Come sono arrivata qui

Ma come sono arrivata fino a qui?

Fino alla maggiore età sono stata la classica brava ragazza, timida e un po’ prevedibile.

Prima di tre fratelli e prima della classe, di quelle che al massimo vanno a ballare la domenica pomeriggio e non hanno mai saltato senza giustificazione un giorno di scuola. Perfettina e con la sindrome del brutto anatroccolo, restavo nel recinto del “si fa così” perché era un’ottima scusa per non rischiare di sbagliare.

Ad un certo punto ho scoperto che anche fuori dalla porta di casa c’erano parecchie cose interessanti e ho deciso che, in fondo, valeva la pena esplorarle.

Dato che mi è stato sempre detto che sono “quella intelligente”, mi è sembrato naturale investire in ambito professionale. Sono entrata in azienda per caso, occupandomi all’inizio di selezione del personale, e mi sono messa a lavorare a testa bassa, tanto e quasi sempre bene. 

Sono curiosa e alzo la mano come volontaria per ogni nuovo progetto – il che mi ha permesso di ottenere risultati, sperimentare ruoli diversi e anche divertirmi parecchio.

Poi sono diventata maggiorenne per la seconda volta, e ho ricominciato a provare l’irrequietezza di qualcosa che non era al suo posto.

Ero cresciuta in azienda fino a diventare HR Manager, avevo fatto esperienza all’estero. Ma mi rendevo conto che non stavo più imparando.

Sono ripartita allora da quello in cui mi sentivo più forte e ho cambiato lavoro, cercando nuovi obiettivi per mettermi in discussione e “dimostrare che.

Seguendo quello che mi appassionava ho scelto di specializzarmi nell’area dello sviluppo del potenziale e del talento. Ma ho continuato a sentire che mancava qualcosa.

Ho pensato allora di cercare nuovi strumenti e mi sono iscritta al Master in Coaching di Accademia della Felicità

Cercavo risposte, ho trovato infinite domande. Che all’inizio mi hanno destabilizzato, ma che erano esattamente quello di cui avevo bisogno.

Un passo alla volta, fino ad una mattina di febbraio del 2017. Quando ho comprato un biglietto aereo e ho chiesto un periodo di aspettativa dall’azienda.

Tre mesi sulle strade del Sudamerica, con dodici chili di zaino, la mia macchina fotografica e il computer, per raccontare il mio viaggio dagli Appennini alle Ande.

Tre mesi da sola ma mai da sola, con gli occhi pieni di meraviglia, affrontando piccoli e un po’ meno piccoli imprevisti, imparando ogni giorno qualcosa di nuovo.

Sul mondo e su di me.

Poi sono tornata, ma non sono tornata in azienda. Avevo fatto il primo passo verso me stessa, e ho deciso di continuare con i successivi.

Mi sono data la possibilità di realizzare il mio sogno e ho iniziato a costruire la mia nuova vita.

Ho capito che la corazza di cui mi vestivo, pensando di proteggermi dai colpi e dagli imprevisti, mi limitava dall’esprimere il mio lato più creativo e spontaneo, a favore solo di logica e rigore

Ho messo in discussione le mie certezze, ho esplorato aspetti e sensazioni che nascondevo anche a me stessa, ho iniziato il cammino per abbracciare la mia vulnerabilità.

Scoprendo che si può chiedere aiuto senza sentirsi deboli, ed essere accolti quando ci si mostra davvero, imperfetti e pieni di dubbi come siamo.

Vuoi provarci anche tu?