, dettagliate spiegazioni che ci investono prima ancora che questi benedetti obiettivi siano stati definiti.

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Fail. Fail again. Fail better — Samuel Beckett

“Allora, in cosa hai fallito oggi?”

Interessante, come domanda dell’ora di cena. A quanto pare, però, sentirtela porre da tuo padre, sera dopo sera, può avere come risultato quello di farti diventare multimilionaria. Anzi, a poco più di quarant’anni, la più giovane miliardaria degli Stati Uniti. Non male.

Così, dopo averla sentita citare due volte in due giorni, ho deciso che valeva la pena approfondire la faccenda. Sara Blakey, fondatrice di Spanx. Praticamente quei mutandoni inguardabili che offendono la sensibilità di chiunque abbia un minimo senso estetico. Ma che, a quanto pare, funzionano talmente alla grande che non ti puoi dire una vera celebrità di Hollywood se non li indossi sul red carpet. Tutto sommato, anche con fierezza.

Non so cosa pensare. Prima di tutto, degli Spanx. Leggi tutto “Fail. Fail again. Fail better — Samuel Beckett”