In che senso?

Viaggiare è una perfetta una terapia d’urto per risvegliare sensi intorpiditi, quando tutto ci sembra piatto e poco interessante.

Per interpellare il gusto non c’è nemmeno bisogno di andare lontano.

È un percorso che parte semplicemente con le materie prime, quelle che non hanno attraversato centinaia di chilometri per raggiungere gli scaffali, il pranzo che inizia con il salame del piccolo produttore del paese e finisce con una crostata preparata con le pesche delle piante dell’orto. Le culture differenti, che sia andando lontano o incontrandole sotto casa, lo solleticando offrendo spezie, consistenze, prodotti che non gli sono familiari.

L’olfatto l’ho scoperto alla prima vacanza in moto.

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Fin de Pavimento

Fermi, in silenzio, ci scrutiamo.

Noi dietro al parabrezza, lui ben piantato in mezzo alla strada. Come nella più classica delle rappresentazioni lui, l’asino, mantiene cocciuto la sua posizione. E noi, tre tedeschi e un’italiana saltata all’ultimo sull’auto, non sappiamo esattamente come comportarci.

Ci avevo provato, a capire se era possibile arrivare a Cachi da Cafayate. Impossibile con i mezzi, il colectivo arriva fino a Molinos da un lato e ad Angastaco dall’altro. In mezzo, quaranta km raccontati come meravigliosi e selvaggi. I tour, certo. Accettando qualche compromesso in termini di gestione dei tempi del viaggio e di prezzo. Ma che non partono per una sola persona. Insomma, una piccola avventura.

E poi quel mattino, facendo colazione, sento i tre seduti al tavolo a fianco che nominano Cachi. Esito. Ho già pagato la stanza per la notte, ho già il biglietto per Salta per la mattina successiva. Però.

Chissenefrega. Leggi tutto “Fin de Pavimento”

Fenomenologia della Solitudine

Quando salta fuori che sto per partire con il mio zaino e senza accompagnatori, la seconda domanda che mi viene fatta è “Ma come fai a stare tutto quel tempo da sola?”

In realtà, non va proprio così.
Certo, quando viaggi in solitaria, hai sempre l’opzione di chiuderti in te stesso e osservare il mondo dalla tua bolla. Ma puoi decidere invece di mettere a frutto il naturale istinto che ci rende creature sociali. Sembra incredibile, ma persino io in queste circostanze mostro di averlo. Leggi tutto “Fenomenologia della Solitudine”

I nomadi non hanno storia, hanno solo geografia (G. Deleuze)

Sono fortunata. Quando ero piccola, i miei genitori ci hanno fatto viaggiare parecchio. Anche se in cinque non era una passeggiata, caricare armi e bagagli e trovare il modo di tenerci sufficientemente occupati da non perdere il senno prima dell’arrivo. Sono fortunata perché mi hanno permesso di guardare oltre il muro di cinta del giardino di casa e, ancora di più, di imparare a vedere la bellezza meno scontata. E così, di imparare anche cosa fosse per me, la bellezza.

Sul sedile posteriore c’era sempre l’atlante stradale.

Da bambina, per me era un libro da aprire, sfogliare, in cui perdermi. Quei nomi così strani, quei luoghi che esistono non solo sulla carta ma anche nella realtà. Le mete, in quei viaggi, raramente erano quelle più canoniche. Ho visto Roma per la prima volta a vent’anni, da sola, ma avevo visitato Aquileia e il Friuli. Firenze era stata una tappa rapida tornando dalla Maremma. Andavamo in Abruzzo e scarpinavamo per il Parco Nazionale. Ricordo le strade di Spello, le vecchiette vestite di nero che lavoravano al tombolo. Già allora le cose nuove mi entusiasmavano, ricordo di aver cercato in ogni modo di farmi regalare tutto l’occorrente per imparare a fare quei pizzi delicati. Chissà. Forse avrebbe portato a una storia tutta diversa. O forse no. Leggi tutto “I nomadi non hanno storia, hanno solo geografia (G. Deleuze)”

En Buenos Aires todo vuela, la alegría, la anarquía, la bondad, la desesperación (J.Sabina)

Se la parola che ho scelto per questo 2017 è completa, forse Buenos Aires è proprio la città che faceva per me.

Tra i vari “prodotti derivati” del master in coaching, quello verso cui nutro probabilmente le sensazioni più contrastanti è legato all’opportunità di sperimentare gli esercizi che vengono poi utilizzati in sessione individuale o all’interno dei workshop. Non che sia obbligatorio, capiamoci. Ma, curiosa come sono, aver riscoperto il piacere di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo mi da grande soddisfazione. E da brava secchiona, assegnare invece un esercizio senza averlo provato in prima persona mi provoca sempre un po’ di ansia da prestazione. D’altra parte, l’effetto collaterale di un esercizio ben mirato è quello di portare nuove riflessioni, mostrare punti di vista differenti – il che raramente si realizza senza qualche piccolo scossone.

È appunto così che sono arrivata alla parola dell’anno. Ne avevo letto e sentito parlare, con differenti sfumature e modalità. E quando ho provato ad individuarne una per guidarmi nei successivi dodici mesi, mi ha dato esattamente quel momento di occavoloquestanonmelaspettavo che identifica un esercizio ben riuscito.

Ma, probabilmente era solo l’inizio. Leggi tutto “En Buenos Aires todo vuela, la alegría, la anarquía, la bondad, la desesperación (J.Sabina)”