Chiedimi se sono felice

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Glielo dirò quando… Lo farò quando… Inizierò quando… sarò felice quando…

Ci raccontiamo che se non abbiamo ancora raggiunto un obiettivo è solo perché non abbiamo avuto tempo a sufficienza, e nel frattempo restiamo in movimento perpetuo, alla ricerca costante della prossima occasione per dimostrare.

Magari ci siamo impegnati al massimo per un risultato per poi renderci conto, una volta che lo abbiamo raggiunto, che in realtà non era cambiato niente. Che eravamo nervosi, preoccupati, insoddisfatti come prima di aver iniziato.

Oppure abbiamo mille idee, ma per realizzarle ci diciamo che dobbiamo essere pronti. Peccato che la vita sia cambiamento costante e quindi probabilmente questo momento perfetto non arriverà mai.

In ogni caso, viviamo aspettando di essere finalmente felici. Come se fosse un dono dall’alto, che prima o poi arriverà.

Solo che, di solito, non funziona proprio così.

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L’apparenza (non) inganna

Laura Cerioli Perito Moreno

Metterci la faccia.

Il titolo dell’invito al Breakfast Club sembrava scritto giusto giusto per me. Tanto più che l’ho ricevuto mentre ero alle prese con la stesura dei testi per il sito.

Ditelo, che mi avete letto nel pensiero.

Dopo quasi un anno di 25esimaora, in cui avevo condiviso senza grandi resistenze o timori quello che osservavo e vivevo e pensavo, mi stupiva non poco vedere quanto fosse differente la sensazione che provavo invece all’idea di mostrarmi in nuova veste.

Forse perché lo sentivo come un “mostrarmi in maniera ufficiale”.

Così avevo ancora più voglia di tornare a confrontarmi con quel gruppo che non vedevo da mesi. Per sentire cosa significava anche per loro, metterci la faccia. Leggi tutto “L’apparenza (non) inganna”

Il coaching spiegato a mia madre

Labirinto Lucca

Sospetto che mi madre non abbia mai capito esattamente che lavoro faccio.

Il che è pienamente comprensibile. Fa parte di quella generazione che è andata in pensione dalla stessa azienda con cui aveva iniziato a lavorare pochi giorni dopo aver terminato gli studi.

Le sono invece toccati tre figli irrequieti: uno che si è trasferito oltre confine, una che ha l’obiettivo di andare dall’altra parte del mondo. E io, che avevo una buona posizione e che ho deciso di mollarla per occuparmi di un lavoro che fino a poco tempo fa nemmeno esisteva. Ammetto che con l’allenamento è molto migliorata. Quando ho annunciato la mia partenza per il Sudamerica quasi non ha battuto ciglio e anche adesso sta reggendo piuttosto bene.

Così, dato che ce la sta mettendo tutta per capire cosa ho esattamente in testa, le ho promesso un post per spiegarle che cosa faccio.

Iniziamo dal principio…

Cos’è il coaching? Leggi tutto “Il coaching spiegato a mia madre”

(R)Esistere

Resilienza e resistere

Pietro Trabucchi è esattamente come te lo aspetti dopo aver letto i suoi libri. Fisico asciutto, età indefinibile, uno che appena apre bocca ti fa capire che alle parole preferisce i fatti.

E in effetti, in questo giovedì sera milanese in cui è stato invitato a parlare di resilienza, non si perde in chiacchiere.

Ho letto Perseverare è umano qualche anno fa. E ho subito iniziato a regalarlo. È un po’ la prova di quanto mi sia piaciuto un libro, quando lo regalo. Vuol dire che ci ho trovato dentro qualcosa di tanto vero che mi sembra impossibile tenermelo solo per me.

Certo, sono di parte. Da maratoneta come potevo restare indifferente a chi abbraccia la teoria secondo cui l’origine della nostra forza di volontà è da individuare nelle infinite battute di caccia con cui l’uomo primitivo sfiniva le prede per poterle poi assalire?

Guardiamoci allo specchio. Dal punto di vista evoluzionistico siamo degli animali che avrebbero ben poche possibilità di sopravvivere, se ci affidassimo alla sola forza fisica. Così per millenni abbiamo fatto affidamento sulla nostra motivazione e sulla capacità di sopportare, per raggiungere un obiettivo.

La resilienza.

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Mezzo chilo di talento, grazie

Alice nel Paese delle Meraviglie, Murales a Londra

Da brava perfettina, vivo i giorni prima di andare in aula proprio come se fossi tornata ai tempi dell’università. Pagine di appunti, mappe per schematizzare quello che dirò, ripassi dell’ultimo minuto. Tutto ben preciso e organizzato.

Poi, giusto per contraddire la teoria di tutta questa preparazione rigorosa, durante un workshop sul talento le prime parole che sono uscite dalla mia bocca sono state “Ciao, sono Laura e sono una scrittrice.

Hai mai provato a dire una cosa del genere?

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