Caro 2018

Caro 2018,

stai per arrivare e come sempre ti aspetto piena di curiosità.

Lo sai, sono sempre stata una che raggiunge gli obiettivi. Brava a scuola, efficace nel lavoro. Una di quelle per cui l’idea di non portare il risultato non è nemmeno contemplata.

Solo che non era detto che fossero i miei, di obiettivi.

Era il primo weekend del Master in Coaching di Accademia della Felicità e l’esercizio che stavo facendo mi obbligava a chiedermi se la direzione in cui mi stavo muovendo tanto velocemente era realmente quella in cui volevo andare.

I buoni propositi, quelli non funzionano mai.

Per la prima volta in quel sabato di febbraio mi sono trovata seduta a scrivere una lista delle cose che volevo fare nei dieci mesi successivi. Grandi e piccole, di lavoro e non. Fare un corso di fotografia, ritagliare più tempo per famiglia e amici, continuare a scrivere ma non farlo più solo per me stessa, (ri)aprirendo il mio blog.

Cose reali, da iniziare a mettere in pratica il giorno stesso.

Così grazie a tuo fratello 2016 ho capito che c’è una bella differenza tra raggiungere un risultato e averlo definito, e sta nella soddisfazione e nella consapevolezza della scelta. Quell’anno mi ha insegnato due cose importanti. La potenza di mettere nero su bianco quello che vogliamo realizzare, e l’importanza di saper ammettere con noi stessi quello che non ci interessa veramente.

Nel corso dei mesi, i trenta obiettivi che avevo individuato hanno subito un processo di selezione naturale. Quelli che avevo scritto perché erano qualcosa che mi stava veramente a cuore hanno trovato il modo di farsi strada nella mia agenda iper organizzata e di prendere vita.

Ma altri, quelli che avevo individuato perché mi sembravano la cosa giusta da fare o anche solo per fare numero – quelli hanno iniziato a scivolare di settimana in settimana, ad essere rimandati. Fino a che, finalmente, ho capito che proprio perché erano obiettivi che io stessa avevo scritto, avevo anche la possibilità di cancellarli.

È liberatorio uscire dal meccanismo che crea un’equazione perfetta tra mancato raggiungimento e fallimento. Avevo sempre identificato il “fare un passo indietro” con l’ammissione che non ce l’avevo fatta. Praticamente un disonore.

Niente di più sbagliato.

Davvero pensavo fosse meglio perdere tempo ed energia piuttosto che ammettere “avevo detto che l’avrei fatto ma non lo farò”? Così, a fine anno, ho ripetuto l’esercizio piena di entusiasmo, pronta ad individuare quelle azioni e abitudini che volevo mi accompagnassero nei 365 giorni successivi. E oggi, guardandomi indietro, posso dire che di quella lista probabilmente non ne ho realizzata nemmeno la metà.

E allora, forse tuo fratello 2017 è stato al di sotto delle aspettative?

Al contrario.

Sono stati mesi talmente travolgenti e trasformativi che, semplicemente, un anno prima non sarei mai stata in grado di immaginarli.
Mi sono buttata senza essere pronta, invece di correre ho avuto bisogno di fermarmi, mi sono concessa un sogno che pensavo impossibile.

D’altra parte, le rivoluzioni non sono prevedibili.

Esco da questo 2017 con la certezza che se davvero vuoi realizzare qualcosa, ti rimbocchi le maniche e lo fai. Punto e basta.

Nel 2016 quando guardavo davanti a me continuavo a vedere due porte chiuse, ed ero convita che entrambe fossero sbagliate. Con il 2017 ho capito che intanto potevo mettere la mano su una delle due maniglie, aprire la porta e vedere cosa c’era dall’altra parte.

Non vedo l’ora di scoprire dove mi condurrà la tua porta, caro 2018.

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